Festival delle Cantinelle. A Biella il teatro si fa nel lanificio

Crolli
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‘1989 Crolli’ di Serena Sinigaglia, in scena domenica

Si aprirà stasera con Giuseppe Culicchia l’ottava edizione del Festival delle Cantinelle di Biella. Un debutto insolito, affidato a uno scrittore, per un festival di teatro in scena fino al 23 maggio e che ha la sua fucina all’interno del Lanificio Pria, la più antica fabbrica tessile biellese, ora riconvertita in luogo di produzione culturale e sede della Residenza Multidisciplinare Arte Transitiva di Stalker Teatro.

Organizzata dall’associazione Il Mercato dei Sogni, la rassegna si sposterà domani, domenica, al Teatro Sociale per “1989, Crolli”, una produzione Atir per la regia di Serena Sinigaglia. Lo spettacolo è parte integrante, nonché ultimo capitolo, di una trilogia che ruba il titolo a Guardjeff: “Incontri con epoche straordinarie: 1943 – Come un cammello in una grondaia (ovvero del coraggio), 1968 (ovvero dell’incanto), 1989 Crolli (ovvero del disorientamento)”. “Quando cominciai a lavorare al primo dei tre spettacoli, “1943”, avevo 23 anni e ora che sto lavorando a “1989” ne ho 33. Sono dunque trascorsi dieci anni – introduce Serena Sinigaglia – Le ragioni che mi hanno spinta a intraprendere questa avventura, questa sorta di retrospettiva storica sui generis, hanno dunque saputo resistere all’usura del tempo”. Il testo, creato dalla regista con l’aiuto di una piccola équipe di drammaturghi, si ispira a testimonianze e documenti autentici tratti, fra gli altri, da Lidia Campagnano, Paolo Rumiz, Peter Handke, Saint-Exupèry e Hana Blandiana.

Sabato 16 maggio, in prima nazionale, “Le Roi”, un percorso interattivo sulla Pop Art che si concluderà con lo show della DaCru HipHopDanceCompany, la maggiore compagnia di hip-hop-theatre italiana, con le coreografie di Marisa Ragazzo e Omd Ighanì. “Le Roi” è un percorso d’arte che nasce dalla collaborazione di un collettivo artistico ed una compagnia di danza, per condurre lo spettatore in una dimensione di cui diviene parte. L’obiettivo non è quello di proporre la visione di uno spettacolo di danza, ma di far giungere il pubblico ad esso.
Domenica 17 maggio, prima delle tre date in cui saranno ospitati gli artisti torinesi e milanesi vincitori rispettivamente del premio Rigenerazione (Fondazione Ctp) e del concorso Previsioni (Scuola d’Arte Drammatica “Paolo Grassi”), andrà in scena lo spettacolo di teatro-danza “Gymnasium”, della compagnia Tecnologia Filosofica di Torino e, a seguire, “Toys. Studio per una Salomè mutilata”, dei milanesi Crolloprospettico, per la regia di Marco di Stefano.

Una serata dedicata al teatro-ragazzi, il 19 maggio, con “La carovana misteriosa”, una favola firmata dai padroni di casa Jacopo Lunardi e Gianfilippo Caligaris, e che coinvolge gli studenti dell’istituto “Vaglio Rubens” di Biella sul tema dell’integrazione delle differenze.
Seconda sera dedicata al teatro emergente sarà il 20 maggio, con gli attori torinesi della Piccola Compagnia della Magnolia, che porteranno in scena il loro “Hamm-let. Studio sulla voracità”, liberamente ispirato a Shakespeare e Müller: un racconto su Amleto-Gertrude-Ofelia, tre nature che, per amore, si annullano a vicenda eliminando il proprio doppio; una tragedia della vendetta che ora si ritorce sui protagonisti come una macchina infernale, divorando i rapporti tra una madre ed un figlio e tra due amanti.
A seguire “La porta aperta. Piccola tragedia familiare”, ultima produzione della compagnia Macelleria Ettore di Milano per la regia di Carmen Giordano: uno spettacolo sul passaggio dall’esser figli all’essere persone, per dire che il bello di una famiglia è saperla lasciare.

Giovedì 21 sarà la volta di “P.A.C. S.”, una commedia ambientata alla fine di un bachetto nuziale e firmata Malabobòra. Nella stessa serata “Troppa polvere su Marte”, di e con Dario Benedetto, che ripercorre la vita – vera, immaginata e sussurrata – del signor Ikea, Ingvar Kamprad.
Una serata di musica il 22 maggio, con l’anteprima del Libra Festival al Teatro delle Cantinelle. La chiusura della rassegna è invece affidata, sabato 23, ad Antonio Rezza, che con “Fotofinish” proporrà la sua opera più esuberante, crudele e futurista: la storia di un uomo che si fotografa per sentirsi meno solo.

E saranno proprio il duo formato da Rezza insieme a Flavia Mastrella a condurre un workshop dal 22 al 24 maggio (50 euro, max 20 partecipanti, iscrizioni entro il 20 maggio): “In questi tre incontri parleremo di come ogni disciplina ha un suo rigore e di come differenziare il teatro dal cinema, lo spazio vissuto dal corpo che lo percorre, la scultura che diventa un nuovo spazio per un corpo nuovo, la parola relegata a significato strumentale. Il nostro operato si disperde tra teatro, cinema e video con ramificazioni nella letteratura per Antonio e nell’arte figurativa per Flavia. Attraverso questo ritmo i laboratori diventano per noi un momento di confronto e riflessione. L’uguaglianza è la prima caratteristica del nostro approccio con la materia, sia essa cosa animata o inanimata”.

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