Finalmente Palermo. Mimmo Cuticchio e il nuovo corso del Teatro Biondo

Lucio - Mimmo Cuticchio
Mimmo Cuticchio

Mimmo Cuticchio

A tre spettacoli dalla fine della sua prima stagione da direttore artistico al Teatro Biondo di Palermo, Roberto Alajmo, giornalista Rai e scrittore, si dice soddisfatto di come stia andando, fosse solo per il fatto d’esser riuscito a mantenere tutte le date in programma.
Ma è riuscito pure a triplicare il numero degli abbonati e a raddoppiare gli incassi: «Ho scelto gli spettacoli mettendomi dalla parte dello spettatore, pensando alle cose che sarei stato curioso di vedere, e la risposta è stata più che positiva».

Ma un Teatro Stabile non può vivere di soli abbonamenti, e dalla Regione Siciliana non arrivano segnali di grande ottimismo; dunque, per il futuro, Alajmo, non si sbilancia: «Siamo alla fase della progettazione, e tra i nomi che mi piacerebbe vedere per il prossimo anno c’è certamente quello di Roberto Andò, ma è ancora presto per sbilanciarsi».

Uno degli obiettivi della vigilia, per il neo direttore, arrivato a settembre dopo 15 di direzione del Maestro Pietro Carriglio, era riportare il teatro dentro la città, riconoscendo il valore, innanzitutto, dei suoi artisti, senza scadere in sterili provincialismi, ma dando spazio a nomi di livello internazionale, come Mimmo Cuticchio, Vincenzo Pirrotta, Davide Enia e, soprattutto, Emma Dante, ostinatamente assente dalle stagioni passate del Biondo, e adesso artista in residenza. «Una collaborazione fino ad ora positiva, io seguo la parte amministrativa, programmi e progettualità, lei i suoi spettacoli. Da poco abbiamo dato il via ad una Scuola dei Mestieri dello spettacolo, sono stati selezionati 25 allievi, ragazzi abbastanza formati, degli scaffali che esistono già e vanno riempiti di libri per realizzare una compagnia stabile. E il progetto della scuola vuol esser una sorta di università del teatro, dando spazio poi a corsi per tutte le altre professionalità, i “mestieri del teatro”, appunto».

Intanto sino a domenica è stata la volta di “Lucio”, un omaggio a Franco Scaldati a meno di un anno dalla scomparsa. La regia è di Franco Maresco, in scena il puparo e cuntista Mimmo Cuticchio che, come Scaldati, è custode della memoria popolare e dell’immaginario poetico di Palermo.
Al suo fianco, lo storico attore scaldatiano Melino Imparato e una “maschera” del teatro popolare come Gino Carista.

Lucio - Mimmo Cuticchio

Lucio di e con Mimmo Cuticchio

Scritto nel 1977, Lucio può essere considerato il manifesto poetico del teatro di Scaldati, del quale l’autore scrisse: «Mettiamo che Lucio (gobbo e mutilato) sia l’ultimo uomo, mettiamo che Lucio abbia del passato un vago ricordo biologico, mettiamoci pure l’innocenza, il gioco, la luce, il mare, le montagne, gli alberi, il peccato, mettiamo che Lucio senta nella luce l’unica (prima o ultima) possibilità di essere».
In occasione dell’anniversario della nascita di Franco Scaldati, Franco Maresco e gli attori di “Lucio” – Mimmo Cuticchio, Gino Carista, Melino Imparato – hanno incontrato il pubblico al Teatro Biondo di Palermo.
Noi di Klp abbiamo sentito proprio lui, il maestro Mimmo Cuticchio.

«“Lucio” è pura poesia, non c’è una storia ma è sogno che prende forma attraverso uno sguardo sognante, appunto, che si tramuta in parole, rese in un siciliano dei quartieri popolari di Palermo, autentico, che molti, soprattutto i giovani, oggi non conoscono più. Il regista Maresco ha usato la sua visiona cinematografica, sfruttando attori fortemente tradizionali. Ed è stata una bellissima sorpresa, ad esempio, durante la replica riservata alle scuole, vedere come proprio i più giovani siano stati attenti e in silenzio dall’inizio alla fine, dimostrando come il messaggio dello spettacolo sia comprensibile e convincente».

