Garden: Nut e il teatro coreografico

Garden - Nut

Garden – Nut (photo: Antonio Pinnetti)

Generalmente, quando andiamo a teatro, scegliamo cosa vedere sulla base del nostro gusto o dell’interesse che abbiamo nei confronti di un genere piuttosto che di un altro: vado a vedere uno spettacolo di prosa o uno spettacolo di danza? Meglio il teatro sperimentale o il teatro danza?

Qualunque cosa si scelga, certamente la maggior parte delle volte gli spettacoli sono incastrati in un genere abbastanza preciso, che siamo abituati ad incasellare nei nostri schemi mentali. Non che questo sia un limite, ci mancherebbe. Ma cosa succede quando ci ritroviamo a vedere uno spettacolo che non è uno spettacolo, che è danza ma non proprio, che ha delle coreografie e dei respiri ma non è teatro danza, dove non c’è parola, ma il corpo parla una lingua tutta sua?

Succede che quello a cui assistiamo è, per una volta, poesia. Ecco quello che tenta di fare (riuscendoci) la compagnia Nut, che ha presentato nelle settimane scorse all’Out Off di Milano il suo ultimo lavoro, “Garden”.


Lo spettacolo, che forse sarebbe meglio chiamare ricerca coreografica (secondo la loro stessa definizione), è uno studio sul flusso e sull’armonia, sulla composizione come processo musicale e dinamico.
Quattro uomini del nostro tempo, tre uomini e una donna, intraprendono un viaggio tra morte e resurrezione, ricerca e ritrovamento, perdita e solitudine. I danzatori Barbara Geiger e Franco Reffo, affiancati dai due attori Alessio Calciolari e Lorenzo Piccolo danno vita ad un percorso di corpi che si scontrano e si incontrano crudamente, senza violenza ma con un’onestà e una verità lucide, concrete.

Nell’obiettivo del lavoro si parla di una ricerca meditativa e drammaturgica sull’uomo moderno, che cerca in se stesso dove l’occhio non vede, alla scoperta di un nuovo modo di agire. Un intento che avrebbe potuto rivelarsi un po’ eccessivo ed eccessivamente ragionato, ma che così rimane solo nelle ipotesi, visto che lo spettacolo in realtà ha tutta la freschezza e la bellezza di corpi liberi che rimandano a tante immagini e suggestioni, corpi che emozionano e trasportano in mondi altri, non necessariamente quelli indicati dai creatori, ma non per questo meno interessanti.

Il concetto è che definire e descrivere un lavoro simile diventa allora difficile, e forse perfino fuorviante e pericoloso, perché il suo bello è proprio la libertà che lo spettatore ha di ritrovarsi nel respiro dei performer senza uno schema di riferimento, potendo godere della forza evocativa delle immagini sulla scena.
Intrigante l’assolo di Barbara Geiger, che mostra una schiena nuda, sudata, forte, che evoca animali e strane figure, dando vita a un momento di attesa e stasi, prima di riunirsi con gli altri protagonisti, in un caos dove tutti sono parte dell’uno, e la complessità è l’unica cosa che consente di andare avanti.
Uno spettacolo da vedere.

GARDEN
con: Barbara Geiger, Franco Reffo, Alessio Calciolari, Lorenzo Piccolo
durata: 55’
applausi del pubblico: 3′ 40”

Visto a Milano, Teatro Out Off, il 16 novembre 2012


 

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