Il Giardino delle Esperidi XV: il mito che parla del presente

Il viaggio di Psiche di Sista Bramini (photo: Alvise Crovato)
Il viaggio di Psiche di Sista Bramini (photo: Alvise Crovato)

Dal giro di boa all’ultimo weekend, il Giardino delle Esperidi 2019 vira verso le nuove drammaturgie e i linguaggi performativi.
La filigrana ecologica prosegue con “Alberi Maestri” di Pleiadi, viaggio poetico tra boschi e ruscelli di San Genesio, curato da Michele Losi, Sofia Bolognini e Silvia Girardi. La replica di domani, sabato 6 luglio, si aggiunge a quella già programmata per domenica 7.
Silvia Girardi si cimenta nella performance “Alberi”. Qui riassume in mezz’ora le anime molteplici della XV edizione del festival. Anzitutto quella green. In questo lavoro onirico e stordente Girardi è essa stessa un albero. Personifica un universo floreo che ruota sul proprio asse a braccia tese, fecondando la natura. Il suo moto è anche di rivoluzione attorno a un centro ipotetico. Fotosintesi di biologia e chimica, condensato di movimenti, parole e gesti che sublimano attraverso le luci siderali di Alessandro Bigatti, le note subliminali puntiformi di Gipo Gurrado, questa danza evoca il respiro di una foresta in crescita, costruzione di un domani illimitato.

Ad aprire il secondo weekend (quello del 28-30 giugno) delle Esperidi è Sista Bramini (O Thiasos TeatroNatura), antesignana del teatro nel paesaggio in Italia. Nello scenario incantato della corte piccola a Campsirago, scura come la notte, leggera come una falena agitata dal vento, l’attrice attraversa i labirinti della mitologia nel monologo “Viaggio di Psiche. Da Amore e Psiche di Apuleio”. Narratrice rapsodica, si produce in gesti solenni su silenzi irreali. Le sue parole dialogano con la musica evanescente di Giovanna Natalini. Avvertiamo un senso di freschezza marina. È un mix di bellezza e solitudine. Padrona del palco, ma anche del panorama mozzafiato alle sue spalle, Bramini danza a piedi scalzi nel buio. Solo si compiace dei dettagli di una storia che, asciugata di un quarto d’ora, brucerebbe più della goccia di lucerna con cui Psiche destò maldestramente Eros dormiente, con grave guaio di sé.

Tra poesia, politica e impegno sociale, il monologo “Digiunando davanti al mare” di Giuseppe Semeraro (Principio Attivo Teatro).
Al centro la figura di Danilo Dolci, triestino che trovò nella Sicilia del dopoguerra il luogo delle proprie battaglie per la giustizia e l’emancipazione del Mezzogiorno. Come il pastore errante di Leopardi, anche Semeraro, a sua volta poeta, dialoga con le stelle sopra Campsirago, ma non disdegna i bisogni di quaggiù. Se Dolci rivolgeva lo sguardo a contadini e pescatori di Trinacria, l’artista salentino ondeggia tra siciliano e lingua nazionale, accenti popolari e aulici (con il sottofondo di Bach) per denunciare sfruttamento e corruzione, e promuovere quell’emancipazione delle masse di cui c’è bisogno ora come sessant’anni fa.


Immaginifico, tra installazione e performing art, con l’aiuto di microfoni e un mixer in scena, lo spettacolo notturno di bologninicosta “QUANDO_non c’era ancora niente ma c’era il tuo cuore”.
Sofia Bolognini e Dario Costa (quest’ultimo creatore dell’ambiente sonoro e delle musiche originali) usano un cubo di abiti stesi, come ad asciugare, per parlare di cambiamento. Ogni panno, ogni indumento, è personaggio, situazione, stato d’animo. Si tratta il tema dell’aborto, volontario o spontaneo, con il corredo di lacerazioni umane e psicologiche che ne conseguono. Interessante il linguaggio scenico, anche per l’uso delle luci. Da perfezionare l’aspetto drammaturgico.

