Arriva l’estate, ed è subito Esperidi 2021. Con lo sguardo rivolto ai prossimi 50 anni

Amleto una questione privata (photo: Alvise Crovato)
Amleto una questione privata (photo: Alvise Crovato)

Estate che vai, Esperidi che trovi. Anche in questo 2021 Il Giardino delle Esperidi è il festival che introduce la bella stagione. Le notti bianche della Lombardia preludono a una ritrovata libertà e speranza di normalità, nel segno dell’arte e della natura. Il binomio arte/natura contrassegna sempre di più la kermesse diretta da Michele Losi, giunta alla XVII edizione.
Dal 24 giugno al 4 luglio il cuore della Brianza, a Campsirago e dintorni, pulsa di teatro e cinema, installazioni e musica. E ancora danza, poesia, reading, performing art, incontri, sperimentazione digitale.

“Il Giardino delle Esperidi” è relazione immaginifica tra arte e paesaggio, quello naturale e quello urbanizzato perfettamente integrati. Il sole illumina i sentieri tra i boschi umidi e quelli modellati dall’uomo. Scenari di questa edizione sono i percorsi romanici del Monte di Brianza, la settecentesca Villa Sommi Picenardi di Olgiate Molgora con giardino all’italiana e giardino all’inglese, le corti dell’affascinante borgo di Mondonico, oppure i parchi di Ello sulle pendici del monte Regina, con vista sul lago di Annone. Quando piomba la sera, invece, a Campsirago, le luci della pianura antropizzata, in lontananza, si confondono con la volta stellata.
Il Giardino delle Esperidi è soprattutto cammino. Per citare Bruce Chatwin, «la vera casa dell’uomo non è una casa, è la strada. La vita stessa è un viaggio da fare a piedi».

Il cartellone di Esperidi XVII è ricco di 25 titoli, tra cui quattro prime nazionali e due prime regionali. Sono due le nuove produzioni di Campsirago Residenza: “Amleto, un percorso personale” e “Il gatto con gli stivali”. Prima nazionale anche per “Robot”, coproduzione internazionale di Unia Teatr Niemozliwy e dell’artista cileno David Zuazola, e “Ladies Bodies Show”, di Qui e Ora Residenza Teatrale, con la regia di Silvia Gribaudi e Matteo Maffesanti. Qui e Ora presenta anche lo spettacolo tra performance e cucina “Saga Salsa Noir” e “Cosa bolle in pentola?”, progetto nato nei mesi di quarantena, che ora è diventato table theatre dal vivo per ragionare d’arte e cultura.

Graditi ritorni sono quelli di Arianna Scommegna (con la lettura scenica “Un albero di trenta piani”), Sista Bramini (con due spettacoli-concerto nella natura), VicoQuartoMazzini (in “Livore”), Principio Attivo (“Preghiera del mattino”) e Cada die teatro (con “Riva Luigi ‘69 – ‘70 – Cagliari ai dì dello scudetto”). La compagnia sarda presenta anche lo spettacolo tout public “Il respiro del vento”.

Ricchissimo il cartellone musicale, nel segno della sperimentazione e della contaminazione. Si va da “Nina Madù e le reliquie commestibili” con Camilla Barbarito e le Nina’s Drag Queens, alle volute elettroniche di Matteo Galbusera in “Maicol Gatto”; da “Fantasmi”, percorso audiovisivo site-specific di Diego Dioguardi e Serena Crocco, alla sonorizzazione live del film muto “L’uomo meccanico”, curata da Luca Maria Baldini. Per chiudere con “Ho sonno, rappresentazione per corpi, voce, suoni”, di Giulio Escalona e Vittorio Ondedei.
Il codice sonoro nelle sue variegate sfumature contrassegna sia “Farsi silenzio” di Marco Cacciola, sia “Le forze della natura”, con il duo Le NoChoice che indaga attraverso l’ironia i grandi temi esistenziali.
Alle molteplici esperienze della solitudine si accosta invece la camminata sonora “Piazza della Solitudine _ promenade” del Collettivo Wundertruppe, performance itinerante in programma all’alba e al tramonto.
In scena anche due spettacoli per ragazzi di Scarlattine Teatro: “Angeli di terra” (tout public) e “Nina e il mare” (0-5 anni).
Da segnalare i momenti di riflessione sui linguaggi artistici: il talk “Teatro e nuove tecnologie” (a cura di Oliviero Ponte di Pino con Laura Valli e Francesca Guiotto), l’incontro “Talk seminar poesia per raccogliere bellezza” (con Laura Campanello, filosofa e la scrittrice e poetessa Giusi Quarenghi).
Sono due i talk su “Teatro e natura”: il primo condotto da Oliviero Ponte di Pino con Sista Bramini e Marco Molgora; il secondo condotto da Marco Fratoddi con Sjioerd Wagenaar, Ryoko Baba, Michele Losi, Virginio Colombo.
Sarà proiettato infine il documentario di Claudia CiprianiL’ultima ruota” che ripercorre il viaggio in bicicletta da Milano a Sanremo di un gruppo di lavoratori e lavoratrici dello spettacolo che hanno portato le voci della Cultura e dello Spettacolo dal Vivo sul palco dell’Ariston.
Per tutta la durata del festival, saranno poi esposte le opere della fotografa e visual artist francese Marilyne Grimmer.

