Festival d’Avignon 14. Radicare il teatro nelle periferie è la missione di Olivier Py

Festival d'Avignon 2014Evento dell’estate teatrale europea, Olivier Py, direttore del 68° Festival d’Avignon, nelle scorse settimane ha presentato, in una lunga conferenza stampa, il programma dell’edizione 2014, in scena dal 4 al 27 luglio.
Partiamo da qualche numero: 17 i Paesi invitati, 25 gli artisti mai venuti prima al festival, 28 produzioni, 5 nuovi spazi teatrali nuovi ed altrettanti continenti rappresentati, per un totale di circa 300 repliche previste.

Il mondo arabo (o i mondi arabi) e la Grecia saranno i Paesi di questa edizione, oltre che l’asse Nord-Sud. Il fil rouge tutto ciò che ci “oltrepassa”. Sarà per questo che, nei mesi scorsi, Py aveva temuto per l’elezione a sindaco di Avignon del candidato del Front Nationale Philippe Lottiaux, suscitando anche polemiche.

Due le parole chiave, a nostro avviso, di questa edizione: FabricA e decentralizzazione.
FabricA è il nuovo spazio teatrale creato ad Avignone, nel 2013, dentro i quartieri Monclar e Champfleury: un immenso complesso costituito da tre unità collegate tra loro dove, nel corso di tutto l’anno, si ospitano residenze; 18 alloggi per gli artisti, sala prove, teatro, grande foyer e svariate salette per favorire la comunicazione tra gli artisti, un sogno insomma.
FabricA nei prossimi anni avrà il compito di evitare un teatro mordi e fuggi solo in luglio e di lavorare per uno scambio culturale proficuo e duraturo.

Seconda parola chiave è decentralizzazione. Py ha sottolineato come già si sia di fatto decentralizzato il teatro da Parigi ad Avignone in estate; ora il nuovo obiettivo è portare il teatro nelle periferie, tentando di instaurare con il territorio un legame forte. Radicare insomma, sembra questa la missione.

Ecco così nascere il progetto dell’Otello di Nathalie Garraud & Olivier Saccomano, spettacolo “leggero”, almeno per la parte tecnica, che sarà rappresentato in luoghi diversi (anche prigioni) e in quartieri nei dintorni di Avignone.

E veniamo alle presenze di questa edizione: l’apertura è affidata a Giorgio Barberio Corsetti che presenta “Le prince de Hombourg”, capolavoro dello scrittore tedesco Heinrich von Kleist; con questo spettacolo l’artista italiano intende scandagliare il rapporto che abbiamo con la realtà, l’immaginario e il virtuale, e di conseguenza anche con il sogno e il suo svanimento.
In scena ci saranno artisti belgi e francesi, e lo spettacolo sarà visibile in contemporanea a Marsiglia e nella corte del Louvre su schermo gigante. Barberio Corsetti presenterà nei giorni successivi anche “La famille Schroffenstein”, un viaggio intorno all’origine della violenza e della guerra.

Il 4 luglio sarà anche il giorno del debutto di Serge Kakudji, Fabrizio Cassol e Alain Platel e il loro “Coup fatal”, performance concepita come un concerto-coreografia spettacolare con musica dal vivo dove si susseguono andate e ritorni, incontri e incroci.
Il 5 luglio Alexandre Singh presenta “The Humans”, discussione intorno a cosa e a come dovrebbe essere l’uomo, Olivier Py invece “Orlando ou l’impatience”: un giovane Orlando parte alla ricerca di un padre sconosciuto, e ogni qual volta si ritrova davanti ad un padre potenziale scopre una forma possibile di teatro; Py presenta inoltre il 10 luglio “Vitrioli” e il 23 “La jeune fille, le diable et le moulin”. Il 6 debutta invece Thomas Lebrun con la coreografia “Lied Ballet”, una danza libera accompagnata, nella seconda parte, da un pianista e da un tenore.