Il Giardino delle Esperidi è nutrimento dell’arte, e del corpo. E allora meritano una citazione i piatti creati da Eleonora Matarrese (autrice de “La cuoca selvatica, storie e ricette per portare la natura in tavola”, Bompiani editore) realizzati con il cibo selvatico della campagna attorno a Campsirago: erbe, frutti, fiori, bacche, cortecce, radici.
La sera del 29 giugno una pasta con tre agli e delle polpette con tre mente sono gli ingredienti di contorno per una cena-spettacolo tutta da sorridere. Il piatto principale è “Saga salsa”, divertente spettacolo di QUI e ORA residenza teatrale che lambisce la storia di una famiglia matriarcale. Urticanti ma disintossicanti come l’aglio, fresche e rilassanti come la menta, Francesca Albanese, Silvia Baldini e Laura Valli, dirette da Aldo Cassano, raccontano, attraverso la preparazione rituale della salsa, tre generazioni e il cambiamento di un Paese. Narrano storie dal sapore antico, e ci pare di star dentro a un film di Fellini o di Avati. In Italia il cibo spadroneggia, come rivela il successo di tanti programmi tv. Quando ci mettiamo a tavola, parliamo ancora di cibo. Rievocando le abitudini di una volta, qui si castiga ridendo l’imperversare contemporaneo dei telefonini. Si fluttua nella danza e nella coreografia citando Cechov, cantando “Viva la pappa col pomodoro”, ballando su “Over the rainbow”. A impreziosire la serata, un elegante cammeo di Valerio Bongiorno.

Come tradizione di Campsirago, non manca il teatro di figura. Abbiamo già scandagliato le trame poetiche di “Non ho l’età” (Riserva Canini).
Buffamente paradossale, fantasticamente sornione, è il lavoro italo-argentino “L’altro giorno” (Teatro Elettrodomestico) adatto a un pubblico dai 13 anni. Nato dai corti d’animazione di Pablo Noriega, lo spettacolo realizzato da Eleonora Spezi e Matteo Salimbeni si vale di un pupazzo e di un nugolo infinito di sagome di carta. Narra le disavventure di uno strano personaggio cui capitano cose pazzesche, come essere eletto presidente o doversi riattaccare il pene dopo che il cielo gli è caduto addosso tranciandoglielo di netto. Una comicità sorniona, appisolata, controvoglia. Una tenerezza artigianale, che ci rimanda al bianco e nero di Carosello. E tutta Campsirago sprofonda nel passato remoto dei primissimi Settanta quando intona all’unisono, in un gigantesco karaoke di villaggio, “Che sarà” di José Feliciano.

L’altro giorno di Teatro Elettrodomestico (photo: Alvise Crovato)

L’altro giorno di Teatro Elettrodomestico (photo: Alvise Crovato)

La letteratura classica torna con cada die teatro. “Raptus, dal mito greco al femminicidio” vede in scena una proteiforme Rossella Dassu alle prese con la violenza di genere. Una Campsirago nuragica risuona dei miti di Orfeo ed Euridice, di Clitemnestra e Oreste. Emerge un ruolo subalterno della donna che si perde nell’archetipo. Con vari cambi d’abito, scarpe, acconciatura, l’attrice attraversa le angosce, i desideri, le ossessioni di altri personaggi femminili, come Ifigenia e Cassandra. Scortica il mito per interrogarlo, estraendone il sottotesto. L’operazione, irreprensibile teatralmente, è interessante anche sui piani filologico, ermeneutico e psicanalitico, trattati in un modo credibile, colto, senza mai banalizzare.

In arrivo a Campsirago l’ultimo weekend di festival. Che inizia già stasera a Olgiate Molgora, prima con il ritorno di Qui e Ora con “Saga salsa”, poi con “TRIEB_l’indagine” di Fattoria Vittadini, infine con Scarlattine Teatro, che propongono in “Angst. Il dramma perfetto” un viaggio negli abissi dell’io.
Sabato 6 luglio, ancora a Olgiate, debutto di “Piccola patria” (CapoTrave – Infinito) ordinaria storia di secessionismo politico e familiare, cui seguirà “Between me and P.” di e con Filippo Michelangelo Ceredi.
Gran finale domenica 7 luglio. Partenza mattutina a Bestetto, colle Brianza, dedicata all’infanzia con “Sisale” (Scarlattine), diario di viaggio di una piccola tartaruga di montagna. Proseguimento vespertino con il brevissimo e spirituale “Beuys” (studio sonoro di delleAli Teatro) e “Medea. Live in Corinth” (live rock intimo e gridato di AgaveTeatro). Notte con “ANTICORPI”, performing art di Paola Pisciottano e bolognaprocess sui nuovi nazionalismi di destra. Chiusura di questa edizione in musica minimalista e cinematografica con “Before the moon” di Luca Maria Baldini.

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