Il Franco Cacciatore: lo Sturm und Drang di Hartmann non conquista la Scala

Photo: Marco Brescia & Rudy Amisano
Photo: Marco Brescia & Rudy Amisano

Capolavoro di Carl Maria von Weber, “Il Franco Cacciatore” (Der Freischütz) è riconosciuto da tutti come l’opera che ha dato il via al Romanticismo tedesco; viene riproposto alla Scala di Milano per la regia di Matthias Hartmann.

Composto su libretto di Johann Friedrich Kind, che si ispira alla leggenda presente nel Gespensterbuch di Johann August Apel e Friedrich Laun, “Il Franco cacciatore” fu messo in scena quando Weber ebbe l’incarico di direttore dell’Opera tedesca a Dresda, imponendolo, con la sua nuova autorevole posizione, come contraltare all’imperante melodramma italiano, volendo così creare un nuovo modello di rappresentazione che si fondasse sulla tradizione del popolo tedesco.

L’opera fu rappresentata per la prima volta il 18 giugno 1821 al Teatro Konzerthaus Berlin, mentre la prima rappresentazione italiana avvenne il 3 febbraio 1843 al Teatro della Pergola di Firenze.

L’opera è ambientata in Boemia nella prima metà del ‘600 e vede al centro della storia il guardiacaccia Max, che per vincere una gara di tiro al bersaglio che gli consentirà di sposare l’amata Agathe, si mette d’accordo con Kaspar, cacciatore dedito a riti magici, che intende proporgli dei proiettili stregati per vincere facilmente la competizione.
Kaspar è infatti in relazione con Samiel, il cacciatore nero, che simboleggia il demonio, a cui ha ceduto l’anima. Il patto impone che Kaspar, per vivere ancora, debba cedere a Samiel un’altra anima, ed egli propone quella di Max.

In una profonda gola boscosa, la valle del lupo, Kaspar prepara i proiettili magici, mentre Agathe, nella sua stanza a provare l’abito da sposa, racconta di aver sognato di essere una colomba e di venire colpita da Max.
Arriva il giorno della gara, e Max viene invitato dal principe Ottokar – che presiede la competizione – a colpire una colomba. Agathe, ricordando il sogno, grida, ma il colpo parte e ferisce a morte Kaspar. Il principe chiede spiegazioni dell’accaduto; Max confessa di essersi procurato da Kaspar proiettili stregati per vincere la gara, ed invoca il perdono.
Un eremita intercede per lui e riesce ad ottenere la grazia dal principe, a patto che egli sappia mantenersi onesto per un anno, dopo di che potrà sposare Agathe.
L’opera si chiude con un coro di ringraziamento a Dio.

Come si evince dalla trama, Weber riesce a mescolare insieme il naturalismo con il soprannaturale e una buona dose di afflato religioso. Tutti i temi musicali che via via si incontrano nell’opera sono già presenti nella celeberrima e bellissima ouverture: i corni che alludono alla vita del paese, i timpani alla cupezza del patto con il diavolo, la luminosità del finale con la purezza del personaggio di Agathe.

Nell’opera sono presenti anche temi che rimandano alla musica popolare, come quella che contraddistingue la festa iniziale o il coro che accompagna il piccolo rito della coroncina delle future nozze tra Max e Agathe. Ma la scena più famosa, vera essenza dello “Sturm und Drang” tedesco, è senza dubbio quella della costruzione delle pallottole, con la voce recitante del diavolo Samiel, che si erge sull’orchestra, creando nel bosco una tempesta sempre più forte, a cui si aggiunge un coro selvaggio con tanto di suoni raccapriccianti, a cui fa seguito un silenzio agghiacciante.
Presenti nell’opera anche echi mozartiani nel personaggio di Agathe, con la sua bellissima aria accompagnata dal violoncello, e soprattutto di Annchen, l’amica spiritosa della donna che ci ricorda tanto la Despina del “Così fan tutte”.

Dal punto di vista visivo e registico questo “Freischütz” scaligero, nuova produzione dopo diciannove anni dall’ultimo allestimento, ci è sembrato davvero confuso e maldestro.
L’impianto del regista tedesco Hartmann è infatti un miscuglio di elementi: gli alberi ben definiti e di richiamo naturalista convivono ad esempio con fuorvianti elementi designati con il neon, come la casa di Agathe, la chiesetta e perfino le montagne.
Tutto sembra accennato e approssimativo, mai portato con convinzione sino in fondo, nei fatti più importanti che definiscono l’opera. L’unico momento che ci è parso plausibile è quello della forgiatura dei proiettili nel bosco, con i fuochi che ardono sulla scena.
Per il resto, tutto viene lasciato un po’ al caso, come i vestiti di Agathe e Annchen, o l’improbabile festa che dà il via all’opera.

Per quanto riguarda la parte vocale ci è piaciuto molto il Kaspar di Gunther Groissbock, sanguigno e disperato, meno Michael Konig come Max, che non sempre regge a tono il ruolo di protagonista. In parte le due protagoniste femminili, Julia Kleiter che interpreta molto bene le due difficili arie che Weber le concede; spiritosa e versatile Eva Liebau come Annchen.

Il grande merito della riuscita di questa versione del capolavoro romantico va soprattutto al maestro coreano Myung Whun Chung, che dà spessore e consistenza a tutte le atmosfere che “Il Franco Cacciatore” possiede, coadiuvato degnamente dal coro del Teatro alla Scala governato da Bruno Casoni.

Der Freischütz (Il franco cacciatore)
Carl Maria von Weber
Opera romantica in tre atti
Libretto di Friedrich Kind
Coro e Orchestra del Teatro alla Scala
Nuova produzione Teatro alla Scala

Durata spettacolo: 2 ore e 40 minuti incluso intervallo

ATTO PRIMO E SECONDO: 85 minuti / Intervallo: 30 minuti / ATTO TERZO: 45 minuti
Direttore Myung-Whun Chung
Regia Matthias Hartmann
Scene Raimund Orfeo Voigt
Luci Marco Filibeck
Drammaturgo Michael Küster
Costumi Susanne Bisovsky e Josef Gerger
Collaboratore ai costumi Malte Lübben

CAST
Ottokar Michael Kraus
Kuno Frank van Hove
Agathe Julia Kleiter
Äennchen Eva Liebau
Kaspar Günther Groissböck
Max Michael König
Ein Eremit Stephen Milling
Kilian Till Von Orlowsky
Vier Brautjungfern Céline Mellon* Sara Rossini* Anna-Doris Capitelli* Mareike Jankowski*
Stimme des Samiel Frank van Hove

*Soliste dell’Accademia di perfezionamento per Cantanti Lirici del Teatro alla Scala

Visto a Milano, Teatro Alla Scala, il 26 ottobre 2017

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