Fuoco sul teatro in Sicilia. Ma son tutti colpevoli?

Etna in eruzione

Tutto in eruzione in Sicilia, non solo il teatro ma anche l’Etna, tornata a farsi sentire

Più di 70 persone, legali rappresentanti di altrettante realtà siciliane (e al pubblico meglio conosciuti nella veste di operatori teatrali o attori, direttori di teatri o di compagnie) sono indagati per truffa aggravata e falso nei confronti della Regione Sicilia. La notizia, resa nota la settimana scorsa a seguito di un’indagine condotta dalla Guardia di Finanza, è stata, se non un fulmine a ciel sereno per il mondo del teatro privato dell’isola, piuttosto una tempesta che li ha colpiti in un momento già non facile per la salute del settore.

Secondo le accuse, sarebbero stati percepiti indebitamente contributi regionali per 2 milioni e 300mila euro. Tra gli illeciti riscontrati sono emersi documenti falsificati, spettacoli “fantasma”, fatture false, costi dichiarati ma mai effettivamente sostenuti, e contributi previdenziali mai versati all’Enpals, l’Ente nazionale di previdenza e assistenza per i lavoratori dello spettacolo.

Mesi di indagini da cui risulterebbero irregolarità per 72 istituzioni culturali sulle 91 controllate, per finanziamenti regionali erogati a partire dal 2008, anno in cui è entrata in vigore la nuova normativa (la legge 25/2007).

Questa la descrizione dei fatti apparsa sugli organi di stampa, rilanciati da quotidiani locali e nazionali con enfasi forse eccessiva poiché, ad esempio, leggendo posizione per posizione, sono pochi i casi  di spettacoli organizzati con fondi regionali e mai andati in scena, o di ospiti di livello nazionale – si parla dell’attore comico Pippo Franco, ad esempio – mai realmente arrivati sull’isola.

Com’è ovvio, gli interessati in questo momento rimangono abbottonati.
Dalle testimonianze raccolte, però, emergerebbero principalmente irregolarità amministrative e fiscali di lieve entità (presunti mancati o ritardati pagamenti a Enpals e Siae per esempio), a volte perfino già sanate.

Proprio per questo non si sono fatte attendere le reazioni di operatori teatrali, attori, compagnie, preoccupati di tanto clamore da “caccia alle streghe” per una questione ancora tutta da chiarire.
Tra loro anche personalità di primo piano della scena teatrale contemporanea: dalla Compagnia Sud Costa Occidentale della palermitana Emma Dante al duo messinese Scimone-Sframeli, ma anche nomi di rilievo nel settore della danza e della musica per arrivare a realtà molto piccole, che magari con passione e tra mille difficoltà cercano di districarsi in una burocrazia italiana sempre scivolosa per mantenere viva l’offerta artistica nell’isola; compagnie conosciute solo in ambito regionale, ma divenute nel tempo punti di riferimento per un territorio che fatica a smarcarsi dalle dinamiche asfittiche del settore pubblico (che peraltro fagocita la stragrande maggioranza dei finanziamenti regionali).

Proprio su questi temi, negli ultimi mesi associazioni concertistiche, imprese teatrali, compagnie di danza e molteplici realtà del settore privato a vocazione pubblica hanno aderito agli “Stati generali dello Spettacolo in Sicilia”, unendo le proprie voci per denunciare l’aggravarsi dello stato di crisi «di un comparto che dà lavoro a migliaia di operatori, artisti e tecnici, oltre che a un vasto indotto di albergatori, artigiani e ristoratori», come si legge in un comunicato stampa diffuso a inizio febbraio.

In particolare gli “Stati generali dello Spettacolo in Sicilia”, gruppo di operatori nato più di un anno fa e composto, tra gli altri, dagli aderenti alla rete di drammaturgia contemporanea Latitudini, dal Circuito Musicale Siciliano e dal Coordinamento Regionale Danza Organizzata, denunciavano il costante svilimento «del settore da noi rappresentato, privilegiando esclusivamente le fondazioni e i grandi teatri pubblici, che non si sono distinti per buone pratiche né per capacità manageriale di gestione, dissipando, nel corso degli anni, ingenti risorse», e chiedendo così un «tavolo tecnico tra Regione, sistema pubblico e privato, affinché l’investimento nelle attività di spettacolo dal vivo assuma le caratteristiche di una progettualità condivisa, ampia e ben pianificata», per uscire dall’emergenza, e divulgare e promuovere processi artisici che altrimenti rischiano davvero di scomparire.

Klp ha cercato in questa settimana di capire un po’ la portata di quest’inchiesta, andando oltre il clamore mediatico, per una vicenda che merita d’essere valutata per la sua reale e concreta portata.
E mentre c’è chi muove l’accusa di voler affossare, in questo modo, il teatro privato in Sicilia, occorrerà aspettare il lavoro della Magistratura affinché si faccia completa e definitiva luce, a partire da ciascun singolo caso, senza fomentare un discredito generalizzato facendo “di tutta l’erba un fascio”.

Del resto è interesse di tutti (tranne di eventuali e reali disonesti) la voglia di fare chiarezza sulla vicenda. «Alla luce del provvedimento, notificatomi peraltro in ritardo rispetto a quanto apparso sulla stampa, risulta oggi più comprensibile quello che mi viene contestato – è uno dei pochi a rilasciare dichiarazioni il messinese Giuseppe Ministeri, della compagnia teatrale Daf-Teatro dell’Esatta Fantasia – Lo chiarirò con gli organi competenti e nelle sedi opportune, preciso però che mi viene contestata la correttezza di una dichiarazione e nulla sul piano dell’organizzazione dei cosiddetti “spettacoli fantasma”. La preoccupazione è che ci sia una grande confusione sul settore, e non vorrei che un problema economico, legato alla carenza di fondi, e di conseguenza anche politico, si intersecasse invece su un’azione, sacrosanta, di controllo, che deve essere portata avanti da chi ha il compito di farlo».

Anche l’Associazione nazionale critici di Teatro – Sicilia, si è espressa sulla vicenda: «Sentiamo la necessità e l’urgenza di prendere posizione e di richiamare l’attenzione su quanto sta accadendo in Sicilia, in particolare sulle indagini che riguardano 72 compagnie, beneficiarie di contributi regionali per l’anno 2008, ma soprattutto sulle modalità spesso superficiali e odiose con cui diversi mezzi di stampa stanno diffondendo la notizia – si legge nella nota, puntando a una ricostruzione chiara dei fatti ed evitando «dannose generalizzazioni che rischiano di mettere in ginocchio e spegnere definitivamente compagnie e realtà sane ma economicamente fragili che andrebbero invece difese e tutelate».

Naturalmente Krapp continuerà a seguire la vicenda nei suoi sviluppi.

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