Flags. Jane Martin e Beppe Rosso raccontano l’ostinazione che diventa sofferenza

Flags - Beppe Rosso
Flags - Beppe Rosso

Flags (photo: Giorgio Sottile)

Le bandiere possono essere issate al contrario solo in caso di epidemie, o quando affondano le navi. Le tragedie personali, invece, come la morte di un figlio arruolato a Baghdad, paiono non meritare tale simbolo.
E’ quanto accade in “Flags”, spettacolo di Jane Martin che chiude il percorso sulle pagine dell’autrice americana seguito da Acti Teatri Indipendenti. Dopo “Keely and Du” e “Jack e Jill (la commedia dell’amore)”, Beppe Rosso affronta uno spettacolo sulle conseguenze drammatiche provocate dalla guerra in Iraq.

L’esercito è una buona possibilità, dicono; dà l’opportunità di girare il mondo, di guadagnare denaro e onore. La guerra, da che mondo è mondo, è sempre esistita; sono cambiate le modalità, le armi, gli schieramenti, ma il gesto delle mani che proteggono il capo è rimasto lo stesso.

“Lui non era un semplice soldato. Lui era un patriota. Ci avete dato il meglio che avevate”, mettono le mani avanti il cappellano e il militare quando giungono sulla soglia della famiglia Desmopoulis per annunciare la morte del loro figlio, il soldato Carter.
Il giovane è stato ucciso e poi sventrato mentre cercava di piantare una bandiera irachena su un cumulo di immondizia a Baghdad: “Carter era un patriota, ora è un eroe”.
Ma il ragazzo non avrebbe dovuto occuparsi dei rifiuti; era in quella guerra come comandante di carri armati, e avrebbe dovuto essere a casa già da mesi, per il congedo.
Il padre, interpretato ottimamente da Beppe Rosso, non accetta la perdita: “Al limite si può cadere in battaglia, ma non su un cumulo di immondizia”. La rabbia e la disperazione lo portano a cercare giustizia, ma davanti a sé trova il muro dello Stato, la sua retorica e il suo conformismo. E così Eddie Desmopoulis, nel tentativo di proteggere la propria famiglia, inconsapevolmente la porta alla distruzione. “La nostra nazione si accanisce con chi sanguina”.


La scrittura secca ed efficace di Jane Martin non assume posizioni preconcette, ma scandaglia la disperazione di una famiglia di fronte a un dramma che non riesce a comprendere. Le battute sono acute, provocanti, impudiche; la lucidità e il cinismo del testo si sposano alla commozione e al turbamento.
La messa in scena diretta da Rosso riesce toccante, drammatica e piacevole nello stesso tempo. Lo spettacolo coinvolge, trascina, scuote ed emoziona. Di rado eccessivo e patetico, “Falgs” affronta la questione del rapporto con i morti in tempo di guerra, archetipo tragico che continua a tormentare.

La trilogia dedicata alla drammaturga statunitense proposta da Acti si chiude così con una nuova riflessione sulla società contemporanea che volge stavolta lo sguardo alle più arcaiche radici dell’essere umano. E quando la commedia giunge al termine, a un padre che ha perso il figlio su un cumulo di immondizia a Baghdad non resta che domandarsi:  “Che senso ha? Cosa stiamo facendo?”.

FLAGS
di Jane Martin
traduzione: Luca Scarlini
con: Ludovica Modugno, Beppe Rosso, Aram Kian, Alarico Salaroli
e con: Elio D’Alessandro, Celeste Gugliandolo, Francesco Puleo, Francesco Mina
regia: Beppe Rosso
scene: Paolo Baroni
luci: Cristian Zucaro
musiche: Mirko Lodedo
costumi: Monica Di Pasqua
aiuto regia: Irene Zagrebelsky
movimenti scenici: Ornella Balestra
tecnico di compagnia: Marco Ferrero
aiuto scenografo: Marta Massano
assistente: Elena De Pascale
produzione: ACTI Teatri Indipendenti – Fondazione del Teatro Stabile di Torino con il contributo della Regione Piemonte con il sostegno del Sistema Teatro Torino con la collaborazione della Fondazione Circuito Teatrale del Piemonte
durata: 1h 45′
applausi del pubblico: 3′ 40”

Visto a Torino, Cavallerizza Reale, il 21 gennaio 2010
Prima nazionale

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