Interplay 17. La danza contemporanea racconta il nostro mondo

Guy Nader (photo: Alfred Mauve)
Guy Nader (photo: Alfred Mauve)

Tra gli appuntamenti che fioccano in questo maggio torinese iniziato con tonalità autunnali, si annovera il ritorno, a partire da domani sera e fino al 30 maggio, di Interplay – Festival Internazionale di Danza Contemporanea a cura di Mosaico Danza con la direzione artistica di Natalia Casorati.

Il festival, che vanta numerose collaborazioni sul territorio e in ambito europeo ed extraeuropeo, prosegue nel sostenere e diffondere le giovani promesse della danza contemporanea.
Anche in questa edizione, in sinergia con la rete Anticorpi XL, CQD – Ciudades que danzan e Dance Roads, Interplay solleva il nostro sguardo non solo sulla scena più interessante del panorama nazionale, ma anche su mondi altri, altri linguaggi, altri paesaggi estetico-emotivi.
Una ricca sezione del festival è dedicata quest’anno alle compagnie provenienti dal bacino del Mediterraneo, Focus Young Arab Choreographers. Il progetto, nato a partire da un’iniziativa ministeriale e realizzatosi grazie al network tra undici realtà italiane volte a promuovere gli artisti selezionati all’interno della BIPOD/Beirut International Dance Paltform, coinvolge compagnie dalla Palestina, dal Libano, dall’Egitto e dalla Tunisia.

Le tematiche spaziano dalla riproduzione del concetto di tempo come continuum ciclico, in “Time Takes The Time Time Takes” del libanese Guy Nader, alla riflessione su come il corpo reagisca ed esprima l’istinto di sopravvivenza nelle situazioni di conflitto armato, affrontata da Bassam Abou Diab in “Under The Flesh”. Una “danza della memoria”, che parte dalla figura del padre, contraddistingue invece “Tu meur(s) de terre” del tunisino Hamdi Dridi.
Profondamente inciso dal contesto socio/geo-politico all’interno del quale si sviluppa, il lavoro dei coreografi a cui viene dedicato il Focus Young Arab Choreographers rivela l’urgenza di un narrare le proprie ferite e colmare lo smarrimento di senso prodotto dalla violenza vissuta nei territori d’origine.

Altrettanto permeati dalle inquietudini e dai dibattiti più accesi del contemporaneo anche le creazioni a noi più prossime per area geografico-culturale.
Non è un caso che le tematiche di genere, dall’ibridazione e sovvertimento dei ruoli alla condanna del machismo come valore ancora predominante e diffuso, e il condizionamento al quale ci sottopongono oggi il virtuale e il digitale, siano spunti di riflessione comuni alle più diverse ricerche estetiche presenti all’interno del festival.

Citiamo dunque il ritorno di Silvia Gribaudi (selezionata nel 2010 in Aerowaves Dance Across Europe e nel 2013 finalista al Premio Equilibrio) con “R.osa_10 esercizi per nuovi virtuosismi”, ovvero il cosiddetto “one woman show” di Claudia Marsicano, e “Boys” del coreografo Roy Assaf, spettacolo per cinque interpreti uomini che specularmente indagano gli stereotipi dell’identità femminile e maschile legati alla percezione sociale del corpo.
Segue “Object 19”, il solo di Uri Ivgi (Israele) e Johan Greben (Paesi Bassi) che affonta il tema della sottomissione della donna e “Postproduzione Duo_Short” di Andrea Gallo Rosso sul conflitto al femminile.

L’uso delle tecniche video contraddistingue la performance “Striptease” dello spagnolo Pere Faura, che decostruisce di fronte allo spettatore le convenzioni sceniche più assodate giocando con il proprio doppio proiettato su uno schermo. Le nuove tecnologie sono inoltre protagoniste di “Ode to The Attempt” del belga Jan Martens, presentate come prolungamento fisico socialmente irrinunciabile del nostro comunicare ed esprimerci. Di questa tensione tra reale e virtuale ritroviamo ampio uso ironico anche nel lavoro dell’emergente Andrea Costanzo Martini (membro della Batsheva Dance Company dal 2010 e nel 2013 primo premio dell’International Solo Dance Competition di Stoccarda), in “Trop”.

