Glauco Mauri e Matteo Tarasco: Karamazov senza Karamazov

I Fratelli Karamazov di Dostoevskij (photo: Manuela Giusto)
I Fratelli Karamazov di Dostoevskij (photo: Manuela Giusto)

Prendete “I fratelli Karamazov” di Dostoevskij, con le sue atmosfere torbide rotte da squarci di sereno, l’intreccio di passioni, esistenze inquiete, straordinari personaggi e altrettanto straordinarie storie.
E ora dimenticatelo.
Assistete poi all’omonimo lavoro della Compagnia Glauco Mauri Roberto Sturno: vi apparirà più parente di uno sceneggiato televisivo che di uno spettacolo teatrale, e dico questo non come critica, bensì come intuizione o rimando.
Perché questo aspetto il pubblico del Teatro Era di Pontedera, dove è andato in scena in anteprima il lavoro, ha dimostrato di apprezzarlo. Ne sono testimoni i lunghi applausi finali e l’esiguo numero – forse una decina – di persone che si sono addormentate nel corso della rappresentazione. E questo nonostante la durata (quasi due ore e mezza con intervallo) e qualche incongruenza di troppo, soprattutto agli occhi di chi conosca il romanzo. Valga a mo’ di esempio la figura di Ivan – attorno alla quale si incentra l’intero lavoro – interpretata in scena da Roberto Sturno, che sembra nell’aspetto più il padre, che il secondogenito dei tre fratelli, e questo crea un po’ un effetto distonico.

La scenografia imponente – che si avvale sovente di un elemento “ingigantito” per delineare un ambiente, sia esso una porta, una finestra o uno specchio – si dimostra efficace per gli interni, così come i costumi scelti da Chiara Aversano per le due interpreti femminili. Gli abiti dei tre fratelli palesano invece, in alcuni particolari, una minore attenzione.

La pièce è suddivisa in quadri, ciascuno con un titolo ben preciso, che si staglia ad inizio di ogni scena in alto sul fondale. Ne risulta una (libera) versione ridotta rispetto all’originale, caratterizzata da numerosi tagli che escludono personaggi ed eventi fondamentali dell’opera letteraria (sono d’altronde scelte obbligate, in queste operazioni), una versione che punta sui personaggi principali, cercando di definirli con pochi tratti, quasi si avesse paura che il pubblico fatichi a seguire la trama, che in fondo, anche se accorciata, permane ancora abbastanza strutturata.


Purtroppo il romanzo che conosciamo perde però la sua unicità, l’impeto “narrativo”, la struttura incandescente e gli interrogativi che si porta dentro. Di conseguenza la messinscena pecca di potenza. Quel mondo tetro e limpido, carico di dubbi, passioni torbide, gelosie, altruismo, speranza e sofferenza, amore, discese nell’animo umano, tra etica e fede, ateismo e profonda religiosità, si fa da parte per lasciare spazio ad un “drammone” familiare che dista centinaia di verste dall’originale, sotto molti punti di vista, e in cui gli attori fanno quasi a gara a chi sta più sopra le righe.
Campione in tal senso ne è il Dmitrij Karamazov, interpretato da Laurence Mazzoni, tutto un esplodere di toni alti e gran gesticolare, eccessivo e ridondante; un personaggio che poco ha del complesso e tormentato mondo interiore del protagonista ideato da Dostoevskij.

Anche gli altri attori, sotto la regia di Matteo Tarasco, sembrano molto preoccupati di delineare con pochi tratti marcati i personaggi che interpretano. Risulta più felice la figura del vecchio padre Fëdor Pavlovič, ubriacone e grande inseguitore di sottane, personaggio a tratti ironico che più di una volta strappa risate al pubblico. Ne è interprete Glauco Mauri, e non c’è niente da aggiungere. Anche qui siamo lontani dalle pagine dell’autore russo, ma almeno non si cade nella trappola dell’eccessiva caratterizzazione e della ripetitività. Un po’ poco per fare di questi Karamazov un lavoro del tutto riuscito.
In scena alla Pergola di Firenze fino al 3 febbraio.

I FRATELLI KARAMAZOV
di Fëdor Dostoevskij
Libera versione di Glauco Mauri e Matteo Tarasco
con Paolo Lorimer, Pavel Zelinskiy, Glauco Mauri, Roberto Sturno, Laurence Mazzoni, Luca Terracciano, Giulia Galiani, Alice Giroldini
scene di Francesco Ghisu
costumi di Chiara Aversano
musiche di Giovanni Zappalorto
luci di Alberto Biondi
regia di Matteo Tarasco
Produzione Compagnia Mauri Sturno

durata: 2 h 25′ (compreso intervallo)
applausi: 3’

Visto a Pontedera, Teatro Era, il 19 gennaio 2019
Anteprima nazionale

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