Santarcangelo 2009: un paese tra suoni e visioni

Santarcangelo 09
Santarcangelo 09

Untitled (Crowd 1), 1992, ‘City of Shadows’ series, © Alexey Titarenko, Courtesy of Nailya Alexander Gallery, New York

“L’artista sei tu, spettatore.
Artista, tu sei cittadino”.
(Chiara Guidi)

Donare un paese a un teatro in atto, un teatro capace di risuonare, con le sue presenze, su un palcoscenico fatto come la terra che calpestiamo, colmo di grotte, di antri, di organi risuonatori nascosti alla vista, un teatro poggiato sul vuoto, che mai dimentica la necessità dell’ascolto per potersi dire percorso.
Così, ad occhi chiusi e gesticolante come il suo inarrestabile pensiero, Chiara Guidi, attrice, regista e fondatrice della Socìetas Raffaello Sanzio, tesse, alla conferenza stampa di presentazione del festival di Santarcangelo 09, le fila e il disegno della prossima rassegna, giunta alla sua 39^ edizione. L’artista, insieme al direttore del festival musicale bolognese “AngelicA” Massimo Simonini e a Silvia Bottiroli, parte con Rodolfo Sacchettini e Cristina Ventrucci del comitato organizzativo di Santarcangelo 2009-11, sarà la prima (seguita nei prossimi anni da Enrico Casagrande del gruppo Motus e Ermanna Montanari del Teatro della Albe) ad aprire un progetto triennale che, come spiega l’assessore alla cultura della regione Emilia Romagna Alberto Ronchi, “ha scelto finalmente di affidare la direzione artistica di Santarcangelo Festival 2009-2011 a tre delle compagnie più significative del panorama della ricerca, ormai da tempo riconosciute in Italia ma soprattutto all’estero”. Per tornare così a un festival che, del contemporaneo, possa ancora vantare il nome e la tradizione.

Quello che vedremo tra il 3 e il 12 luglio, continua Chiara Guidi, “sarà il dettaglio di un pensiero molto più largo”, che l’ha coinvolta insieme con Simonini in una riflessione che ha voluto riplasmare i linguaggi della musica e del teatro nella loro dicitura spaziale e spazializzante, linguaggi capaci anzitutto di cambiarci emotivamente e di ridisegnare poeticamente nuove traiettorie. Proprio il paese così, architettura di forme e di rumore, sarà il palcoscenico ideale intorno a cui il festival sceglie di porre una precisa domanda estetica ai suoi artisti-colonne: il punto d’incontro tra drammaturgia teatrale e musicale.

La coreografia sonora di Lawrence Abu Handan, la danza essenziale di Jonathan Burrows e Matteo Fargion, la voce di Arnoldo Foà, le sperimentazioni, i cori e i concerti e le orchestre esplose di Arto Lindsay, Richard Maxwell/The New York City Players, Elie Hay, Yoshimasaka Kato and Yuichi Ito, Konono N°1, Alvin Lucier, Felix Thorn, Zapruder Reena Spaulings Band, Lawrence D, “Butch” Morris, Phil Milton, Theo Teardo.
E, ancora, gli studi e le performance teatral-musicali di Chiara Guidi e della Socìetas Raffaello Sanzio con Scott Gibbons, di Fanny & Alexander, Apparati Effimeri, Masque Teatro con “La macchina di Kafka”, Kinkaleri, Muta Imago, Filmmakersgroup, Orthographe e Davide Savorani tenteranno in corso d’opera la loro personale risposta.

Ad accompagnarli sarà il pubblico stesso, invitato a reinventare nell’azione e nel movimento la propria aria, la propria manifestazione e la propria rappresentazione, non solo attraverso l’esperienza della visione ma anche a spasso, semplicemente, per il paese e i suoi territori limitrofi.
Percorsi “estivi”, fatti ancora del sole che sorge e tramonta, come “L’ultima alba”, “Marcia animale benedicente”, “Bornaccino 380”, “Gara di batterie”, “Radiodrammi”e “Passeggiate”, ci porranno in cammino alla scoperta di un borgo che vive della convivenza dei suoi animali, del suo vociare e soprattutto dei suoi abitanti, per cercare di coinvolgere in tutta la kermesse artistica, finalmente, coloro che del teatro ancora non conoscono l’eco.

Antispecialistica e indiscriminata, nasce così anche la proposta di Santarcangelo Immensa, la seconda traiettoria, per Chiara Guidi, che riporterà le piazze del paese nel regime della confusione e della casualità, popolandosi di improvvisazioni di strada non soggette a selezione, pronte a “sporcare” con macchie imprecise e spruzzi di colore un quadro progettuale dall’architettura ferrea, che sceglie tuttavia, con coraggio, di aprirsi e di spostare continuamente l’ottica.
Un’apertura, quella di Santarcangelo 2009, che come afferma il presidente Giuseppe Chisi “ha scelto di investire con venticinquemila euro in più, concedendo totale autonomia alla direzione artistica e puntando su tre obiettivi fondamentali: l’alto profilo internazionale, il rapporto con il paese e il suo sistema economico e il rigoroso rispetto del buget”, che ancora oggi deve fare i conti con gli sforamenti del passato.
Esigenze di prassi, si potrebbe dire, che tuttavia quest’anno sembrano essersi fatte reali, tanto da coinvolgere i commercianti del paese alla conferenza stampa insieme ad artisti e addetti ai lavori: voglia di aprire gratuitamente al pubblico numerosi contesti, di coinvolgere nomi di prestigio e passanti sullo stesso suolo e sullo stesso scopo.
Un pensiero diverso sull’organizzazione: è questo, probabilmente e prima di tutto, ciò che sta dietro le quinte del rinnovato Santarcangelo. “Il pensiero – come conclude Chiara Guidi – di una questione teorica in atto”.

 

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