Fuga in città sotto la luna: Crippa, Calindri e il legame con gli animali

Cristina Crippa e Gabriele Calindri (photo: Luca Del Pia)
Cristina Crippa e Gabriele Calindri (photo: Luca Del Pia)

C’era una volta, e c’è ancora, un oscuro e profondo legame tra uomini e animali. Certo oggi, sulla scorta della sensibilità animalista, l’attenzione verso la natura è cresciuta. Il vincolo con il regno animale, tuttavia, non sempre è idilliaco né fondato sul rispetto.

“Fuga in città sotto la luna”, pièce bipartita tratta da “Favola” di Tommaso Landolfi e da “Il lupo mannaro” di Boris Vian, rivela una strana dicotomia: da un lato esistono animali troppo antropizzati, dall’altra uomini assai affini per sensibilità e comportamenti al regno animale.
Attingendo a due autori della letteratura della prima metà del Novecento, entrambi latori di concezioni della letteratura misteriosa e onirica, sposando Landolfi il sentiero favolistico-fantastico, Vian quello esistenziale-surreale, questo lavoro di Cristina Crippa andato in scena all’Elfo Puccini di Milano restituisce un originale ritratto della condizione dell’uomo, vista attraverso una vecchia cagna e un lupo vegetariano.

La matrice lirica marca entrambi i racconti, che nello spettacolo sono interpretati rispettivamente dalla stessa Crippa e da Gabriele Calindri. Si sedimenta una drammaturgia colta ma non intellettualistica, raffinata ma non aristocraticamente staccata dal reale. Affiora il senso della quotidianità, che qui verte sulla dialettica tra istinti e ragione, tra inconscio e consapevolezza. Sulla scorta di Landolfi e Vian, il lavoro cerca la suggestione fantastica e s’incammina sul sentiero del surreale.
Una pièce simmetrica composta di due monologhi dall’impianto registico tradizionale, sorretti da due interpreti classici che riescono a calarsi in una dimensione simbolica.


Marcata atmosfera vintage, interno d’appartamento borghese. Dal grammofono parte una canzone datata. Cristina Crippa, caninamente truccata, è un’aristo-cagna che prima di esalare l’ultimo respiro riunisce i figli e narra la propria vita, il suo rapporto complesso con gli umani, le difficoltà di comprensione e di relazione con quella razza così sussiegosa e insensibile. Lei, in tutta risposta, ha orgogliosamente urinato su una statua eburnea per rivendicarne la proprietà.
È un racconto tratto dalla raccolta di Landolfi “Il mar delle blatte e altre storie” del 1939. Affiorano nostalgie, suggestioni, echi di un tempo dominato da emozioni e sentimenti genuini così distanti da noi, da tratteggiare il genere favolistico già dalle prime parole.

Un cambio di luci, ed ecco che tocca a Gabriele Calindri dar vita al lupo mite, gentile, a tratti persino ingenuo di Vian.
Dapprima acuto osservatore dei comportamenti umani dal suo rifugio in un boschetto, il lupo, per uno strano morso subito da un uomo, assumerà sembianze antropomorfe. Si ritroverà pertanto a vivere suo malgrado in un mondo crudo, a scontrarsi con la corruzione, la prepotenza e l’ottusità dell’universo cittadino.

“Fuga dalla città della luna” è uno spettacolo carico di suggestioni oniriche. In quest’atmosfera fiabesca emerge una visione del genere umano non rassicurante, anche se non così caustica e critica come ci attenderemmo. Si approfondisce più che altro la spontaneità ferina, che rende gli animali più umani degli uomini.
Accurato il lavoro di scene e costumi impellicciati, con atmosfere jazz e bohemien che proiettano in un orizzonte trasognato. Le sovrapposizioni tra le due storie e i due personaggi sono rare. La seconda parte del lavoro è più vivida e dinamica della prima. Il lavoro registico di Crippa si esprime meglio decentrando lo sguardo dal proprio personaggio, che appare a tratti statico, privo di mordente, intriso di cliché recitativi che rischiano di naufragare in un’orgia di parole.

FUGA IN CITTÀ SOTTO LA LUNA
da “Favola” di Tommaso Landolfi e da “Il lupo mannaro” di Boris Vian
regia Cristina Crippa
scene e costumi Carlo Sala
luci di Nando Frigerio
suono e musiche di Giuseppe Marzoli
fonico e datore luci Giacomo Marettelli Priorelli
interpretato da Cristina Crippa e Gabriele Calindri
produzione Teatro dell’Elfo

durata: 1h e 10’
applausi del pubblico: 1’

Visto a Milano, Teatro Elfo Puccini, l’8 novembre 2018

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