Il 7 arriverà Emma Dante con “Le sorelle Macaluso”, storia di famiglia che ha come protagoniste le sette sorelle Macaluso, donne vestite di nero sospese tra la vita e la morte. Lo stesso giorno l’artista brasiliano Antônio Araújo presenta al pubblico “Dire ce qu’on ne pense pas dans des langues qu’on ne parle pas”, testo di Bernardo Carvalho, lo spettacolo parla di crisi economica e racconta la storia di un vecchio esiliato politico degli anni 70′ di ritorno in Brasile con la figlia economista; l’uomo è affetto da afasia e nei numerosi incontri che la figlia gli organizza per farlo guarire viene fuori un ritratto dell’Europa che l’uomo non riconosce più.

Il giapponese Satoshi Miyagi con “Mahabharata-Nalacharitam”, mette in scena un solo episodio di questo testo mitico, con un solo attore a fare tutti i ruoli e 25 attori-danzatori ad accompagnarlo in una cornice una scenografica che si preannuncia stupefacente.
L’8 luglio debuttano Marie-José Malis con “Hypérion”: attraverso le parole di Hölderlin, l’artista traccia un nuovo possibile cammino, la Grecia sullo sfondo; Arkadi Zaides con la coreografia “Archive” e il tedesco Antú Romero Nunes con “Don Giovanni. Letzte Party”. Il 9, il giovane autore greco Michel Raskine presenta “Nature morte”, e Josse De Pauw “Huis”. Sempre De Pauw assieme a Kris Defoort il 16 va in scena con “An old monk”.

Robyn Orlin con “At the same time…” parlerà del tabù in Africa del corpo e soprattutto del corpo che soffre, utilizzando un linguaggio divertente, mentre Ivo Van Hove con “The fountainhead”, racconta la storia di due architetti alle prese con questioni di danaro.
Il 14 vanno in scena Christian Schiaretti con “Mai, Juin, Juillet” e l’artista arabo Hassan El Geretly & El Varsha, che con “Haeeshek” racconta l’Egitto di oggi, con canzoni e musica dal vivo; il giorno dopo Claude Régy in “Intérieur” parla di due uomini che discutono di un annuncio di morte.

L’artista cileno Marco Layera, con “La imaginación del futuro”, ricostruirà l’ultimo discorso storico di Salvador Allende, mentre l’artista neozelandese Lemi Ponifasio con “I am” racconterà della guerra del ’14, della cultura aborigena e dei legami fortissimi che sono riusciti ha creare con le popolazioni locali.

L’ultima settimana di festival ospiterà l’artista rumena Gianina Carbunariu con “Solitaritate”, ritratto al vetriolo della romania di oggi, Julie Nioche con “Matter”, coreografia sull’identità femminile in Svezia, Francia e Norvegia, Thomas Jolly e il suo “Henry IV”, uno spettacolo di 18 ore ripartite in tre giornate, e Fabrice Murgia “Notre peur de n’être”, un’analisi del rapporto che abbiamo con la tecnologia ma anche del come e del perché i giapponesi comunichino esclusivamente con lo schermo.  
Il giovane regista greco Dimitris Karantzas debutta con una piéce infernale dal titolo “O kyklismos tou tetragonou”, mentre Thomas Ostermeier con “Die ehe der Maria Braun”, tratto dal testo di Rainer Werner Fassbinder, Didier Ruiz con “2014 comme possible”, spettacolo nato a partire dalle testimonianze dei ragazzi dei quartieri di Avignone, e infine “Les Pauvres gens”, di Victor Hugo, regia Denis Guénoum.     
Sul finire, da annotare per un pubblico più giovane: “Falstafe”, di Valère Novarina, tratto da William Shakespeare, regia di Lazare Herson-Macarel. Un clown, Falstafe, intrattiene con il reale e con la vita un rapporto estremamente ludico. “Même les chevaliers tombent dans l’oubli” di Matthieu Roy è invece la storia di una bambina bianca che crede di avere la pelle nera e sogna di essere un cavaliere nero.

Arricchiranno queste giornate di teatro cinque serate speciali di musica araba, diverse esposizioni, incontri, concerti e dibattiti, tutto ciò durante il più conosciuto festival di teatro europeo, affinché sia, come si augura il suo direttore, una festa della cultura e delle culture del mondo.
 

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