Francesca Sangalli e la strategia del mulo. Per un teatro che verrà

Ultima giornata del Salone internazionale del Libro di Torino, che in questa edizione ha raggiunto un pubblico da record (sabato per un’ora hanno dovuto chiudere i cancelli per un’affluenza mai vista), e chissà come sarà soddisfatto Nicola Lagioia, al suo secondo Salone sempre più social e ‘di tendenza’. Ma non c’è successo senza polemiche: tra queste quella di quei piccoli editori ‘relegati’, per mancanza di spazio (tutto esaurito per le numerosissime richieste degli espositori), in un padiglione aggiunto all’ultimo e meno visibile degli altri (e quindi visitato).
Per i piccoli editori un evento come il Salone è un costo non indifferente ma può rappresentare una possibilità di visibilità altrettanto importante; e negli ultimi anni i piccoli editori, soprattutto in ambito di editoria per bambini, si impongono spesso per la qualità dei prodotti realizzati.
E di un “piccolo” libro ma di qualità, edito da una casa editrice sconosciuta ai più ma anch’essa presente al Salone, vi vogliamo parlare oggi.

Difficile non affezionarsi a Biagio, mansueto e generoso. Ci coinvolgono le sue emozioni ingenue, la sua visione assorta della realtà, l’indulgenza con cui contempla l’umanità nei suoi aspetti virtuosi e nelle sue brutture.
Biagio, occhi dolci, nasone e muso pronunciato, voglia di fieno, erbetta e carota, è uno dei tanti muli che senza velleità eroiche, con infinita fatica, furono decisivi nella Prima Guerra Mondiale. Forte e robusto, rustico, resistente alle malattie e alle intemperie, questo singolare ibrido di un asino e di una cavalla fu impiegato anche sul fronte italiano per la sua adattabilità e sobrietà. Lungo sentieri scoscesi e dirupi trasportava armi, munizioni, vettovaglie, carichi che arrivavano a sfiorare la mezza tonnellata di peso.

Biagio è protagonista de “Il mulo”, romanzo di Francesca Sangalli pubblicato a fine 2017 da LogoFausto Lupetti Editore. Il sottotitolo “Ovvero la storia del Biagio e del Chicco” rimanda a un’amicizia: quella tra l’animale e l’ufficiale Federico Bertolini, detto Chicco. I due s’incontrano a metà di questa storia che l’autrice ricava dalle memorie del bisnonno.


Francesca Sangalli, diplomata presso l’Accademia Nico Pepe di Udine, è regista e drammaturga ma anche insegnante di storytelling a Milano. Alle spalle dei suoi 37 anni, ha già numerosi premi e riconoscimenti per la sua poliedrica scrittura come autrice di teatro, radio, fiction e film d’animazione.
Alla prova con la narrativa, la sua idea è quella di far parlare proprio Biagio, testimone oculare degli eventi. Con la sua parlata candida infarcita di solecismi, nutrita di un singolare dialetto lombardo, Biagio descrive la guerra attraverso il suo immaginario surreale e infantile.

Le virtù affabulatorie dell’autrice rappresentano così, attraverso lo sguardo del mulo, una visione lucidamente stupita del reale. Biagio stempera gli eccessi. Prova a spiegare l’inspiegabile: le granate diventano terremoto o temporale senza pioggia, la morte diventa stanchezza del corpo e dell’anima, gli ordini militari diventano gioco. C’è in queste pagine una freschezza narrativa che ricorda alcune scene de “La vita è bella” di Benigni.

Come i militari, anche Biagio ripensa alla normalità perduta: «Prima se facevo testa alta dritta o in basso c’eran sempre robe belle: aria, sole, erba, acqua. Se tirava la careta, ma era pieno d’erba fresca, profumo de fior e poi anca qualche careza…». Finché Biagio non incontra Chicco, che a sua volta si lega al mulo per restare attaccato a una traccia di normalità. L’amicizia, l’affetto e la cura tra i due, ribaltano le percezioni del mulo: «Che poi poso solo dire che a me… me pias la guera: è un posto dove c’è il Chicco che me petina, me fa le care e me da i zucherini, sì. Bela la guera! Me piase tanto!».
“Il mulo” non nasconde la crudezza della guerra ma la proietta in una dimensione onirica. Il romanzo diventa un inno di pace. È uno scambio di testate e leccate, di pacche e carote: una trama di delicatezze senza retorica.

Quella di Francesca Sangalli è una narrazione per immagini impreziosita dal contributo artistico di Renzo Francabandera, illustratore e critico teatrale. Francabandera riveste di colori sfumati foto, disegni, immagini di modellini in plastica. È quasi un montaggio cinematografico. Ne nasce «un set fotografico domestico e imperfetto», una «pellicola distorta».
Biagio, animale bizzarro dai sentimenti umani, si contrappone alla bestialità della guerra. Dalle valli lombarde fino alle trincee alpine, fra ghiaccio e neve, attraversa un mondo ordinato non più secondo leggi stabili e conoscibili, ma secondo uno stravagante insieme di eccezioni.

Il soggetto sembra ben prestarsi ad essere tradotto in opera teatrale. Del resto è lei ad aver curato quest’anno l’adattamento drammaturgico dell’acclamato romanzo “Le otto montagne” di Paolo Cognetti, vincitore del Premio Strega 2017. Attendiamo quindi con impazienza in scena anche Biagio e Chicco.

IL MULO. OVVERO LA STORIA DEL BIAGIO E DEL CHICCO
di Francesca Sangalli
Logo Fausto Lupetti Editore
Bologna
2017
pp. 88
euro 14

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