Il teatro tra villaggi sperduti del Messico. L’esperienza del Cervantino

Los Quijotes de Pozo Blanco (photo: Festival Internacional Cervantino)
Los Quijotes de Pozo Blanco (photo: Festival Internacional Cervantino)

Un’edizione numero 44, quella 2016 del Festival Cervantino, che ci ha visti ancora una volta suoi immancabili visitatori discreti, aggirandoci per le vie messicane di Guanajuato, gioiello prezioso di questi altopiani centrali che continuano a sorprenderci.

Ha cavalcato l’onda di Cervantes, il tour de force di questo festival così internazionale nelle proposte, le cui repliche esplodevano nei fine settimana, quasi a voler giustificare l’affluenza record che ha visto intasare, dal venerdì alle domeniche di ottobre, le viscere del Centro Historico: numeri ripresi con entusiasmo dal direttore Jorge Volpi, a salutare l’incremento di pubblico nel suo bilancio finale.
Un’occasione anche per avere un’anteprima, uno sguardo sul futuro che sarà, dall’11 al 29 ottobre, la 45^ edizione, che si preannuncia da non perdere, tanto che – spenti i riflettori – la macchina organizzativa del Cervantino si è rimessa subito al lavoro: oltre alla presenza, come prossimi Stati ospiti, della Francia per il mondo ed Estado de México per la Repubblica messicana, si aspetta la celebrazione dei 100 anni della Constitución Mexicana e della Revolución russa, su cui si punteranno i riflettori all’interno della Sezione Revoluciones, in cui rientrerà anche il centenario dalla “rivoluzionaria” nascita del geniale scrittore messicano Juan Rulfo, il cui indimenticabile Pedro Paramo fece urlare al capolavoro lo stesso Gabriel Garcia Marquez.

Tornando all’edizione 2016, l’evento tematico su cui si è focalizzata l’attenzione mediatica è stato “400. De la locura al idealismo” (Dalla pazzia all’idealismo) in occasione dei 400 anni dalla morte del creatore di Don Chisciotte, tanto da rendere Guanajuato la capitale mondiale di Miguel de Cervantes per la mole e la qualità degli eventi presentati.

Tra gli ospiti “fortissimamente pazzi ed idealisti” anche la nostra Emma Dante che, con Sud Costa Occidentale, ha portato “Le sorelle Macaluso” a celebrare il vincolo indissolubile che esiste tra vita e morte, tanto che nel rito del funerale familiare e umano rappresentato ha richiamato alla mente degli spettatori gli indimenticabili fantasmi della memoria e dell’esistenza che camminavano per le pagine di Pedro Páramo di Rulfo, realizzando così, vista la celebrazione del prossimo anno, una preview ideale.

Sud Costa Occidentale al Cervantino

Sud Costa Occidentale al Cervantino

E ancora: “Tessa Blomstedt gibt nicht auf”, della blasonata compagnia tedesca Volksbühne am Rosa-Luxemburg—Platz, con la regia di Christoph Marthaler e i suoi personaggi marginali, grigi, in un collage barocco e pop, per ridare dignità a questi vinti; i “Vip” della storica compagnia spagnola Els Joglars, fondata nel 1962 da Albert Boadella, regista e attore Ramon Fontsere, per uno spettacolo in cui si può ritrovare il percorso fin qui compiuto, in tutta la loro fantasia debordante, sensibilità a fior di pelle, spirito innovatore.

Particolare sensibilità e attenzione ha suscitato il progetto creato all’interno della sezione “Cervantes para Todos”, nata per permettere di portare il teatro nei luoghi più lontani e marginali dello Stato di Guanajuato. Proprio in questa dimensione comunitaria si trova il “Proyecto Ruelas”, che prende il nome dal fondatore del festival, Enrique Ruelas Espinosa, professore all’università della città, colui che diede il via, nel 1953, alle danze teatrali con la prima rappresentazione de “Los entremeses cervantini”.

“Il Proyecto Ruelas è un’esperienza sociale e artistica che dal 2014 ha trasformato il modo di convivere delle comunità disagiate di Guanajuato, proponendo nuove prospettive”. Un’esperienza di teatro comunitario in pueblos isolati e minuscoli: un’iniziativa il cui successo ha permesso a queste comunità di ritagliarsi uno spazio speciale nel Cervantino, presentando quest’anno quattro spettacoli ispirati a Cervantes e alla sua creatività.

Grazie all’incontro avvenuto dopo la rappresentazione di “Los Quijotes de Pozo Blanco: Episodios de Don Quijote de la Mancha” abbiamo conosciuto l’esperienza della regista Raquel Araujo e dei componenti della sua compagnia, Casa teatro de la Rendija, con cui realizza anche il festival omonimo: arrivando dallo Yucatán, nel sud del paese, stanno portando avanti dal 2014 un laboratorio stanziale in un pueblo di 500 anime.
Con lei il giovane Diego, 14 anni, che ci ha parlato del suo primo contatto con il teatro e i sogni per il futuro, proprio e del suo paese; e Don Cesar, sindaco di San José Iturbide, città sotto la cui giurisdizione si trova Pozo Blanco.

