XVII Festival delle Colline: tramonto o alba della speranza?

Il canone aureo di Giorgio Griffa

Il Canone aureo di Giorgio Griffa, donato dalla’utore come immagine del festival 2012

Antonio Tarantino è lì, sorridente coi suoi capelli bianchi, tra un pubblico di addetti ai lavori in un’uscita pubblica, dopo alcuni problemi di salute, a salutare la nuova (diciassettesima) edizione del Festival delle Colline Torinesi, l’età adulta del festival, come ha sottolineato qualcuno.

Una rassegna che si rivolge ai giovani ma che il padrone di casa e direttore artistico Sergio Ariotti (come sempre in coppia con Isabella Lagattolla) apre simbolicamente su un autore di teatro contemporaneo che ha una “carriera di vita” alle spalle.
E proprio il rapporto tra generazioni sarà il leit motiv di quest’edizione, con quei giovani in crisi/in un’epoca di crisi cui il festival 2012 è esplicitamente dedicato.

Il via è previsto per martedì 5 con “La seconda Neanderthal” di Claudia Castellucci, per proseguire fino al 26 giugno, con appuntamenti dislocati fra Torino, Moncalieri, Pecetto e Vercelli.


Anche le Colline hanno dovuto fronteggiare i tagli e soprattutto, come sottolinea Ariotti, “il problema della liquidità e dei tempi lunghi dei pagamenti”. Tuttavia “sarà un festival estremamente coerente nella sua tematica, ossia il rapporto con i giovani. L’età dei dirigenti in Italia è, in media, la più alta d’Europa, 59 anni. Molti artisti si interrogheranno su: è il tramonto della speranza o la sua alba?”.
A cominciare dalla prima assoluta di “Giù” di Spiro Scimone e Francesco Sframeli, sempre il 5 giugno, che darà voci bizzarre alla protesta generazionale: i sogni dei giovani finiscono nel cesso per poi rinascere?

Il filosofo Ugo Perone, in conferenza stampa, è chiamato a intervenire sul tema: “Il conflitto tra le generazioni c’è sempre stato, è eterno, ma in contesti ogni volta diversi: il problema della tensione di oggi è che la generazione adulta non solo stenta a lasciare il testimone (come accade sempre), ma non ha un testimone, e quindi non sa cosa lasciare”. Ecco allora affiorare il tema della memoria: “Ma non come sguardo all’indietro (altrimenti è ricordo), bensì in avanti. La memoria nasce perché voglio tenere qualcosa del passato visto che sono già proiettato nel futuro – conclude Perone – In tempi così difficili occorre inventarsi ancora più cultura e spargerla fuori dai luoghi consolidati. E’ già successo negli anni ’70, e dobbiamo provare a rifarlo oggi”.

Immediato va allora il pensiero a Judith Malina, icona di un’epoca teatrale insieme al Living Theatre, che sarà protagonista con Silvia Calderoni di “The plot is the revolution” dei Motus: un confronto/scontro generazionale per discutere di rivoluzione, sia a livello politico che intimo e personale.

Tra gli altri protagonisti del festival il siciliano Tindaro Granata, Muta Imago con “Displace”, Saverio La Ruina (“Italianesi”), Fibre Parallele con “Duramadre”, Zaches Teatro con “Mal Bianco”, il ritorno di Menoventi con “L’uomo della sabbia”, Kronoteatro con “Pater Familias”.
Ospiti stranieri, in collaborazione con Carte Blanche, sono la prima nazionale di “Kolik” di Rainald Goetz per la regia di Hubert Colas: un’infinita serie di bicchieri bevuti alla disperata ricerca di sé e del proprio ruolo nel mondo; un faccia a faccia prima della fine annunciata.
Si interrogano sulle tracce che ci sopravvivono (magari su facebook piuttosto che impresse sulle segreterie telefoniche), i libanesi Rabih Mroué e Lina Saneh con “33 tours et quelques secondes”. Mentre “This is the end”, firmato da David Bobée, è un progetto condiviso con C3+, ossia Teatro a Corte, festival Sul filo del Circo e Circuito Teatrale del Piemonte.
Infine Guillaume Vincent con “La nuit tombe…”, coprodotto col Festival d’Avignon, una ricerca del tempo perduto in cui la realtà e suoi fantasmi si confondono.

E, ancora, Ricci/Forte con “Pinter’s Anatomy”, Ferdinando Bruni in “Rosso”, Sonia Bergamasco con “Esse di Salomé“, “12 suore slovacche” di Sonia Chiambretto, Cuocolo/Bosetti con “Roberta torna a casa” (unica tappa a Vercelli del festival), per chiudere con i torinesi Assemblea Teatro e CuochiLab.

In attesa di un’alba.
 

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