Santarcangelo 2019: i bambini ci prendono per mano

Sparks di Francesca Grilli
Sparks di Francesca Grilli

Quando dopo aver sfogato tutta la sua rabbia, sembrando voler mettere a repentaglio il regolare svolgimento degli eventi, Giove Pluvio decide che è arrivato il momento di ritirarsi e lasciare spazio ad una normale giornata estiva, Santarcangelo riacquista la sua normalità di negozi, caldo e spettatori, e capiamo di poter assistere agli spettacoli in cartellone di un mercoledì di metà luglio.
Siamo alla 49^ edizione di Santarcangelo Festival, un’edizione Slow & Gentle che ha portato a compimento il triennio di direzione artistica di Eva Neklyaeva e Lisa Gilardino.

Fra gli spettacoli della giornata il più atteso è certo “Domínio Público”, prima nazionale che vede protagonisti i performer brasiliani Elisabete Finger, Maikon K, Renata Carvalho e Wagner Schwartz.
Nello spettacolo si prende spunto da una delle opere d’arte più conosciute al mondo, ovvero la Monna Lisa o Gioconda che dir si voglia, cercando di mettere in luce come “una singola opera possa essere rappresentata da diverse narrazioni nel corso dei secoli, provocando le più disparate reazioni, rispecchiando i fatti e le contraddizioni dell’epoca”.
Arrivati a questa messinscena dopo essere stati al centro, in patria, “di accesi dibattiti sulla libertà di espressione, la censura e i confini morali nel campo dell’arte”, sembrano però qui essersi limitati ad un semplice compitino, che nulla toglie e nulla aggiunge alla materia trattata.
La grande aspettativa che precede l’evento rimane frustrata, poiché assistiamo a quattro brevi esposizioni un po’ monotone – si salva dal naufragio solo parzialmente Maikon K – che ci raccontano in gran parte cose che conosciamo già, con addirittura qualche inesattezza e forzatura.
E nel momento in cui si enucleano raffronti e collegamenti tra passato e presente, oppure si cercano chiavi di lettura che si discostino dalle vulgate tradizionali, lo si fa in modo didascalico, monocromo, talvolta addirittura rischiando di banalizzare il discorso, col risultato che si finisce quasi coll’annoiarsi.
Quando i protagonisti in scena, sotto gli occhi vigili della Monna Lisa, si presentano per ricevere gli applausi, mentre alle loro spalle si staglia l’imponente distesa delle mura malatestiane, dove come meduse giganti in un acquario di mattoni fluttuano le rigogliose piante di cappero, la sensazione di delusione, maturata nel corso della performance, può dirsi definitiva.

Domínio Público

Domínio Público

Accade tutto l’opposto, invece, con la sorprendente video-installazione di Dries Verhoeven, “Guilty Landscapes”. Dieci minuti potentissimi dove un’idea di base semplice quanto straordinaria c’immerge in quelle rare esperienze che lasciano un segno forte, destinato a perdurare oltre l’evento in sé.
Dries Verhoeven trasporta delle immagini mediatiche scomode, con protagoniste la povertà, la distruzione e la disperazione, provocatoriamente vicino; e si chiede se sia possibile una connessione personale tra chi osserva e chi viene osservato: “E se fossero le notizie a scrutare i propri testimoni, e i loro protagonisti a guardarci negli occhi?”.
L’artista non solo ribalta il piano tra “chi osserva e chi viene osservato”, ma riesce addirittura a creare una sorprendente connessione. Scaturisce così una riflessione efficace, che esplode attraverso l’interazione con le immagini a cui assistiamo, ed in pochissimo tempo siamo noi ad essere non solo osservati ma addirittura guidati a compiere azioni che mai ci saremmo aspettati. Sorprendente.


Guilty Landscapes (Photography by Willem Popelier, Christopher Hewitt & Pinelopi Gerasimou)

Guilty Landscapes (photo: Willem Popelier, Christopher Hewitt & Pinelopi Gerasimou)

Gioca sul ribaltamento dei piani anche il lavoro di Francesca Grilli, “Sparks”, che dopo Santarcangelo farà tappa nei Paesi Bassi ed in Estonia.
“Considero ogni immagine poetica che spezza la nostra normale immaginazione e crea speranza una forma di ribellione contro il potere centrale. Considero potente e perturbante poter crescere e formare un bambino in modo che conservi e salvaguardi la meraviglia come pensiero sovversivo” scrive Francesca Grilli a proposito. E vengono in mente le parole della scrittrice Cristina Campo, che sosteneva come i bambini posseggano organi misteriosi, di presagio e di corrispondenza, destinati col tempo a perdersi.
In “Sparks” rimaniamo in attesa sulla soglia di uno spazio abitato da un gruppo di bambini. Di volta in volta veniamo prelevati dai piccoli, che ci conducono in un punto della stanza per leggerci la mano, dopo essersi celati il volto grazie ad un meccanismo che trasforma il cappellino che indossano in una sorta di maschera che ci impedisce di vederne il volto.
A poco a poco, finiamo coll’essere completamente assorbiti dalle parole di questi giovanissimi chiromanti. La curiosità di noi e del nostro futuro ha il sopravvento e dimentichiamo in fretta di pendere dalle labbra di un bambino, esperienza in effetti lontana dalla nostra quotidianità.
Il lavoro si dimostra indubbiamente interessante da vari punti di vista, ed apre a riflessioni che non si esauriscono nella mera interazione a cui siamo chiamati. C’è da dire che forse paga un po’ la brevità, poiché quando – dopo circa quindici minuti – siamo invitati ad uscire, rimarremmo ancora lì a riflettere su ciò che abbiamo ascoltato.

