Francesco Olivieri: l’arte, per non buttarmi dal 35° piano

Francesco Olivieri

Francesco Olivieri

Francesco è nato a Bologna.
Francesco ha vissuto a Verona.
Francesco ha suonato il violino per dieci anni.
Francesco ha accettato il lavoro fisso alle Poste.
Tutto questo è già passato.

Vado a prendere Francesco Olivieri alla stazione di Porta Susa, Torino. Non ci conosciamo, ci siamo solo scritti via mail e sms. “Segni particolari – dico io – una sciarpa bianca e rossa”, per lui “alto alto e ancora alto”.
Caspita! In effetti svetta.

Camminiamo per un po’ sotto i portici raccontandoci con parole confuse chi siamo. Poi ci si siede ad un bar di piazza Statuto, e lì rimarremo per quasi due ore.


Francesco ha scritto una mail alla redazione di Klp, suscitando la nostra curiosità:
“Mi presento, mi chiamo Francesco Olivieri, sono uno scrittore e drammaturgo. Il maggio scorso ho scritto un testo teatrale e su Fb ho conosciuto per caso quella che oggi è la mia regista, Lucia Falco di Teatro in Rivolta. Lei si è innamorata del mio testo e abbiamo cominciato a pensare a come metterlo in scena. Nel frattempo ho scritto una raccolta di racconti, “Gli ultimi non saranno i primi”, nata come sviluppo del monologo che avevo scritto poco prima. All’epoca lavoravo a Posteitaliane. Dopo 5 anni di lavoro, esausto, mi sono licenziato da quel posto fisso per fare quello che più mi piace, cioè scrivere e fare arte.
Appena ricevuto la buona uscita ho cominciato un tour per l’Italia, andando a promuovere il libro, autoprodotto con ilmiolibro.it. Prendendo solo regionali, ospite nelle case di amici e di chi mi sostiene su Fb, da Trieste sono arrivato a Palermo.
Tutti i soldi che ho ricavato li ho messi nella produzione dello spettacolo. Simultaneamente ho messo il progetto anche su produzionidalbasso.
Ora vivo a Torino, continuo a scrivere e a inventarmi un modo per coniugare guadagno e passione. Il libro probabilmente verrà pubblicato da un editore torinese, e illustrato da Fabio Fontanella. […] il mio testo narra la storia di un padre, piccolo imprenditore, che si lancia dal 35° piano perché oberato dai debiti con le banche”.

Raccolgo la sua storia, ma in realtà si parla di cultura, arte, scrittura, incontri casuali ben riusciti.
Ripartiamo allora dai suoi “abbandoni”. Primo: il violino, perché in realtà, dice, è stato un obbligo suonarlo.
Secondo: le Poste. Già, quelle Poste miraggio di lavoro a tempo indeterminato, che sono state forse la causa scatenante della decisione di seguire finalmente la propria passione e identità.

Francesco la passione di scrivere ce l’ha da sempre, a partire dalla collaborazione con il Corriere del Veneto e quello di Verona, dove scrive di musica.
Ha all’attivo tre libri: il primo, del 2009, è “La milonga dei maroni cotti” (Leone Editore), in cui ironicamente si racconta. Nel 2011 “Doppio urlo”, insieme all’amico Stefano Valbonesi, è un omaggio ad Allen Ginsberg, infine del giugno 2012 è “Gli ultimi non saranno i primi”, gli ultimi due autoprodotti.  
C’è poi la sua prima drammaturgia teatrale, “35° piano”.

Ed ecco che qui scatta la maledizione (o benedizione!) delle Poste, perché al cervello forse si può comandare, ma al corpo spesso molto meno. I segnali sono chiari: crisi di panico, tonsillite e così via.  
Il 4 agosto 2012 è il giorno della “fuga” dalle Poste.

Lucia Falco

Lucia Falco

Nel frattempo “35° piano” ha trovato la sua strada.
Scritto in dieci giorni, il testo incontra Lucia Falco di T.I.R. Teatri in Rivolta, compagnia della Val di Susa (Facebook ogni tanto serve a qualcosa) e scatta la scintilla; lo spettacolo è in breve in cantiere, il debutto previsto per l’aprile di quest’anno a Lucca, in scena Marcello Serafino.

Un’urgenza di dire e fare.
Francesco prepara le valigie: destinazione Torino, per stare vicino alla “sua” compagnia, come lui la definisce.
Ma le valigie sono fatte e disfatte in continuo, perché da mesi Francesco gira l’Italia con il reading tratto dal suo ultimo lavoro, la raccolta di racconti “Gli ultimi non saranno i primi”, un tour che serve a raccogliere fondi per la produzione dello spettacolo.

“35° piano” è nato dall’esigenza di parlare, di dire, di non stare in silenzio. La storia è quella dell’ennesimo imprenditore che si suicida. Un suicidio come rivolta, che urla: “Guardatemi!”.
“E’ una strage silente che però porta con sé un urlo di rabbia e dolore che si manifesta nella vita di chi rimane. E’ l’ultimo gesto di chi si immola per rivendicare diritti, giustizia e un mondo diverso”.

Il monologo (selezionato tra 120 compagnie per partecipare al festival Roma RIparte) uscirà anche per UncòLibri con le illustrazioni di Marco Lovisatti, già illustratore delle locandine dei film di Andrea Segre, e sarà anch’esso un’opera d’arte.
Ritorna spesso, nelle parole di Francesco, il concetto di trasversalità dell’arte come ricchezza, come possibilità per uscire dalla “nicchia” e farsi avvicinare.

Gli chiedo cosa ha visto per l’Italia in questi suoi mesi di tour per il reading. Risponde “paura”, “paura negli occhi della gente”, quella gente che ormai ha imparato a ringraziare per le poche “briciole” che riceve.
In questa Italia Francesco investirà ancora un anno della sua vita. Poi, se le cose non cambieranno, rifarà le valigie e partirà di nuovo.
Le idee non gli mancano; racconta di altri progetti in cantiere con quella luce negli occhi che riconosco: scappati dalle Poste si può fare tutto!
Nel frattempo, la scorsa settimana ha cominciato un altro tour, sempre per promuovere il libro e raccogliere soldi per lo spettacolo, accompagnato dal sassofonista jazz Gianni Denitto.

Aspettiamo ora il debutto di “35° piano” con curiosità. Nel rispetto della memoria di uomini che, in questa società, non trovano altra scelta che rinunciare alla propria vita per dare un segnale forte a chi rimane.
 

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