Michele Losi, l’anno scorso le Esperidi segnarono una sorta di rinascita dopo le angosce della prima ondata Covid.
Lo scorso anno agimmo con una vena di follia. Il tema di “Esperidi in the Moon” era ritornare a fare spettacolo dopo la grande pandemia. Quest’anno è diverso. Siamo davvero in un’era Covid che ha cambiato le abitudini delle persone e ci ha resi distanti. Il Coronavirus ci ha disabituato a stare insieme. Questo è un festival che ha al centro il teatro e la performing art nel paesaggio nelle sue forme estreme. Da O thiasos teatro natura di Sista Bramini, sino al nostro “Vivarium”, che addirittura annulla il performer e diventa atto digitale e nello stesso tempo sacro.

Qual è il filo conduttore del festival?
Il format prevede, giorno per giorno, un momento performativo nella natura al crepuscolo, seguito da uno spettacolo da palcoscenico in prima serata. Si prosegue con un concerto in seconda serata con diversi momenti di danza e dj set, o con eventi musicali notturni nella natura. L’idea è di accompagnare il pubblico alla consapevolezza del proprio “essere nella natura”. C’è poi il teatro contemporaneo, mentre lo stesso momento musicale sviscera temi cardine di questi ultimi mesi. Tra tutti, il DDL Zan. Ma ci saranno anche momenti divertenti. Questo festival non deve servire solo a riflettere, ma anche a star bene. Il monito è: torniamo a essere umani e a riunirci. Ritroviamo la spensieratezza.

Ci sono diversi ritorni.
Per esempio quelli di Sista Bramini e di David Zuazola, con il suo robot costruito in Polonia. C’è Arianna Scommegna, che anni fa aveva debuttato a Campsirago con il suo fortunatissimo “Cleopatràs”, e adesso porta un “Un albero di trenta piani”. Segnalerei anche VicoQuartoMazzini e Cada die.

Novità?
Quelle più ardite sono legate alla musica e alla ricerca performativa, anche con l’uso dello strumento digitale. Come il lavoro di Cacciola e il nostro “Alberi maestri”, che rendiamo accessibile a ipovedenti e ipoudenti. E poi c’è “Vivarium”, che rappresenta per noi una notevole sperimentazione.

Parliamone.
“Vivarium” e “Amleto” (l’altra nostra novità) sono due operazioni agli antipodi. “Vivarium” nasce dall’idea di rendere installato in modo permanente San Genesio, che è il Monte di Brianza. Ogni anno installeremo uno o due percorsi che facciano capo a Campsirago Residenza. Chiameremo in futuro anche artisti esterni, in modo che il pubblico possa fruire per 365 giorni all’anno di opere d’arte. “Vivarium” è legata a un’app con tecnologia GPS, che si può scaricare una volta giunti a Campsirago. In nove punti racconteremo una storia surreale tra scintoismo, panteismo e animismo.
“Amleto”, al contrario, intende aprire Campsirago a una nuova generazione di attori e performer selezionati a ottobre in pieno lockdown. Si tratta di un’esperienza immersiva di due ore che ha come tema centrale il dubbio. Dodici attori coinvolgeranno il pubblico con diversi momenti in cui gli spettatori, muniti di cuffie, saranno divisi in gruppi. Amleto sarà ovunque. Ci saranno dei luoghi a evocarlo, o lo diventerà chiunque ci entrerà. Ecco perché, come spiega il titolo, Amleto è un percorso personale.

Vivarium

Vivarium

Intanto state rifacendo il look a Palazzo Gambassi.
Abbiamo avviato una campagna di crowdfunding. Il restauro farà in modo che gli artisti possano frequentare Campsirago per delle residenze 365 giorni l’anno, con una sala prove al coperto, una cucina con sala da pranzo per 40 persone, persino una sauna per gli artisti e per il pubblico. Per questo stiamo lavorando a una produzione con il Teatro Nazionale di Finlandia, che si chiamerà proprio “In sauna”. Stiamo creando un luogo completo. Agli attuali uffici, foresteria e palchi all’aperto si aggiungeranno una falegnameria e un’attrezzeria. Infine siamo in dirittura d’arrivo con un progetto che si chiama “Campsirago luogo d’arte” per reinstallare tutti i sentieri che conducono al nostro borgo. Recupereremo strada, piazza e chiesa, rendendo Campsirago un esempio di land art. Si tratta di un progetto a scadenza venticinquennale, rinnovabile per altri 25 anni. Per continuare a esistere. Anche quando personalmente noi non ci saremo più.

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