Memento Quadri. A Bologna un convegno a un anno dalla morte

Franco Quadri

Franco Quadri (photo: muspe.unibo.it)

Franco Quadri è scomparso circa un anno fa, il 26 marzo. Il convegno dedicato la settimana scorsa a Bologna dall’Alma Mater alla sua memoria, a cura di Massimo Marino, è stato inserito nel ricco programma de “La Soffitta 2012”, centro di promozione teatrale interno all’università, diretto da Marco de Marinis.

È proprio De Marinis ad aprire la giornata di incontri, tracciando le prime linee di un ritratto che, con segno personalissimo, ogni partecipante renderà più ricco e appassionato, con poche concessioni al sentimentalismo o all’impeto celebrativo che pare inevitabile in questo tipo di circostanze.
Con grande onestà, e con un pizzico di rimpianto, De Marinis ha cominciato sottolineando il distacco che ha caratterizzato, in vita, i rapporti tra Quadri e il mondo accademico. Finale addolcito dalla pubblicazione, proprio nell’ultimo volume edito dalla sua Ubulibri, di un intervento prefativo del professore, accolto da Quadri con sincero e divertito entusiasmo.


Poi un bel tributo dei figli Jacopo e Lorenzo “Hommage a Franco Quadri”, firmato da Jacopo Quadri. Un montaggio di immagini e altri materiali audiovisivi, con al centro la vita professionale del padre.


Continua Giuseppe Liotta, in veste di presidente dell’Associazione Nazionale Critici di Teatro, cui Quadri non volle mai aderire.
Ripercorrendo gli articoli usciti su Panorama tra il 1967 e il 1987, e osservando il genere di spettacoli da lui recensiti, Liotta infrange il mito di un Quadri “alfiere del teatro d’avanguardia”. Emerge piuttosto l’idea di una visione “organica” delle arti della scena, l’immagine di un critico molto attento a forme di teatro lontane da quelle che amava “costruire”. Un modello di critica teatrale “fuori dal giornalismo” e lontano da moduli “all’italiana”, volto a indagare il linguaggio della scena, la lingua dell’evidenza, per individuare gli elementi che rispondevano al proprio teatro mentale, al proprio progetto di teatro.

È la volta di alcuni collaboratori storici della casa editrice Ubulibri, Oliviero Ponte Di Pino e Renata Molinari. L’attenzione si sposta sul “Patalogo” e sulle ragioni che hanno fatto della Ubulibri, fondata da Quadri nel 1977, una delle eccellenze dell’editoria italiana. Misteriosamente, il segreto sembra essere “la competenza”. Qualità maturata nella scuderia di Valentino Bompiani, dove Quadri aveva lavorato all’Almanacco Bompiani: “La cosa più vicina al Patalogo prima che esistesse il Patalogo” afferma Ponte Di Pino. Inoltre, dal 1965 al 1969, aveva lavorato alla redazione della rivista “Sipario”, che faceva capo allo stesso gruppo editoriale. A ciò si aggiungano le altre esperienze redazionali, quella di traduttore, quella di scrittore, quella di critico.
Il progetto di una casa editrice di teatro e di cinema si inseriva in uno scenario di rinnovamento della cultura dello spettacolo molto più complesso di un semplice progetto editoriale. Quadri, infatti, era giornalista, organizzatore culturale ed editore.
A quel tempo, la critica teatrale non si allontanava dall’analisi del testo, marginalizzando lo spettacolo, mentre la portata della sua riflessione non andava “oltre Giorgio Strehler”. In questo contesto la figura di Quadri era considerata “perturbante”. Per risultare tale, non era necessario sostenere le avanguardie più spericolate, bastava sostenere Luca Ronconi.
Si trattava, dunque, di “restituire dignità culturale allo spettacolo e lavorare al rinnovamento delle arti della scena”.
Avere una visione diventava “un’azione politica”, occuparsi del presente un modo di “costruire memoria”.

