Genesi di una denuncia. Gomorra si racconta

Gomorra

Di Leva e Pantaleo in Gomorra (photo: teatrostabilenapoli.it)

“Sono nato in terra di camorra, nel luogo con più morti ammazzati d’Europa, nel territorio dove la ferocia è annodata agli affari, dove niente ha valore se non genera potere. Dove tutto ha il sapore di una battaglia finale”.

E questa battaglia di potere dagli innumerevoli risvolti, Roberto Saviano sceglie di raccontarla attraverso parole che si concretizzano in forme espressive diverse ma tutte pregnanti: Gomorra il libro, Gomorra il film, Gomorra lo spettacolo teatrale. E proprio quest’ultimo, in realtà, ha stimolo alla vita quasi per primo. “Ancora non era uscito [il libro ndr] che mi si avvicinarono in due, un regista ed un giovane attore a chiedermi di poter trasformare qualsiasi cosa avessi scritto in forma teatrale”.

“Quando io ed Ivan Castiglione conoscemmo Roberto Saviano e avemmo l’occasione di leggere alcuni suoi scritti – ripercorre il regista Mario Gelardi – capimmo subito che ci trovavamo davanti ad un autore dallo stile assolutamente inedito per il panorama letterario italiano”.

“Quando decidemmo assieme ad Ivan Castiglione di farne un progetto teatrale avevo in mente proprio un gruppo di persone giovani e di attori che potessero provarsi in qualcosa di nuovo, e le loro esperienze potessero essere nuove, lontano dai percorsi soliti o dai mostri sacri teatrali – racconta Saviano – Il teatro è uno spazio altro, altro da media, dai fogli, né piazza né stanza […] Il Teatro muta in voce ciò che è parola, concede viso, copre con un mantello di carne le parole, senza opprimerle anzi scoprendole, dandole epidermide e quindi rendendo storie di un luogo d’ogni luogo, una faccia tutte le facce, e questo è ciò di cui il potere, qualsiasi potere, ha più paura. Perché non hanno più volti i loro nemici, ma ogni volto può divenire nemico”.

“Camorra è una parola inesistente, da sbirro – scrive Saviano nel Gomorra libro – Usata dai magistrati e dai giornalisti, dagli sceneggiatori. È una parola che fa sorridere gli affiliati, è un’indicazione generica, un termine da studiosi, relegato alla dimensione storica. Il termine con cui si definiscono gli appartenenti a un clan è Sistema […] Il Sistema è cresciuto come una pasta messa a lievitare nei cassoni di legno di periferia. Ben 71 comuni in Campania sono stati sciolti dal 1991 a oggi. Soltanto 9 comuni su 92 della provincia di Napoli non hanno mai avuto commissariamenti, inchieste, monitoraggi. Le aziende dei clan hanno determinato piani regolatori, si sono infiltrate nelle Asl, hanno acquistato terreni un attimo prima che fossero resi edificabili e poi costruito in subappalto centri commerciali, hanno imposto feste patronali e le proprie imprese multiservice, dalle mense alle ditte di pulizie, dai trasporti alla raccolta dei rifiuti. Mai si era avuta una così grande e schiacciante presenza degli affari criminali nella vita economica di un territorio come negli ultimi dieci anni in Campania”.

“I boss non hanno avuto alcun tipo di remora a foderare di veleni i propri paesi, a lasciar marcire le terre che circoscrivono le proprie ville e i propri domini. La vita di un boss è breve, il potere di un clan tra faide, arresti, massacri ed ergastoli non può durare a lungo. Ingolfare di rifiuti tossici un territorio, circoscrivere i propri paesi di catene montuose di veleni può risultare un problema solo per chi possiede una dimensione di potere a lungo termine e con responsabilità sociale. Nel tempo immediato dell’affare c’è invece solo il margine di profitto elevato e nessuna controindicazione”.

Stavolta recensire diventerebbe forse retorico. Tanto è già stato detto, ovunque, su “Gomorra” e su Saviano. Decidiamo allora di lasciar spazio alle parole, a quelle che hanno costretto un ragazzo neppure trentenne a una vita blindata da angosce e minacce di morte. Per questo stavolta non raccontiamo cosa è stato sul palco.

Ci limitiamo ad un unico grande applauso ai bravi Francesco Di Leva (Pikachu) e al giovane Adriano Pantaleo (Kit Kat), a cui si unisce quello per il sarto Pasquale, interpretato da Ernesto Mahieux.

“Gomorra” è l’enfasi napoletana, nel bene e nel male, è ritmo ribelle che si fonde con la denuncia e gli amari sorrisi. Perché, come viene quasi implorato a inizio spettacolo a noi, spettatori di Casal di Principe, “capire è l’unico modo che avete per difendervi”.

GOMORRA
di Roberto Saviano e Mario Gelardi
regia Mario Gelardi
con Ivan Castiglione, Francesco Di Leva, Giuseppe Gaudino,
Giuseppe Miale di Mauro, Adriano Pantaleo
e con la partecipazione straordinaria di Ernesto Mahieux
scene Roberto Crea
costumi Roberta Nicodemo
musiche Francesco Forni
immagini Ciro Pellegrino
foto di scena Marco Ghidelli
una produzione Mercadante Teatro Stabile di Napoli
durata: 1h 43′
applausi del pubblico: 2′ 15”

Visto a Torino, Teatro Baretti, il 12 ottobre 2008

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