Il suo ricordo di Franco Scaldati?
Ci siamo conosciuti agli inizi degli anni Settanta, cominciavamo a muovere i primi passi pur facendo cose diverse, ma quello che ci accomunava era voler fare un teatro che unisse tradizione e innovazione, attraverso la ricerca, percorrendo sentieri non facili.

Quale il rapporto con la tradizione, indispensabile per portare avanti il suo lavoro sul Teatro dei Pupi?
Chi non ce l’ha la inventa, chi, come me, la custodisce, essendo figlio di una famiglia di “opranti”, deve essere in grado di tramandarla, di partire da essa per trovare nuove strade, soprattutto quando il pubblico comincia a venire meno.
Nel 1973 scrissi il mio primo copione, dando vita ad un nuovo eroe, Giuseppe Balsamo, Conte di Cagliostro, una figura positiva, che sostituisse il paladino Orlando, un palermitano, e non mi fermai mai. Furono anni di ricerca e sperimentazione, girai tantissime piazze in Italia, andai in Francia, Germania, Spagna, Grecia e sino in Russia. Portando i Pupi e il “cunto” per salvare la tradizione e confrontarmi con le altre, le ombre in Oriente, il teatro giapponese, quello delle marionette sull’acqua del Vietnam, ad esempio. Anni di lotta e resistenza, per continuare a vivere. Ma ho lavorato tanto anche come attore di teatro e cinema, sempre con l’dea di portar avanti una tradizione.

E quale è, oggi, il rapporto con la città di Palermo?
I palermitani vengono a vedere i miei spettacoli anche in giro per l’Italia, ma è chiaro che quando li faccio in Sicilia il pubblico è sempre numerosissimo. Mi fa molto piacere che il Biondo quest’anno si sia aperto ai palermitani, perché così i più giovani hanno la possibilità di vedere artisti della loro città che magari non conoscevano. A Palermo ho aperto il mio teatro nel 1973, adesso ci sono mio figlio Giacomo, mio nipote Fulvio e un gruppo di allievi, dunque il Teatrino de Pupi è salvo, ma serve attenzione da parte di chi deve tutelarlo.

Lucio - Mimmo Cuticchio

Mimmo Cuticchio in Lucio

In cartellone al Biondo c’è stato anche “O Palermo o all’inferno”. Finalmente il pubblico dello Stabile della sua città ha potuto ammirare il suo ultimo spettacolo…
Ho lavorato per due anni alla storia di Garibaldi, per conferirgli il giusto spessore storico, raccontandola con i pupi che diventano personaggi. Lo spettacolo “O Palermo o all’inferno. Ovvero lo sbarco di Garibaldi in Sicilia” avrebbe dovuto debuttare nell’isola dimostrando come proprio qui sia nata l’Unità d’Italia. Purtroppo non è successo, ho debuttato a Roma, al Parco della Musica, luogo che mi ha sempre sostenuto.

Ci dica qualcosa allora sulle istituzioni siciliane…

Si parla tanto di turismo, di recupero della memoria, e anche l’Unesco ha riconosciuto il valore dell’Opera dei Pupi, definendola patrimonio immateriale dell’umanità per la sua capacità di far sopravvivere una trazione millenaria, e il lavoro creativo delle famiglie siciliane che la portano avanti. Ma dal 2001 ad oggi la Regione Siciliana non ha fatto nulla per salvaguardare il nostro lavoro. Che prosegue grazie alla passione, all’amore, alla consapevolezza di proporre spettacoli che continuano a far battere il cuore a tanta gente, attraverso un linguaggio universale: un patrimonio che andrebbe sostenuto!

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  • Emilio ha detto:

    MI pare che ci sia stato troppo dialetto negli spettacoli proposti. E’ evidentemente una scelta – che però non mi convince. L’anno prossimo non rifarò l’abbonamento.

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