Focus Day: una città invisibile tra pedagogia e teatro al Rossi Aperto di Pisa

A un mese dalla sua riapertura, il Teatro Rossi di Pisa presenta “Una città invisibile tra pedagogia e teatro”, focus day a cura di Gabriele Vacis, Antonia Spaliviero e Andrea Ciommiento.

Sabato 27 ottobre dalle 15.30, una giornata d’approfondimento e confronto sulla costruzione di un teatro a vocazione pedagogica partendo dall’esperienza di “Schiera/Skiera” sviluppata negli anni alla Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi (Milano), al Palestinian National Theatre (Gerusalemme) e all’interno di cinque edizioni sperimentali presso il Teatro Regionale Alessandrino (Alessandria), il Centro Inteatro (Polverigi) e il Teatro Valle Bene Comune (Roma).

Il focus sarà dedicato inoltre all’attuale condizione del Teatro Rossi Aperto e alla condivisione sul teatro e le città, sulla composizione del suo spazio architettonico e sulle relazioni che il teatro dovrebbe sempre generare. Alle 21 la presentazione del docu-film La Paura siCura (regia di Gabriele Vacis), promosso dal Forum Italiano per la Sicurezza Urbana in coproduzione con il Centro Inteatro, la narrazione audiovisiva di un viaggio in Italia attraverso sei laboratori teatrali in altrettante città del Paese: Catania, Genova, Montegranaro, Ravenna, Schio, Settimo Torinese verificando le paure nei diversi contesti, per le diverse età dei soggetti coinvolti, in riferimento alle diverse criticità che venivano affrontate: da quelle più intime, esistenziali e adolescenziali di tanti ragazzi; a quelle derivanti dai mutamenti che le nostre città grandi, medie e piccole hanno affrontato in questi anni; a quelle, drammatiche, del degrado e della criminalità diffusa e organizzata. 