Chiudiamo questo nostro excursus romagnolo con “First Love” di Marco D’Agostin, premio Ubu 2018 come Miglior Performer under 35.
La tematica da cui prende spunto la performance è davvero insolita, poiché qui si parla di sci di fondo e di una campionessa come Stefania Belmondo, che in carriera è riuscita a portare a casa ben dieci medaglie olimpiche, di cui due d’oro, oltre a svariate medaglie iridate.
“First love” – testimonianza dell’amore di un ragazzino degli anni ’90 per lo sci di fondo e la danza – rilegge una delle gare più famose della campionessa, ovvero la 15 km a tecnica libera delle Olimpiadi di Salt Lake City del 2002.
D’Agostin costruisce una coreografia di partiture gestuali che si sviluppano a partire dalla tecnica dello sci di fondo e al contempo ripercorre la telecronaca in diretta (imitando il telecronista rai Franco Bragagna, cito a memoria), creando un effetto ironico quanto, con il passare del tempo, reale ed emotivo, attraverso la fatica che lui stesso compie e la componente affettiva che emerge nell’insieme del lavoro, quasi vedessimo materializzarsi davanti ai nostri occhi il ragazzino che D’Agostin era, al riparo delle mura domestiche di una sala o di una cameretta, nell’atto di mimare la gara della sua campionessa preferita mentre scandisce le parole ascoltate in tv.
Quando, dalla neve che cade come un sipario a chiusa del lavoro, con il pubblico che sottolinea con lunghi applausi di aver apprezzato la performance, torniamo alla luce estiva e calda di questo tardo pomeriggio a Santarcangelo, portiamo però con noi la stessa sensazione che ci ha accompagnato in quasi tutti gli appuntamenti della giornata: anche a questa performance sembra mancare qualcosa, forse un guizzo, un colpo d’ali od uno “scarto di lato”.

First love di Marco D'Agostin

First love di Marco D’Agostin

DOMÍNIO PÚBLICO
ideazione, testo e performance Elisabete Finger, Maikon K, Renata Carvalho e Wagner Schwartz
collaborazione artistica Ana Teixeira
costumi Karlla Girotto
assistente costumi Flávia Lobo
trucco Felipe Ramirez
luci e direzione tecnica Diego Gonçalves
produzione Núcleo Corpo Rastreado – Gabi Gonçalves
co-produzione Festival de Teatro de Curitiba
distribuzione e tour management Something Great
con il supporto di Casa Líquida, Egrey, Fernanda Yamamoto
ringraziamenti Alba Roque e Julia Feldens

GUILTY LANDSCAPES
di Dries Verhoeven
produzione Studio Dries Verhoeven
coproduzione SPRING Festival Utrecht, Foreign Affairs Berlin, Boulevard Theatre Festival Hertogenbosch, MU Artspace Eindhoven
con il supporto di Prins Bernhard Cultuurfonds, Het Zilveren Lint Fonds, VSBfonds, Dutch Performing Arts Fund, Municipality of Utrecht, Stimuleringsfonds

SPARKS
creazione Francesca Grilli
suono Roberto Rettura
chiromante Guido Rossetti
parola Azzurra D’Agostino
movimento Benno Steinegger
Design e realizzazione copricapi Paola Villani
foto e video Carolina Cappelli
consiglio alla creazione Chiara Guidi
produzione e organizzazione Chiara Massari
diffusione e cura Giulia Traversi
amministrazione Chiara Fava
produzione Associazione Culturale Corpoceleste_C.C.00#, Santarcangelo Festival, Snaporazverein
co-produzione Welcome to the village, SAAL BIENNAAL
in collaborazione con workspacebrussels
inserito all’interno del progetto europeo Create to Connect -> Create to Impact
cofinanziato dal programma Europa creativa dell’Unione europea

FIRST LOVE
un progetto di e con Marco D’Agostin
suono LSKA
consulenza scientifica Stefania Belmondo e Tommaso Custodero
consulenza drammaturgica Chiara Bersani
luci Alessio Guerra
direzione tecnica Paolo Tizianel
produzione VAN 2018
coproduzione Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale / Torinodanza festival e Espace Malraux – scène nationale de Chambéry et de la Savoie, nell’ambito del progetto “Corpo Links Cluster”, sostenuto dal Programma di Cooperazione PC INTERREG V A – Italia-Francia (ALCOTRA 2014-2020)
in collaborazione con Centro Olimpico del Fondo di Pragelato
progetto realizzato in residenza presso la Lavanderia a Vapore, Centro Regionale per la Danza, inTeatro, Teatro Akropolis
con il supporto di ResiDance XL, inTeatro

Visti a Santarcangelo di Romagna, Santarcangelo Festival, il 10 luglio 2019

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