Fuori Luogo: dal teatro-monumento al teatro-movimento

L'asta del Santo degli Omini
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Per un Natale ‘diverso’… L’asta del Santo degli Omini

È iniziata venerdì scorso con “Zombitudine” (di e con Elvira Frosini e Daniele Timpano) la terza edizione di Fuori Luogo, stagione di teatro contemporaneo di La Spezia, organizzata da Compagnia degli Scarti, CasArsA Teatro, Balletto Civile e Comune della Spezia, con la direzione artistica di Renato Bandoli, Andrea Cerri e Michela Lucenti.

La stagione ospiterà Gli Omini, Civilleri/Lo Sicco, Punta Corsara, Patrizia Aroldi e Carrozzeria Orfeo, mentre la sezione danza vedrà in scena Virgilio Sieni e l’anteprima nazionale del nuovo lavoro di Balletto Civile, dal titolo provvisorio “Esercizi di stupidità”.
La terza edizione di Fuori Luogo si chiuderà nel mese di maggio con “NO RECESS!! Niente intervallo”, nuovo spettacolo conclusivo del laboratorio con gli studenti guidati dalla Compagnia degli Scarti.

All’interno della stagione saranno presenti anche tre laboratori di natura diversa, con César Brie, Renzo Francabandera e Massimiliano Civica.

Abbiamo intervistato Renato Bandoli e Andrea Cerri per sapere un po’ di più di questa esperienza in terra ligure giunta al terzo anno di vita.

Fuori Luogo è giunto alla terza edizione. Puoi già fare un bilancio?
R. B. Fuori Luogo è nato soprattutto dall’esigenza di proporre al pubblico della nostra provincia forme, poetiche e linguaggi del teatro contemporaneo. Quando siamo partiti con la prima edizione volevamo offrire qualcosa di nuovo alla città e ai giovani, al pubblico di domani. Avevamo la percezione di un “bisogno” di cultura teatrale innovativa per un territorio come il nostro da troppo tempo fuori dalle rotte di navigazione dell’arte teatrale contemporanea, ma non potevamo immaginare quanto la componente più giovane della città avrebbe apprezzato e si sarebbe lasciata coinvolgere.
Fin dall’inizio abbiamo stretto una relazione di fiducia con il pubblico, che ci ha gratificato con presenze ‘sold out’ a tanti spettacoli. Il fatto, poi, che tre quarti dei nostri sostenitori sia under 30 – sia in sala che nei laboratori di formazione – ci riempie d’orgoglio.
Se si volesse condensare in una battuta la natura più profonda di Fuori Luogo si potrebbe dire che, con le prime edizioni, c’è stato il passaggio “dal teatro-monumento al teatro-movimento”. Partendo dal principio che “il teatro non è un mausoleo” bensì l’esperienza vivente possibile di una comunità, che smuove energie, che crea nuove forme di socialità e di cultura, Fuori Luogo sta dimostrando di essere “motore di un movimento” culturale nel nostro territorio.

Il progetto si è allargato, sia dal punto di vista delle iniziative che di quello dei soggetti coinvolti.
A. C. Il progetto naturalmente sta crescendo, sta diventando più articolato: oltre agli spettacoli in cartellone, diamo sempre più risalto agli incontri con gli artisti, alle performance pre-spettacolo, ai laboratori annuali con gli studenti, a quelli di alta formazione e a quelli di formazione per il pubblico.
Per la prima volta abbiamo partecipato ad una produzione in residenza – ospitata in apertura di questa terza edizione (Zombitudine, coprodotto con la Tosse di Genova e il Teatro dell’Orologio di Roma) -. In stagione debutterà, in coproduzione con il Teatro Due di Parma e il Teatro Galpon di Ginevra, il nuovo lavoro di Balletto Civile.
Anche quest’anno fa parte della nostra sfida la sezione danza e lo spettacolo di punta sarà “Osso” di Virgilio Sieni, per la prima volta a La Spezia.

Quali sono le difficoltà maggiori?
A. C. La necessità sarebbe quella di allargare lo staff organizzativo per mantenere un livello sempre alto di qualità. Ci teniamo a trattare con dignità gli artisti, garantendo l’ospitalità e riconoscendo un cachet. Si tratta di una precisa scelta politica, che naturalmente pesa sull’economia della rassegna, e siamo determinati a non alzare il prezzo del biglietto. Ci si trasforma così in funambolici ricercatori di fondi, sponsor privati e quant’altro possa rimpinguare le casse di Fuori Luogo e permetterci di pagare chi lavora per la sua buona riuscita. Spesso lo facciamo in modo volontario.

Come vedete il festival in un futuro prossimo?
A. C. Nonostante i già ottimi risultati, Fuori Luogo deve ancora crescere e radicarsi, è una creatura che ha bisogno di molte cure ed attenzioni. Il lavoro sarà ancora lungo e faticoso. Nel futuro vorremmo investire ancora di più sulle residenze e sulle co-produzioni. Riuscire a creare un polo creativo che possa attrarre artisti, anche dall’estero, e dare la possibilità ai nostri giovani di potersi confrontare con loro.

Chi vi piacerebbe ospitare e perché?
A. C. Vorremmo ospitare di nuovo alcuni artisti che sono passati di qui e hanno lasciato il segno, e compagnie importanti che ancora non siamo riusciti ad ospitare e far conoscere al nostro pubblico.
Un altro obiettivo è quello di far crescere anche le nostre giovani realtà teatrali e scoprire che, proprio grazie a Fuori Luogo, qualcuno dei partecipanti ai laboratori e alle altre attività collaterali ha trovato la sua strada e ha deciso di continuare a lavorare e a vivere attraversando il teatro.

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