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Frank Totino: insegnare improvvisazione teatrale

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Impromamut Workshop (photo: franktotino.com)Quando Keith Johnston, padre - insieme a Viola Spolin - dell’improvvisazione teatrale nella seconda metà del '900, ha comunicato agli organizzatori di Metodi Festival che non avrebbe potuto spostarsi dal Canada, ha indicato Frank Totino fra i suoi possibili sostituti.

E così Frank è arrivato in Toscana e ha lavorato, per circa 10 giorni a fine estate scorsa, sul metodo del suo maestro Keith Johnston, i cui capisaldi sono improvvisazione, trasformazione, narrativa e personaggio.
Il corso si è tenuto nella sede della residenza teatrale di Artimbanco, a Cecina, esplorando come tutti questi elementi interagiscono tra loro, al fine di costruire l'azione scenica. Facendo entrare più profondamente i partecipanti nella filosofia del metodo Johnston e spiegando come questo aiuti la spontaneità attoriale e l'interazione tra i personaggi.

Frank Totino ha lavorato fra teatro, cinema e televisione per gran parte della sua vita, sia come attore che come regista, insegnante e anche musicista.
La sua esperienza si è formata, oltre che alla scuola del maestro, anche in numerose università e scuole di recitazione, sia in Europa che in Canada. Attualmente sta producendo con Keith Johnston una serie di dvd sulla sua tecnica d'insegnamento.
La collaborazione con Johnston nasce nel 1976 con il Loose Moose Theater, quando si diffuse la modalità dei TheaterSports, e attualmente fa parte stabile del team che lavora a seminari itineranti.

La carriera di Totino si è sviluppata principalmente in Canada, una terra che negli ultimi decenni ha dato molto al teatro internazionale (basti pensare proprio a Johnston e Lepage), e per molti anni la sua esperienza si è svolta fra terra e mare, combinando la passione per la barca a vela, che richiede concentrazione e capacità di guardare avanti, con una tecnica che è invece di totale permeabilità da parte dell’attore degli stimoli che dall’esterno gli arrivano.

Il nostro confronto con lui è avvenuto a margine delle lezioni ad inizio del corso, mentre lavorava con gli studenti all’accettazione della scelta altrui sul palcoscenico, un momento chiave della dinamica dell’improvvisazione.
Infatti, come spiega a noi e ai suoi studenti, la maggior parte delle azioni di improvvisazione si blocca perché gli attori non sono in grado di sviluppare quanto dalle scelte altrui deriva, non accettando ciò che dagli altri arriva. Una chiusura che porta la dinamica della situazione scenica su un binario sterile.
La capacità di accettare le scelte dei propri partner di scena, e rilanciarne il potenziale creativo, diventa quindi il momento chiave del percorso formativo.

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