PROGRAMMA
Ore 15.30 Schiera/Skiera: una città invisibile tra pedagogia e teatro
Appunti per la costruzione di un teatro a vocazione pedagogica
“Ho iniziato a lavorare sulla schiera molto tempo fa. In “Elementi di struttura del sentimento”, uno spettacolo che ho fatto nel 1985, c’era una scena da cui è nato l’esercizio. Sei attrici camminavano dal fondo del palcoscenico al proscenio, facevano una piccola azione e poi tornavano indietro. Il ritmo cresceva su una musica che durava più di sei minuti, e il movimento diventava parossistico. Quella scena conteneva gli elementi necessari a creare azione. Era un luogo. Nel tempo è diventato un esercizio (…) Ormai facciamo qualcosa che chiamiamo teatro per convenzione, ma dovremmo cominciare seriamente a pensare di dargli un altro nome, o altri nomi. Perchè il teatro è qualcosa che sta alla radice di quello che facciamo, ma ormai è un pezzo che dentro al teatro non riusciamo più a starci. Schiera/Skiera vuole essere il luogo e il tempo per cercare i nomi di quello che facciamo.”
Gabriele Vacis
La Schiera/Skiera è uno strumento di costruzione della propria presenza scenica e un modo per riflettere sullo spazio e sulle relazioni, un respiro comune come spiraglio di bellezza per l’atto artistico. Questo ambiente pedagogico nasce a metà degli anni Ottanta in uno dei primi spettacoli del Laboratorio Teatro Settimo e viene portato avanti grazie al lavoro di Gabriele Vacis con gli allievi attori della Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano (fino al 2005) e gli allievi palestinesi del Palestinian National Theatre di Gerusalemme nell’ambito del progetto TAM_Theatre and Multimedia Arts del Ministero agli Affari Esteri per la Cooperazione allo Sviluppo. Dal 2008 al 2012 il progetto Schiera/Skiera prosegue in cinque edizioni sperimentali realizzate presso il Teatro Regionale Alessandrino (Alessandria), il Centro Inteatro (Polverigi-Ancona) e il Teatro Valle Bene Comune (Roma).
Gli artisti coinvolti fino ad oggi nei progetti pedagogici Schiera/Skiera:
Valerio Binasco, Emma Dante, Roberto Tarasco, Barbara Bonriposi, Riccardo Tordoni, Laura Curino, Alessandro Baricco, Marco Paolini, Firas Farrah, Ivan Azazian, Laboratorio Permanente di Ricerca sull’Arte dell’Attore guidato da Domenico Castaldo, Cristina Pezzoli, Letizia Russo, Michele Di Mauro, Fausto Paravidino, Giorgio Gallione, Gerardo Guccini, Natalino Balasso, Alice Rohrwacher, Lucio Diana, Jurij Ferrini, Aram Kian, Ivan Azazian, Glen Blackhall.
Ore 18 Il Rossi Aperto: costruendo affinità 
Un confronto pratico sul teatro e le città, sulla composizione del suo spazio architettonico e sulle relazioni che il teatro dovrebbe sempre generare. Una condivisione che partirà dall’ascolto di chi si sta prendendo cura quotidianamente del Teatro Rossi fin dai primi giorni di riapertura.
Nel nostro presente i mezzi di comunicazione di massa non sostituiscono il teatro. Se più gente usa telefoni cellulari ed internet non smette di andare a teatro, anzi, magari trova più facilmente le informazioni per andarci. La nostra vita è fatta di opportunità molteplici, di coesistenza delle differenze. La modernizzazione degli strumenti che usiamo quotidianamente non provoca l’abbandono degli strumenti più antichi: usiamo indifferentemente aereo e bicicletta, computer e libro, televisione e narrazione orale. Moderno e antico sono sempre più presenti, simultaneamente, nella nostra vita. Come il passato e il futuro. 
Il teatro, come la città, è antico, non è moderno ma contemporaneo perché avviene nell’unità di spazio e di tempo. Il cinema, la televisione, internet, non sono contemporanei, sono inevitabilmente in un altro tempo e in un  altro spazio. Sono strumenti istantanei, vanno contro il tempo, il teatro e le città vanno con il tempo. La TV tende a consumare il tempo, a darti la notizia prima che accada, questo è il carattere dell’informazione. Il teatro e le città tendono a produrre tempo: non avendo la necessità di informare possono permettersi di raccontare. Ed è il racconto che produce tempo. Non è meglio l’uno o meglio l’altro: raccontare non è meglio o peggio che informare, sono soltanto cose diverse, e l’una nutre l’altra. Così il teatro non è meglio o peggio della televisione. Il caffè istantaneo è utilissimo, l’espresso è la nostra quotidianità, ci serve ed è buono. Ma la napoletana fatta come dice Eduardo De Filippo, quella col cappuccio sul becco e tutto quanto, è un’altra cosa, non è cosa da consumare come l’espresso. Un’altra cosa, tutto qui.
Abbiamo bisogno di comprendere la complessità delle relazioni tra consumare e produrre tempo, per questo è bene avere a disposizione tutti gli strumenti: la televisione e il teatro, il cyberspazio e le città. 
Ore 21 La Paura siCura (docufilm) | regia di Gabriele Vacis
