Framerate_0. Per Santasangre lavori (ancora) in corso

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Framerate_0 (photo: santasangre.net)

Dopo il blitz a Drodesera, sbarca a Romaeuropa 2009 il nuovo progetto di Santasangre, “Framerate_0”. La dicitura “primo esperimento” inserita nel titolo indica che si tratta di uno studio, un primo passo verso qualcosa di più grande, di più complesso, qualcosa di compiuto.
Nella grande sala della Fonderia 900 ci accoglie una densa nebbia che sa di macchina del fumo appena scaricata; veniamo filtrati attraverso un’atmosfera onirica, dove a farla da padrone è un senso d’immobilità compatta. Prendiamo posto sui gradoni e la vista si pianta nello spazio: prede di quella immobilità, ci è perfino difficile mandare in giro lo sguardo. Notiamo proiettori e fari sparsi tra “cielo” e terra, ganci di ferro e catene arrampicate su carrucole sanno ancora di fabbrica in disuso. La nebbia va diradandosi, lasciando spazio a lame di luce e videoproiezioni.

Santasangre apre una feritoia che dà su un’altra dimensione, tagliando le pareti lattee con segmenti, geometrie e onde, lasciando entrare flash che richiamano lo sprigionarsi delle più potenti energie e invadendo il silenzio con una partitura sonora che racconta l’evolversi della “storia” della frequenza, da vibrazioni primordiali appena udibili a martellamenti assordanti che cambiano corso al sangue.
Il risultato è un’inspiegabile claustro/agorafobia che ci fa prigionieri in una sorta di astronave in caduta libera dentro un campo magnetico. Almeno finché qualcosa, sulla scena, non si muove. Issata da quattro tiranti, si alza ciò che abbiamo tanto atteso, pregustandola fin dalle note di regia sul programma di sala: una lastra di ghiaccio tre metri per tre. Monolite preistorico, reperto fantascientifico che testimonia la vita su questo nuovo pianeta dove siamo stati deportati, il ghiaccio è trasparenza e opacità, energia e materia condensate in uno stato atmosferico a parte, costantemente in bilico tra solido e liquido. Alle proiezioni che l’attraversano, ai suoni laceranti e al cigolio arrugginito delle catene sopravvive il gocciolare inesorabile che dimostra la spinta effimera al passaggio di stato. La massa gelida crea un muro di brividi che fa alzare le sciarpe, avanza, incombe, sembra respirare al dondolio dei metalli, ma intanto viene liquefatta dalle luci. È in tensione verso il proprio annullamento.

Tutto molto suggestivo, ma forse un intoppo c’è: il tempo. Se il ritmo scelto è questo, occorrevano più di 22 minuti. Ammesso che ci si innamori (e a noi è successo) di questa visione così estrema, glaciale nella sua assenza di complemento umano, la direzione obbligata è verso una prospettiva assolutamente frontale, alla quale non oseremmo avvicinarci anche solo per ignoranza. Nessuno ha il coraggio di abbracciare gli alieni appena sbarcati, di toccare davvero con mano il nucleo dell’atomo appena sbucciato, così non c’è davvero spazio per il pubblico in quella che somiglia più ad un’installazione: cancellata ogni interattività. Guardiamo e basta. Andrebbe bene, non fosse che le potenzialità di tutta la struttura non vengono esplorate a fondo, di esse ci viene concesso solo un assaggio. Un assaggio troppo breve.
È uno studio, è vero, anzi, un primo esperimento. Se di quelli che verranno in questo non vi è traccia, è anche perché la compagnia, il team di “scienziati”, li chiameremmo, non ha ancora idea delle potenzialità reali di questa creazione. Ma quello che manca è forse il tempo giusto all’interno del quale inserire un accenno del da farsi, in modo da rendere la dimostrazione dell’esperimento intrigante almeno quanto la spiegazione su carta delle sue finalità.
Per vivere davvero da vicino la scoperta di un nuovo embrione forse occorre anche solo l’illusione di poterne immaginare lo sviluppo.
Ma che mezzi spettacolari.


Framerate 0_primo esperimento
produzione: Santasangre
ideazione: Diana Arbib, Luca Brinchi, Maria Carmela Milano, Pasquale Tricoci, Roberta Zanardo
partitura ed elaborazione del suono: Dario Salvagnini
elaborazione video dal vivo: Diana Arbib, Luca Briichi
elaborazioni 3D: Alessandro Rosa
co-produzione: Romaeuropa Festival, Centrale Fies
in collaborazione con Città di Ebla
organizzazione: Elena Lamberti
sponsor tecnico: Industrial Frigo
durata: 22′
applausi del pubblico: 1′ 30”

Visto a Roma, Fonderia 900, il 17 ottobre 2009
Romaeuropa festival 2009

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