Festa di Compleanno per Annibale Ruccello

Enzo Moscato in 'Compleanno'
Enzo Moscato in 'Compleanno'

Enzo Moscato in ‘Compleanno’ (ph: teatrovivani.it)

La stagione al Nuovo Teatro Nuovo di Napoli si apre con “Compleanno” di Enzo Moscato, omaggio dovuto e doveroso alla figura di Annibale Ruccello, uno dei drammaturghi più importanti della Napoli post-Eduardo.
Il lavoro, che elabora il lutto attraverso il ricordo, la perdita e la follia, si è imposto negli anni all’attenzione del pubblico per il suo lirismo e per l’uso della lingua napoletana rivitalizzata con termini provenienti da altri idiomi.

Dedicato alla memoria di Ruccello, il testo del 1986 (scritto da Moscato due mesi dopo la sua scomparsa), segna l’inizio di un nuovo percorso dell’autore napoletano, basato su una lingua meticcia, viva, fulgida, che non va a ledere la tradizione stessa del napoletano ma, anzi, la arricchisce con suoni e colori lontani, anche apparentemente antinomici.
Il linguaggio lirico conduce il pubblico in uno spazio senza confini, nella risacca del mistero, dove la parola è protagonista, raccontando le nostre quotidiane inquietudini e le “piccole tragedie minimali”, per citare Ruccello. “Compleanno” è un capolavoro linguistico, uno degli spettacoli cult della drammaturgia napoletana e, forse, con “Litoranea”, il miglior lavoro di Moscato.

Parole e frasi che ritornano cantilenate, pochi oggetti essenziali ad adornare la scena, fatta di luce soffusa, spumante a buon mercato, rose finte e una torta di compleanno per celebrare l’amico scomparso. La festa dà corpo e vita ad una serie di personaggi variegati – che vanno dal maniaco Pagnuttella al Casino della signora Zina – dalla sessualità ambigua o dal femminile inibito, sventrato, disossato, intrecciati in una partitura stratificata e rituale.

L’autore napoletano sembra voler osservare da vicino la morte attraversando la tradizione popolare, esplorando il proprio universo interiore per trovare la propria genesi. Non c’è, infatti, una concezione del tempo in questo lavoro, ma piuttosto un presente attuale, che esula dalla rappresentazione intesa come riproposizione del passato, riflettendo invece sull’attimo che sta passando.

Non c’è allegria in questa ricorrenza, ma solo un tentativo di tenere lontana la dipartita, quantomeno la sua idea. Lo spettacolo, sentito e commovente, è tutto giocato sul binomio presenza/assenza, su un doppio che è quello del teatro, un non-luogo talmente prossimo alla morte dove – citando Genet – tutte le libertà sono possibili, dove i personaggi non sono altro che fantasmi, apparizioni.

Compleanno
testo e regia: Enzo Moscato
ante-Compleanno: testimonials Carlo Guitto e Giuseppe Affinito
scena e costumi: Tata Barbalato
voce su chitarra: Salvio Moscato
organizzazione: Claudio Affinito
durata: 55′
applausi del pubblico: 2′ 30”

Visto a Napoli, Nuovo Teatro Nuovo, l’8 ottobre 2011

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