Gala. Il nostro corpo in scena con Jérôme Bel

Gala (photo: jeromebel.fr)
Gala (photo: jeromebel.fr)

«Ma è Sonia, quella?». È proprio Sonia, la più famosa ristoratrice cinese dell’Esquilino, quella su via Principe Eugenio, con tutte le foto dei vip alle pareti! Sonia! È vestita di fucsia, con paillette, oggi, e balla al Teatro Argentina.

Noi spettatori: tanti sono i modi per metterci in crisi, o per tentare di ridefinirci un ruolo. Girando per le proposte di Short Theatre 2018 è evidente come molti artisti ci lavorino su, il tema è centrale da decenni (giusto l’anno scorso in quegli spazi Hans-Thies Lehmann si soffermava su questa come questione centrale della contemporaneità). Si è già parlato di Tiago Rodrigues e della sua radicalità ‘fenomenologica’, e non si può non citare la tappa romana dell’“Uomo che cammina” di Dom- (Sirna-Delogu) di cui parleremo nei prossimi giorni, ma anche VicoQuartoMazzini, nella sua installazione, di cui diremo in relazione ai risultati del progetto Fabulamundi Playwriting Europe, che coinvolge la Romania.

Ma “Gala” di Jérôme Bel, spettacolo del 2015 in prima nazionale, è la più semplice, preziosa lezione di democrazia palco-platea che abbia calcato finora le scene di Short Theatre, così senza retorica che è persino faticoso parlarne. Una lezione nel senso migliore del termine: convince la mente con la sua onestà ed entusiasma il cuore, pur non rischiando mai il patetico. E non lascia semplicemente abbagliati, ma risucchia irresistibilmente nel suo mondo.


Questo spettacolo di venti danzatori (quasi tutti) non professionisti punta diritto alla meta di un discorso generale, pur avendo ben chiaro il corretto svolgimento delle singole operazioni sceniche, e la necessità di tenere vigile la curiosità dello spettatore.
I protagonisti, diversi di città in città, molteplici in tutti i sensi, danno a turno dimostrazione di brevi passi di danza (“balletto”, “valzer”, “Michael Jackson” ecc., come recita un cartello in scena).
È una specie di campionario di come le diverse configurazioni fisiche si accostano al medesimo gesto, con abilità, età e rapporti di proporzioni diverse, o con diverse idee di cosa del gesto valga la pena esaltare, e cosa sia invece possibile lasciare per strada. Campionario quindi di corpi, ma anche di cervelli, di operazioni complesse che li legano.

Il passo successivo è l’espressione di un breve lavoro individuale coreografato dallo stesso singolo danzatore (“compagnia compagnia” recita il cartello), che l’intero gruppo con acribia tenta di rifare, regalando nuovamente quella sorpresa dell’interpretazione di cui si diceva prima, in delicato equilibrio tra improvvisazione personale, possibilità oggettive, calcolo di convenienze.

Da dove vengono queste mini-coreografie proposte dai danzatori ai loro colleghi? Da ogni parte: dal desiderio, che si indovina pungente, di mostrare cosa si è buoni a fare nel proprio campo, che sia quello della danza amatoriale, sportiva, da dopolavoro o da centro anziani, o quello della pura prestazione fisica; l’ostensione innamorata e orgogliosa del proprio patrimonio culturale; l’affettuoso spiraglio aperto al pubblico sul segreto di un esercizio privato, magari relegato alle mattinate solitarie, in una casa vuota con la musica a palla.

E come sono create, a quale quadro coreografico si ispirano? A tutti, anche qui, insieme o separati. Un corpo può lasciarsi attraversare dal ritmo o sfidarlo, imitare il movimento di altri corpi più eleganti, belli, educati, operare una traduzione dei canoni della danza visti, amati, invidiati, traducendoli nella lingua unica del proprio corpo, che resiste alle standardizzazioni. Può imitare elementi dell’ambiente naturale, onde del mare, volo di uccelli, in una forma di commovente graffito rupestre della danza, o fingere di sentirli su di sé, mettendo in scena il proprio corpo di attore; può interpretare la storia che narrano le parole di una canzone o semplicemente lasciarsi andare al puro bisogno di aria, di spazio, caoticamente, e lanciarsi in fuga, o ergersi in accelerazioni verticali. Una corsa, un balzo, un aprire le braccia, chiuderle.
Tutto è accettato, ma solo grazie a una preventiva indicazione: l’ottica dello spettatore esterno deve saltare.