Il “Patalogo” è lo strumento che meglio sintetizza questo atteggiamento verso la conoscenza, quel modello di “scrittura giornalistica” che Quadri aveva in mente. “Esiste un rapporto strettissimo tra la qualità della scrittura di Franco e la pagina – osserva Renata Molinari – La scrittura si modellava sulla pagina per essere vista, non soltanto per essere letta”. Una scrittura che mette la pagina “sullo stesso piano del pensiero”.
In questo senso il “Patalogo” era un lavoro di drammaturgia. I materiali erano disposti sulla superficie della pagina in modo che “parlassero”. Perché questo potesse avvenire, continua la Molinari, era necessaria precisione: “Il materiale può dirsi tale solo se è preciso fino all’esaurimento e inoppugnabile. Solo allora si può cominciare a montarlo, a farlo parlare, con precise priorità”.
Prima la parola degli artisti, poi la ricaduta sociale del fenomeno, successivamente la critica.
Oggi gli artisti sono loro.

Romeo Castellucci è intervenuto al convegno in maniera compunta, definendo quella di Quadri “una voce fondante”.
Per Gianni Manzella, Quadri è stato capace di dimostrare come “fare critica significhi portare il teatro nella vita e la vita nel teatro”.
Marino, in veste di “padrone di casa”, presta la voce alle parole di Marco Martinelli ed Ermanna Montanari. In una lettera ci raccontano di quando “deglutivano le parole” per il timore reverenziale che incuteva in loro la figura, seppur mite, di Quadri.
Luigi De Angelis ci offre un ritratto “cosmogonico” del critico. Parole commosse e fatte di sincera riconoscenza: “Le opere senza l’ipotesi del suo sguardo non sono più le stesse”.

Nell’era del web, Marino riflette sulla fiducia che Quadri aveva nel libro: un libro parziale, multiplo, aperto, politestuale, intertestuale.
Poi il ritratto “familiare” di Leonardo Mello e Cristina Ventrucci. Emerge un’immagine “paterna”, in cui tutte le persone che hanno lavorato con lui potranno riconoscersi.
Lorenzo Donati sottolinea saggiamente come la sua scomparsa sia “la fine di un’epoca” e riflette sullo stato della critica. Ci offre, inoltre, il frammento di una puntata di Radio Zolfo, realizzata insieme a Fanny & Alexander, in cui Quadri era stato ospite d’onore.
Ancora dedicato al “Quadri radiofonico”, grazie ai materiali presentati da Adele Cacciagrano, “Il quadrato senza un lato”, altra trasmissione radiofonica, ma della Rai, registrata a metà degli anni ’70.
A chiudere la giornata è Armando Punzo, che aveva eletto Quadri a spettatore privilegiato: “Nei momenti bui, sicuramente, sapevo che almeno uno era con me, e tante volte ci ho pensato”.

Noi concludiamo invece con le parole di Gianandrea Piccioli, lette per l’occasione da Renata Molinari: “Quadri ha fatto nella critica teatrale quello che Longhi ha fatto nella critica d’arte, ha costruito il correlato linguistico dell’oggetto della visione, ha fondato un linguaggio, un grado zero fenomenologico della scrittura, che in ampi equilibrati fraseggi esauriva sulla pagina lo spazio dell’evento scenico, venando l’emozione dello spettatore con la precisione dell’entomologo”.
“Io penso di non esagerare – qui ricomincia la voce della Molinari – sostenendo che il Patalogo sia l’equivalente di quello che per il progetto di Silvio d’Amico è stata l’enciclopedia dello spettacolo. Non un’enciclopedia dello spettacolo fatta ‘fino’ ai nostri giorni, ma ‘da’ i nostri giorni”.

 

 

No Comments

  • Peccati e peccatori ha detto:

    Tante belle parole… ma della Ubulibri, del Patalogo e della Redazione che ci ha lavorato fino all’ultimo che ne è?

  • Klp ha detto:

    E’ quello che cercheremo di capire nei prossimi giorni/settimane.

  • Speranzosi e senza speranza ha detto:

    A quel che è trapelato, già due membri della Redazione sono stati liquidati (e basterebbe questo… PARLIAMONE!) e gli altri due chissà… attendiamo fiduciosi anche se, a distanza di un anno, è scandaloso quello che è già successo e il fatto che del resto (se qualcosa sta succedendo o deve succedere) ANCORA non si sappia nulla!

  • Insperati peccatori ha detto:

    …prossima a essere fatta fuori pure l’ultima componente della redazione che era a part-time… rimane solo il segretario a far di conto…

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