Com’è stato portare il teatro in un piccolo villaggio messicano di 500 abitanti?
Raquel: Il progetto è partito tre anni fa; abbiamo iniziato a lavorare sul “Sogno di una notte di mezza estate” di Shakespeare, e Diego era Puck.
Diego: Tutto ha avuto inizio quando ci hanno invitato a partecipare, ci hanno detto che arrivava una persona da Merida per fare teatro… E siccome era una novità assoluta, per tutti noi mi è sembrata una cosa interessante. Sono andato ad assistere, e poi sono rimasto, incontrando il sapore del teatro. In quel momento non sapevamo niente! Poco a poco siamo saliti in scena, abbiamo appreso gli strumenti per condividere e dare forma alle nostre idee. È stata ed è una tappa della vita. Il progetto è un’esperienza molto bella, anche perché la comunità non ha un teatro, non ha niente.
Raquel: È davvero un villaggio di 500 abitanti, in una zona rurale dedita alla coltivazione e alla costruzione in cui non c’è niente; esiste solo la scuola primaria, e Diego deve camminare un’ora e mezzo per arrivare alla secondaria. La famiglia di Diego, che è il quinto di dieci fratelli, è molto grande, come le altre di qui.
Abbiamo iniziato il Progetto Ruelas non facendo solo teatro, ma anche corsi di coltivazioni biologiche, di elettricità e illuminazione, fino ad arrivare a come cucire i vestiti insieme alle madri, a come manipolare gli oggetti, i burattini, al combattimento scenico e alla danza…

Cosa rappresenta Don Chisciotte per voi?
Diego: Un insegnamento molto bello, perché è un Hidalgo (eroe nazionale, voce della lotta d’Indipendenza messicana, suo il Grito che si celebra la notte tra il 15 e il 16 settembre, Festa dell’Indipendenza messicana, ndr), che lotta per la giustizia. Ci ha dato un insegnamento su cosa sia la giustizia che possiamo utilizzare nella vita di tutti i giorni. Abbiamo avuto l’opportunità di riflettere anche su dove stia andando la vita qui in México, e nel pianeta: perché c’è molta violenza, corruzione, narcotraffico. Deve esserci giustizia; di fronte al male dobbiamo lottare per il bene.
Raquel: Abbiamo potuto parlare anche di disuguaglianza. Le bambine, in particolare, sono preoccupate per l’inquinamento mondiale, e anche per la violenza, la discriminazione, chi abbia diritto a studiare e chi no. E perché delle bambine, delle ragazze, debbano stare tanto attente in un Paese dove sono molte le donne che scompaiono.

Qual è il tuo sogno, Diego?
Mi trovo in un rancho rurale isolato, e questo mi spingerà sempre più a muovermi, come sto facendo ora per andare alla secondaria… e da lì fino all’università, verso la vita. Il teatro mi ha aiutato a pianificare un progetto di vita, che credo sia una sfida personale, che riuscirò a realizzare!
Mi interessa molto la medicina, l’astronomia, però non voglio lasciare il teatro, voglio continuare a farlo, come la danza… diciamo che preferisco di più un teatro corporale. Devo metterci molta passione per proseguire a realizzare i miei sogni. Sì, è un sogno, ma combatterò per conquistarlo!

Sindaco, torniamo a un problema molto sentito a livello universale: la violenza.
Don Cesar: Fortunatamente questo è un municipio di 75mila abitanti e non abbiamo violenza; c’è delinquenza, come in qualsiasi altra parte, ma non è organizzata. Stiamo vedendo quello che succede fuori, e per questo dobbiamo concentrarci per curare la nostra “casa”.
Stiamo lavorando affinché si formino cittadini consapevoli, si recuperino valori persi, e i giovani continuino a studiare e abbiano un futuro anche fuori dal nostro municipio. Li stiamo motivando e coinvolgendo in mille eventi, come sport, cultura, attività nel sociale. Stiamo sviluppando anche un progetto importante di avvicinamento alle industrie: il nostro è un municipio che sta dando spazio al progresso, vogliamo che tutto funzioni.

Com’è stato l’incontro tra la comunità e il teatro?
Diego: Abbiamo avuto fiducia fin dal primo giorno.
Raquel: Siamo molto grati a Jorge Volpi per l’occasione che ci ha dato. Abbiamo creato un legame di amicizia molto in fretta, e ora la comunità di Pozo Blanco è come la nostra seconda casa. Abbiamo invitato Diego, Lulù, Mari… al festival di teatro sperimentale che organizziamo a Merida, così da poter vedere come viviamo in un’altra parte del Messico.
Speriamo che, al di là di quello che succederà con la politica culturale del Paese, tutto questo possa continuare, anzi siamo convinti che, in un modo o nell’altro, porteremo avanti la nostra amicizia e collaborazione.

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