Il giudizio è vietato, siamo qui per provare la forma alta di compassione dell’immedesimazione – ma il temine è scorretto ed è troppo poco: non ci sentiamo come loro, siamo loro. Siamo Sonia (al secolo Zhou Fenxia) che sorride, siamo Giacomo Curti, attore e indefesso danzatore in carrozzina, siamo la majorette impeccabile, l’ineffabile spilungone, la dolce autrice di una spaccata imprevedibile che squassa di applausi la platea, o la ragazzina bionda dalle mani lunghe e loquaci, o ancora la fanciulla dai capelli rossi che fiorisce nel finale, dopo una quiescenza lunga tutto lo spettacolo sulle note di “New York New York” (per l’occasione cambiata in Romà-Romà).
O, se non siamo loro, siamo sicuramente uno dei venti nomi che affollano la locandina.

Inutile nascondersi: è un’esperienza bellissima. E nel tripudio misto di consensi familiari e scrosciante entusiasmo verrebbe voglia di gridare, nascosti nella folla finalmente amica, l’antico motto: «Ognuno secondo le sue capacità, a ognuno secondo i suoi bisogni!».

Gala
Jérôme Bel
ideazione Jérôme Bel
con Anastasia Cristini, Andrea Ginevra, Cecilia Borghese, Chiara Lupi, Ella David, Emiliano Argentero, Giacomo Curti, Gioele Fangano, Komara Djiba, Lucia Cammalleri, Lucia Lucidi, Luisa Merloni, Nedzad Husovic, Nicola Gentile, Nina Solfiti, Riccardo Festa, Riccardo Peyronel, Sergio Morgia, Patrizia Vosa, Zhou Fenxia (Sonia)
assistente Maxime Kurvers
assistenti per riallestimento locale Chiara Gallerani e Henrique Neves
eseguito da casting in corso
produzione R.B. Jérôme Bel (Paris)
coproduzione Dance Umbrella (London), TheaterWorks Singapore/72-13, KunstenFestivaldesArts (Brussels), Tanzquartier Wien, Nanterre-Amandiers Centre Dramatique National, Festival d’Automne à Paris, Theater Chur (Chur) e TAK Theater Liechtenstein (Schaan) – TanzPlan Ost, Fondazione La Biennale di Venezia, Théâtre de la Ville (Paris), HAU Hebbel am Ufer (Berlin), BIT Teatergarasjen (Bergen), La Commune Centre dramatique national d’Aubervilliers, Tanzhaus nrw (Düsseldorf), House on Fire con il sostegno di programma culturale di Unione Europea
con il sostegno di Centre National de la Danse (Pantin) and Ménagerie de Verre (Paris) nell’ambito di Studiolab per la fornitura degli spazi di prova
ringraziamenti i partner e i partecipanti di Ateliers dance et voix, NL Architects e Les rendez-vous d’ailleurs
R.B Jérôme Bel è supportato dalla Direzione regionale degli Affari Culturali dell’Ile-de-France, Ministero della Cultura e della Comunicazione francese, dell’Istituto francese, Ministero degli Affari Esteri francese, per i suoi tour internazionali e ONDA – Ufficio Nazionale della Diffusione Artistica – per i suoi tour in Francia
R.B. Jérôme Bel
consulenza artistica e direzione esecutiva Rebecca Lee
direttore di produzione Sandro Grando
consulenza tecnica Gilles Gentner
foto di locandina José Frade
si ringrazia Balletto di Roma, Centro Sociale Anziani Testaccio, Progetto Civico Zero, DAF Dance Arts Faculty / Spellbound Contemporary Ballett

durata: 1 h 30’’
applausi del pubblico: 3′ 30’’

Visto a Roma, Teatro Argentina, il 10 settembre 2018

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