Fuga a tre voci: Marco Tullio Giordana fra Bachmann e Henze

Fuga a tre voci (photo: teatrodidioniso.it)
Fuga a tre voci (photo: teatrodidioniso.it)

Quello di Ingeborg Bachmann e Hans Werner Henze è stato un sodalizio epistolare che ha fatto storia. Due giovani oltre la ventina si conoscono, uniti dagli stessi ideali di libertà e antinazismo che mal si collocano nella Germania del dopoguerra.
Innamorati del Sud, artisti per certi versi complementari, intraprendono uno scambio di lettere che va avanti per oltre vent’anni. Surreale oggi coglierne l’estrema profondità, in un contesto dove perfino la mail è già superata e i caratteri lasciano spazio ad abbreviazioni, simboli, intenzioni.

Nel loro dialogare invece nulla è superficiale: gli stati d’animo, le pulsioni, le paure prendono vita in un perfetto sodalizio che fa emergere le qualità dei due protagonisti. C’è un ritmo da partitura musicale nelle parole, un raffinato scambio che diventa gioco sublime.

Di tutto questo è ben cosciente Marco Tullio Giordana, regista e drammaturgo di questa “Fuga a tre voci”, che, innanzitutto, non vuole intralciare il perfetto scorrere del testo. La sua è una messa in scena in punta di piedi, quasi invisibile, ma con scelte chiare e precise.

Il compositore tedesco è Alessio Boni, mentre la poetessa ribelle è interpretata da Michela Cescon, direttrice artistica del Teatro di Dioniso, che firma la produzione.
Li troviamo seduti, nell’ambito dell’Estate Teatrale Veronese, microfono e leggio, incorniciati, o meglio intrappolati, in due quadrati di luce ciascuno. E’ la distanza fisica che nel teatro antico di Verona trova il suo luogo deputato, vista la lunghezza del palco. Al centro, giudice bonario, Giacomo Palazzesi esegue alla chitarra i pezzi dello stesso Henze, a scandire i momenti.
E poi una chicca: Boni è Henze mentre legge le lettere ricevute da lei, e così la Cescon è Bachmann intenta a leggere gli scritti inviati dal suo amato. Il pubblico sente quindi il femminile con voce maschile e viceversa.

Nel leggere non vive più il solo interpretare, ma anche la restituzione dell’emozione di chi, quelle parole, le sta ‘vivendo’ per la prima volta.
Difficile da rendere, piacevole da ascoltare. Si percepisce il feeling esistente tra i due attori e il regista così come, ancora una volta, la bellezza di un botta e risposta che fugge quanto possibile dalla noia della lettura a teatro.

Vi lasciamo infine alle nostre riprese, suggestivamente dall’alto, del Teatro Romano.

Fuga a tre voci
liberamente ispirato a Ingeborg Bachmann- Hans Werner Henze «Lettere da un’amicizia» (traduzione di Francesco Maione, a cura di Hans Holler, EDT, Torino 2008)
edizione originale: Ingeborg Bachmann- Hans Werner Henze: Briefe einer Freundschaft Herausgegeben von Hans Holler. © 2004 Piper Verlag GmbH, München/Berlin
drammaturgia e regia Marco Tullio Giordana
con Alessio Boni e Michela Cescon
musiche di Hans Werner Henze
eseguite dal vivo da Giacomo Palazzesi
ligth designer Gianni Carluccio
produzione Teatro di Dioniso
in collaborazione con Fondazione Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano

Durata: 1h 10′
Applausi del pubblico: 2′ 03”

Visto a Verona, Teatro Romano, il 12 settembre 2020

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