Germinal: ripartire da zero, a teatro

Germinal

Germinal (photo: © Alain Rico)

In principio, nulla. Poi, un fascio di luce. Poi un altro. Quattro persone in scena. Il resto è buio. Comincia in silenzio, e in silenzio continua almeno per i 15 minuti successivi (fatta eccezione per le risate del pubblico) lo spettacolo “Germinal“ di Halory Goerger e Antoine Defoort, di scena al 104, nel nord di Parigi, un tempo servizio municipale di pompe funebri, oggi immenso contenitore artistico situato nel cuore del quartiere di Stalingrad.

La performance, che non ha nulla a che vedere con il romanzo omonimo di Zola, chiama in causa piuttosto l’etimologia della parola, nel tentativo di tracciare ontologicamente il mondo, l’uomo, il linguaggio, il pensiero, a partire dalla scatola nera del teatro.

Catapultati in scena quattro attori, tra cui i due registi, si muovono smarriti sul palco completamente vuoto. Attraverso l’uso improprio di un mixer hanno scoperto di poter materializzare i propri pensieri, come nuvolette di un fumetto, e si lanciano alla scoperta della comunicazione, come pionieri dell’umanità parlante e pensante, sperimentando a ogni mossa le prime basilari facoltà umane, quella di formulare un’idea, quella di poter fare astrazione, di utilizzare la voce, di poter parlare tra loro e reagire alle parole dell’altro. Individui normali, contemporanei, vestiti con i propri abiti e i propri nomi di persona, vivono una preistoria cognitiva, ripartendo da zero, negli 8 metri quadri di palcoscenico, punto di partenza per ri-costruire l’universo.


La scoperta del suono, del rumore degli oggetti continua sfiorando l’inverosimile, in un gioco che coinvolge retorica e assurdo attraverso un uso magistrale dell’ironia, del linguaggio, del virtuosismo verbale. Dalla pantomima si passa alla poesia, al canto, fino alla vera e propria dissertazione metafisica e civile, nel momento in cui, una volta scoperta l’esistenza dell’uomo, quattro individui diventano improvvisamente una micro-società, con il bisogno di darsi regole, ruoli, convenzioni.

Si oscilla fra arti plastiche e teatro, riflessione ontologica e sketch, seguendo la scia delle altre opere del duo Goerger-Defoort. Artisti plastici per vocazione, con un passato il primo presso l’Accademia delle Belle Arti, il secondo in Scienze dell’Informazione, Goerger e Defoort fanno dei materiali e degli oggetti altrettanti attori presenti in scena, attribuendo loro una vera e propria parte, riciclandoli, assegnando identità multiple e la facoltà di modificare il corso degli eventi.

Secondo Goerger “Germinal è il primo lavoro di ricerca teatrale” che reinventa il teatro, a partire dai suoi stessi elementi: un mixer, microfoni, casse d’amplificazione, le tende delle quinte. Un “sistema endogeno generativo”, l’hanno definito i due, una performance senza una vera trama, con una logica talmente rigorosa da sfiorare il ridicolo, e che, grazie a una scrittura magistrale e a un ritmo sapientemente ben calibrato, riesce a incuriosire fino agli ultimi minuti, quando i quattro si rendono conto che la conclusione scientifica di una serie di avvenimenti temporali è, per natura, la loro fine. In principio, niente. Dopo, né più né meno di niente.

Defoort e Goerger sono cofondatori e direttori artistici de L’Amicale de Production, una struttura ibrida, a metà fra compagnia di teatro e impresa di produzione, di base a Lille e a Bruxelles, avente lo statuto di cooperativa operante a metà strada tra le arti visive e lo spettacolo.
Sotto l’egida dell’Amicale, lavorano tecnici, amministratori e artisti, spesso impegnati su progetti diversi. “I nostri collaboratori sono a geometria variabile – dichiara il direttore Julien Fournet – Ogni progetto è pensato secondo desideri ed esigenze puntuali”. Gli artisti dell’Amicale mettono tutto in comune, dai mezzi logistici agli strumenti di diffusione o di contabilità, abbattendo notevolmente i costi di produzione. “Per ogni nuovo progetto si organizza una collaborazione – continua Fournet – e ognuno non vede l’ora di invadere il territorio dell’altro”: gli attori s’interessano alla produzione, i montatori alla diffusione e così via, in uno scambio continuo e più che proficuo, che ha iniziato a mettere radici anche fuori dai confini francesi.

Antoine Defoort sarà ancora ospite al 104 il prossimo maggio per “Un faible degré d’originalité” (letteralmente “Un debole livello di originalità”), riflessione teatrale sulla proprietà intellettuale nel dominio della creazione artistica.

Germinal
testi e regia: Halory Goerger e Antoine Defoort
con: Arnaud Boulogne, Ondine Cloez (in alternanza con Beatriz Setien), Antoine Defoort, Halory Goerger e la voce di Mathilde Maillard
luci, video: Sébastien Bausseron, Alice Dussart
musica e suono: Robin Mignot, Régis Estreich

durata: 1h 15’
applausi del pubblico: 5’

Visto a Parigi, 104, il 5 marzo 2014


 

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