Festival d’Avignon 14: la crisi è arrivata anche qui

Avignon 2014

I lavoratori dello spettacolo ad Avignone

E’ sembrata una signora stanca Avignone nei primi giorni di festival, imbellettata di fretta per l’apertura del sipario. E’ questa l’impressione avuta girando per le strade del centro.
C’è aria di una terribile stanchezza, ora che la crisi sta mostrando anche qua tutti i segni di disfacimento che ha creato. E quest’aria di fatica è pure nei volti degli artisti, che in questi giorni stanno protestando per le condizioni di precarietà attraverso slogan, comunicati letti prima e dopo gli spettacoli o con un semplice “no merci” sulle magliette.

Nonostante tutto però, quando si va in scena l’organizzazione del festival pare perfetta e i tantissimi spazi teatrali messi a disposizione per il pubblico tutti funzionali.
Ciò che colpisce ogni volta che si arriva ad Avignon, e ci si imbatte immancabilmente nella sua versione Off, che più di tutto il resto colora la città, sono gli innumerevoli artisti alla ricerca del loro pubblico: in place Pie non arrivi mai a finire un caffè, ti intrattengono per strada, raccontano con onestà e passione la storia del loro ultimo lavoro, scherzano, cantano, ballano per ore ed ore in giro per le strade, fino a sera, fino a quando le gambe non vanno proprio più.
Quanta fragilità e generosità si legge nei loro volti: chapeau per loro che, nonostante l’indifferenza della politica, nonostante tutte le difficoltà, capiscono che bisogna andare in scena, perché il pubblico si aspetta questo da un artista, la magia del teatro.

Se il festival “In” si è aperto con un giorno di ritardo a causa dello sciopero proclamato dai lavoratori dello spettacolo (facendo slittare Giorgio Barberio Corsetti e il suo “Le prince de Hombourg” e Alain Platel con “Coup fatal”, di cui vi parleremo nei prossimi giorni), il 7 luglio è stato anche il momento del debutto di Emma Dante che con “Le sorelle Macaluso“, come al solito, ha portato in scena una storia forte che scandaglia sentimenti contrastanti per nulla banali, così che il pubblico, anche quello di Avignone avvezzo al teatro di qualità, non è rimasto indifferente e ha apprezzato l’artista siciliana.

Ma è nell’Off che si trovano le proposte più diversificate, adatte ad intercettare qualsiasi tipo di pubblico, e dove anche le giovani compagnie possono trovare un preziosissimo spazio.

La charge du Rhinocéros, associazione belga con alle spalle dieci anni di attività e più di 3000 repliche fatte in giro per l’Europa, è nell’Off che presenta “Lisbeths”.
Il testo è del francese Fabrice Melquiot, considerato oggi come uno degli autori contemporanei più tradotti e rappresentati all’estero, dalla scrittura cruda e poetica al tempo stesso.
In scena ci sono due attori di grande esperienza: la bravissima Isabelle Defossé e Georges Lini che firma pure la regia.
Ciò che colpisce di questa pièce, che racconta fino ad un certo punto una storia apparentemente “normale”, è l’ironia, ma anche la sensazione che qualcosa di strano, di spaventoso, prima o poi succederà proprio in quell’apparente normalità.
È nello sguardo a tratti sperso di Lisbeths che si percepisce la tensione, è nei piccoli gesti ossessivi di questa affascinante quarantenne divorziata con un figlio, nelle sue insicurezze, che si coglie il turbamento.

La storia è semplice: un uomo e una donna si incontrano casualmente in un caffè, un colpo di fulmine li irretisce da subito. La paura di abbandonarsi ad un amore maturo e ad un sentimento semplice che sconvolge la routine fanno il seguito di questa storia.
I due cominciano una relazione, non senza incertezze ed interrogativi.
In “Lisbeths” il racconto è scorrevole, la storia si srotola a ritmo incalzante, serrato, perfetto, e a tratti si ride pure delle paure puerili di un uomo e una donna di mezz’età.