Pere Faura (photo: Rafael Gavelle)

Pere Faura (photo: Rafael Gavelle)

Il programma del festival è poi arricchito dalla presenza di coreografi italiani affermati. Tra questi il nome di Roberto Castello, “il più ideologicamente impegnato e scomodo tra i coreografi che hanno fondato la danza contemporanea in Italia”, che presenta l’ambizioso “In Girum Imus nocte et consumimur igni” (tra i finalisti del Last Seen di KLP 2016), lavoro dalla volontà catartica che si pone come metafora del vivere come infinito consumarsi nei desideri.
Altro atteso ritorno è quello di Simona Bertozzi con “Prometeo: il dono”, secondo quadro del progetto Prometeo condotto sull’ indagine antropologica del concetto di “dono”.
Troviamo invece in prima nazionale la nuova creazione del torinese Daniele Ninarello, selezione “Aerowaves 2017”, con “Still”, spettacolo vincitore del Premio Prospettiva Danza 2016, “un’indagine sulla figura umana, nel suo eterno tentativo di resistere alla minaccia della caduta, un’entità sottile, giacomettiana, un’«ombra della sera» che avanza in direzione incognita e disorientata, attraversando l’esistenza con la fragilità e la potenza della propria anatomia”.

Tra gli artisti emergenti ricordiamo Davide Valrosso, giovane danz’autore che vanta numerose collaborazioni anche con Virgilio Sieni e Le Supplici di Fabrizio Favale, e che presenta a Interplay  “Cosmopolitan Beauty”; ma anche Lucio Baglivo, coreografo e acrobata argentino/spagnolo sostenuto artisticamente da Bob Wilson, con “Solo Juntos”.

Prosegue inoltre il progetto dedicato alla danza urbana per la riscoperta di luoghi inediti e non convenzionali attraverso i quali esplorare le possibili declinazioni del corpo nello spazio e grazie a cui catturare nuovi pubblici e che si terrà il 20 maggio tra piazza Vittorio Veneto, piazza Carlina e gli spazi della Cavallerizza. I Blitz Metropolitani coinvolgeranno il duo Marrapodi/Orlacchio, Manfredi Perego, Hector Plaza e Agnes Sales, ancora Ninarello con “Songlines”, esito del laboratorio di ricerca “Il Corpo Intuitivo”. Sullo sfondo delle Porte Palatine sarà invece allestito “Il folle volo. Frammenti di un’Odissea”, spettacolo curato da Alotto&Fontanelle con il coinvolgimento di 15 adolescenti.

L’attenzione verso i pubblici e gli artisti più giovani contraddistingue i laboratori di formazione che da anni Interplay sostiene attraverso masterclass di approfondimento tecnico-espressivo e attraverso il progetto YC4DYoungest Critics for Dance che ci vedrà, anche quest’anno, coinvolti come Krapp’s Last Post in un percorso di analisi e avvicinamento alla scrittura critica, in collaborazione con il Dams dell’Università di Torino e grazie al supporto di Fondazione CRT.
Frutto di questo percorso è anche un’inedita intervista a Natalia Casorati, in cui racconta qualche retroscena del suo appassionante lavoro, che sarà distribuita in versione cartacea (attraverso il nostro Daily K) in tutte le date del festival. Mentre durante le serate i ragazzi, oltre alla visione degli spettacoli, saranno anche impegnati in brevi videointerviste ad artisti e pubblico.

Tra le interessanti novità di questa edizione del festival la collaborazione con il Corso di Laurea in Fisioterapia dell’Università di Torino, per un’ indagine sul campo che si sviluppi in un processo di ricerca specifico sulla riabilitazione e le principali tecniche di allenamento muscolare dei danzatori.
I primi appuntamenti e l’apertura del festival saranno dunque già domani, martedì 16 maggio, al Teatro Astra con i venti minuti di Ivgi&Greben e, a seguire, la prima nazionale di “Boys” di Roy Assaf. Proprio quest’ultimo sta venendo boicottato in queste ore. Va però ricordato come accanto ad artisti israeliani conviva la presenza, nel festival, di artisti arabi, con un focus tutto a loro dedicato. Mosaico Danza quindi replica così: “Interplay sostiene da sempre il dialogo interculturale. L’arte non crea confini, non ha barriere e non si boicotta mai!”.

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