Future man: l’uomo del futuro di Mauro Astolfi privo di emozioni

Future Man (photo: Paolo Porto)
Future Man (photo: Paolo Porto)

Il destino e il futuro sono da sempre grandi tematiche su cui l’essere umano ha riflettuto e teorizzato. Nell’Ottocento la questione venne principalmente affrontata attraverso la letteratura: pensiamo alla straordinaria triade di romanzi per ragazzi di Jules Verne o anche a “La macchina del tempo” di Orson Wells. Con l’avvento del cinematografo divenne fonte di scrittura creativa per numerose sceneggiature che hanno segnato la storia del cinema. Si sono immaginati mondi futuristici, altamente tecnologici, nei quali la figura umana, come nella “Metropolis” di Lang, coesiste e combatte con macchine animate da volontà autonoma e dove il tempo biologico dell’uomo rischia di soccombere sotto la velocità della tecnologia stessa.

L’esigenza di capire e offrire una possibile soluzione al connubio che lega uomo ed evoluzione tecnica sembra non essersi ancora del tutto esaurita. La questione appare ancora aperta: qual è l’avvenire della condizione umana in rapporto con le macchine? Il tema non è semplice, anche se già tanto è stato detto in merito.

Il 30 novembre, nel corso del secondo appuntamento della stagione del Balletto Teatro di Torino, una delle più interessanti formazioni contemporanea italiane, lo Spellbound Contemporary Ballet, ha presentato lo spettacolo “Future Man”, una nuova e possibile risoluzione della questione.


La coreografia di Mauro Astolfi si presenta però enigmatica e spinge l’osservatore a riflettere sulla difficoltà comunicativa di un possibile epilogo del problema anche attraverso la danza.

Astolfi presenta l’uomo del futuro come bramoso di conoscenza, un essere che cerca di scrollarsi dalle proprie spalle il passato: un “uomo che vive pensando che, gestendo il presente con distacco e rifiutando il passato, avrà sicuramente un momento ottimale e migliore in futuro”. Il passato quindi deve essere accuratamente rimosso e accantonato, come fosse un indumento da riporre in un cassetto. Ma non è semplice attuare questa rimozione proprio perché il passato si ripresenta sempre e blocca l’uomo “in una sedia – spiega il coreografo – a sistemare le sue cose in una spasmodica ricerca di un ordine delle cose esterne”.
In scena una serie di magliette vengono piegate con cura ma compulsivamente.

Anche nel rapporto col presente l’uomo del futuro risulta distaccato, volutamente apatico nei confronti del mondo che lo circonda. L’unico scopo è distaccarsi dalla realtà, presente e passata, per perseguire una ricerca oracolare del divenire.

Da questa premessa nichilista ci si aspetterebbe forse un assolo, la presenza di un unico corpo che vaga per il palcoscenico/mondo svuotato del proprio essere e in completa solitudine meditativa. Ma così non può essere perché nel mondo persiste la struttura della società, unica resilienza del nostro presente. E dunque anche l’uomo del futuro sarà accompagnato dai fedeli compagni, tutti accomunati dal medesimo obiettivo di cancellazione del ricordo. I rapporti sono freddi, i volti privi di espressione, i corpi svuotati da qualsiasi espressione di emozione, con gesti e interazioni per lo più violenti.

Il ricordo di un passato emotivo tenta però la propria riemersione, cerca il proprio spazio nel nuovo mondo. I sentimenti invadono per brevi istanti alcuni danzatori che, a turno, tornano a riappropriarsi di una danza morbida, fluida e nella quale il gesto si riappropria di un significato simbolico prima assente. I danzatori ne sono scossi: istanti fulminei che vengono prontamente sedati dall’uomo del futuro, che interviene con il suo tocco per ricondurre sulla strada dell’apatia.
Nessun danzatore prevale sull’altro. I momenti solistici sono percepiti con difficoltà dallo spettatore, la cui attenzione è attratta dalla scena nel suo complesso e dalla forte unità che lega il gruppo anche negli istanti di separazione coreografica. Questo legame di unione dei corpi danzanti trova la sua origine dalla condivisione di un linguaggio tecnico volutamente anti-mimetico, eseguito con energia costante e nervosismo.
Il tentativo di eliminare qualsiasi traccia di esperienza passata si traduce attraverso un disegno coreografico slegato da qualsiasi struttura drammaturgica. I movimenti, le sequenze e i gesti appaiono deprivati di una logica costruttiva. A emergere è la mera composizione estetica, l’accostamento studiato di passi il cui unico scopo è esaltarne l’esecuzione.

Il genere umano sembra diventare per Astolfi una sorta di marionetta priva di controlli esterni, gli uomini sono una schiera di corpi perfetti ma defraudati di ogni passione, pronti ad agire con una tecnica impeccabile in un mondo i cui stimoli rimarranno inascoltati.

FUTURE MAN
Coreografia Mauro Astolfi
Disegno luci Marco Policastro
Ideazione costumi Mario Laterza
Danzatori Compagnia Spellbound Contemporary Ballet

applausi del pubblico: 4′

Visto a Collegno (Torino), Lavanderia a Vapore, il 30 novembre 2019

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