Il tragico esplode proprio quando la relazione si fa più stabile e consolidata, quando Lisbeths decide di volere un figlio da quest’uomo dolce, rassicurante, ma a tratti instabile.

Le parole di Melquiot, in una scena semplice con pochi oggetti (due sedie, un letto di motel) e una leggera penombra risuonano in tutta la loro crudezza: nella normalità di un incontro d’amore esplode l’imprevedibile, l’inimmaginabile. Lisbeths è costretta ad uscire dalla stanza d’albergo di fronte all’oceano di La Rochelle, dove aveva deciso di concepire il figlio, forse costretta ad uscire per sempre dalla vita di questo rappresentante quarantenne sempre in giro per lavoro: perché quest’uomo, così dolce e sensibile, a La Rochelle ha provato a soffocarla.

T.I.N.A (photo: Susan Owl)

T.I.N.A (photo: Susan Owl)

“T.I.N.A” è invece una coreografia di Benoît Bar, della compagnia francese Appel d’air. In scena Felicia Dasko, Emmanuelle Gouiard e Véronique Laugier raffigurano il corpo femminile, e lo fanno in modo assai delicato e per nulla banale, così che poesia e angoscia, ma anche ironia e scherzo, si alternano nella danza, a rappresentare tutta la complessità che il femminile intrattiene con il proprio corpo.
Smorfie e spasmi, insicurezze e paure contorcono il fisico in un racconto a tratti fiabesco ma anche crudele e inquietante, a tratti giocoso ma anche semplicemente quotidiano.

In un verde prato sintetico queste donne moderne si svestono, si vestono, indossano gioelli o semplice rossetto rosso e con assoluta armonia e bravura, con gesti scarni ma efficaci, i danzatori raccontano un modo di essere, un sentire che è piacevole seguire. Uno spettacolo delicato ed emozionante.

Sempre a proposito di danza, “Fabrication” è l’ultimo lavoro della compagnia Chang Dance Theater fondata a Tapei nel 2011.
In una scena scarna in cui sul fondo vi è un solo armadio bianco a tre ante, tre danzatori raccontano, attraverso il movimento di una danza sempre armonica, leggera e lieve, come possiamo preservare le caratteristiche uniche dell’essere umano in una società contemporanea in continuo movimento.

La coreografia mira a ricreare grandi effetti di sorpresa e magia, che trovano riscontro soprattutto nei volti e negli occhi così neri e profondi dei danzatori, volti quasi cinematografici potremmo dire, che d’impatto, sullo sfondo bianco dell’armadio, creano immagini sorprendenti, di assoluta malinconia.
Questo oggetto quotidiano che tutti noi usiamo e conosciamo, in “Fabrication” diventa a momenti una custodia, rifugio dei sentimenti, talaltri luogo dal quale uscire per scopire il fuori, la vita.
Se la coreografia appare pensata, dall’inizio alla fine, in modo accurato e con una certa originalità, il gesto dei giovani danzatori talvolta è un po’ acerbo e goffo. Ma la magia che si vuole creare sin dall’inizio utilizzando il quotidiano risulta essere in alcuni momenti incantevole.

Tra le innumerevoli proposte che da sempre contraddistinguono l’Avignon Off, segnaliamo fino al 27 luglio “À la frontière du Butô”, una conferenza-danza sul Butô di e con Emmanuel Sandorfi, compagnia Autrement Dit; fino al 27 luglio anche la danza giapponese con “Yuki Onna ou La femme de la neige” di e con Egiku Hanayagi e Shogetsu Yoshimura, e dal 15 al 17 luglio la compagnia Ahtenysti/Maria Yannoros: in scena due danzatrici greche, Mairi Pardalaki e Maria Yannoros. Mentre la compagnia italo-francese Circo Zoe presenta ad Avignone “Naufragata” di Simone Benedetti, spettacolo di circo al Collège de la Salle.
 

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