Non so cosa fare e la paura mi opprime il cuore. Agire? Non agire? Tentare la sorte? 
Non è facile decidere: non posso farlo senza il popolo, neppure se ho il potere. 
(Eschilo, “Supplici”. Quinto secolo avanti Cristo)
“La paura è il sentimento dominante del nostro tempo. Perché possediamo tanto. Per lo più cose. Quindi abbiamo paura che gli altri, il resto del mondo a cui abbiamo rubato il tanto che abbiamo, ci presenti il conto. Abbiamo paura che ce lo portino via. Chiedo di raccontare storie: quella volta che hai avuto veramente paura. Quella volta che ti sei trovato di fronte la bellezza. Quella volta che sei riuscito a dire veramente a tuo padre che… Non chiedo opinioni. Così vengono fuori testimonianze diverse: se uno ha vissuto al sud ed è emigrato dal suo paese ha paure e desideri diversi da uno che è non si è mai mosso dal luogo di nascita… In questo modo si individuano temi, che poi vengono unificati in una drammaturgia. Si tratta di ascoltare: gli altri ma anche sé stessi. Si tratta di guardare: il mondo ma anche il proprio corpo. Perché è con il corpo che si fa drammaturgia. Intrecciando frammenti di storie. Perché adesso sappiamo che l’arabesco che formano le nostre storie frammentarie non ci fa perdere il senso. L’accostamento di racconti genera scintille di senso imprevedibili. Genera immagini, danze, musiche, storie che frullano identità impossibili, mobili, fluide.” (Gabriele Vacis)
Raccontare e interpretare le paure del presente attraverso la raccolta di storie personali capaci di agganciare sentimenti collettivi e generali. Volti, persone, storie di paura e di coraggio. Un dialogo intimo con bambini, giovani, adulti, anziani che si fa universale perché riguarda ognuno di noi. 
Il progetto La paura siCura, promosso dal Forum Italiano per la Sicurezza Urbana in coproduzione con il Centro Inteatro, ha costruito idealmente e materialmente un viaggio in Italia attraverso sei laboratori teatrali in altrettante città del Paese: Catania, Genova, Montegranaro, Ravenna, Schio, Settimo Torinese. Ciò ha permesso di verificare le paure nei diversi contesti, per le diverse età dei soggetti coinvolti, in riferimento alle diverse criticità che venivano affrontate: da quelle più intime, esistenziali e adolescenziali di tanti ragazzi; a quelle derivanti dai mutamenti che le nostre città grandi, medie e piccole hanno affrontato in questi anni; a quelle, drammatiche, del degrado e della criminalità diffusa e organizzata.
BIOGRAFIA GABRIELE VACIS
È tra i fondatori della Laboratorio Teatro Settimo con il quale ha allestito spettacoli che fin dagli anni Ottanta hanno costruito la sua fama di regista innovativo: da Esercizi sulla tavola di Mendeleev (1984) a Elementi di struttura del sentimento (1985) a La storia di Romeo e Giulietta (1988) a Novecento (1994) a Uccelli (1996) a Olivetti (1996) a Fenicie (2000); quest’ultimo in coproduzione con il Teatro Stabile di Torino, di cui diventa regista stabile nel 2002, realizzando Vocazione (2004), Martirio da Bernanos (2005) e R&J Links (2006). 
Con Marco Paolini è autore di Adriatico (1987), Liberi tutti (1991), Il racconto del Vajont (1994). Ha promosso e diretto festival teatrali, fra cui Torino Spiritualità per conto della Città di Torino e della Regione Piemonte. Cura periodicamente regie liriche e trasmissioni radio-televisive. Ha ricevuto riconoscimenti nazionali e internazionali. Fra le sue pubblicazioni: Il racconto del Vajont (Garzanti 1997), da cui ha tratto una serata televisiva premiata come migliore trasmissione italiana del 1997, e Awareness, dieci giorni con Jerzy Grotowski (Bur 2002).  
È docente all’Università Cattolica di Milano e alla Scuola Holden di Torino.  Ha curato la messinscena di grandi eventi come la serata inaugurale delle Olimpiadi Invernali Torino 2006, BookStock – rave letterario per Torino Capitale Mondiale del Libro- e Welcome Bambina per la nuova Fiat 500 nel luglio 2007. Dal 2008 al 2011 è direttore artistico presso il Teatro Regionale Alessandrino. Interessato alla contaminazione dei linguaggi a scopo pedagogico, dirige il docu-film Uno scampolo in paradiso (vincitore del Premio della Giuria al Festival di Annecy) e La paura siCura. Tra i suoi ultimi spettacoli diretti: Zio Vanja (produzione Teatro Regionale Alessandrino e Teatro Stabile di Torino), Il signor del cane nero con Laura Curino (coprodotto dal Piccolo Teatro di Milano), Crociate con Valerio Binasco (prod. TRA), Rusteghi: i nemici della civiltà (produzione TRA e TST).
FOCUS DAY
UNA CITTÀ INVISIBILE TRA PEDAGOGIA E TEATRO
a cura di Gabriele Vacis, Antonia Spaliviero e Andrea Ciommiento
Sabato 27 ottobre 2012 | dalle ore 15.30
Teatro Rossi Aperto (Pisa)
APPROFONDIMENTI
Link Web di approfondimento per “Una città invisibile tra pedagogia e teatro” al Teatro Rossi Aperto di Pisa:

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