Il Giardino delle Esperidi: una bellezza insopportabile

Il Giardino delle Esperidi 2012

Il Giardino delle Esperidi 2012

Tipo che uno sta seduto su una panca, in cima ad un alto colle in provincia di Lecco da cui si domina tutta la Pianura Padana, e quando tira un po’ il maestrale o la tramontana che spazza via lo smog di Milano, si vedono anche le Apuane a 300 km di distanza.
Tipo che sono le otto di sera, il sole tramonta, il bosco ti profuma le narici di resina,  pensi all’infinito, e invece… invece iniziano a ronzarti attorno i maledetti teatranti!!!

Ecco, Il Giardino delle Esperidi è così, un posto incantevole, fuori dal mondo, dove spesso e volentieri persino i telefonini si arrendono alla natura, dove per arrivare a Palazzo Gambassi a Campsirago devi inerpicarti per un paio di chilometri nel bosco, e dove non arrivare in macchina a destinazione ma fare la passeggiata nel bosco di notte è la regola.

L’unica cosa che viene a minare il silenzioso dominio della natura sono questi maledetti teatranti, che pretendono nottetempo, ammischiati alle lucciole e al vento tra le fronde, di startela lì a raccontare prendendo come fondale di scena le luci delle città lontane, il cielo stellato, introducendo persino pratiche di certa fastidiosissima convivialità, alla quale si attrezzano in forma pervicace.

Gente insopportabile, che ancora crede alla dimensione terapeutica dell’arte come bisogno primario, inutili sognatori, poveri illusi del nostro tempo, gente che lascia i bambini giocare fra le casette del borgo lontanissimi da macchine sfreccianti. I soliti genitori estremi, anche fra gli spettatori – duole ammetterlo – che insegnano ai loro figli i nomi delle piante, a giocare con gli alberi, a crearsi un universo con due rametti. Folli sostenitori del rapporto con la natura.

Come l’anno scorso, quando gli artisti (dei ballerini dello Scottish Dance Theatre e della compagnia Scarlattine Teatro) portarono gli spettatori in giro in una passeggiata nel bosco con performance nel mezzo di ruscelli e dirupi. Pazzesco.

I giorni di questo evento che da otto anni sta catalizzando l’attenzione non solo degli abitanti della Brianza ma anche degli appassionati di arti sceniche del nord Italia, sono quelli compresi nel periodo dal 21 giugno al 2 luglio: già, si inizia oggi con teatro, musica, danza, poesia nei borghi e sui sentieri del Monte di Brianza, con otto spettacoli in prima assoluta, tre in prima nazionale, uno in anteprima, per un totale di 33 repliche, tra spettacoli e concerti, 33 eventi speciali, tra parate, incontri con gli artisti, installazioni… e tanto altro.

Immaginatevi quanti sognatori possono annidarsi dentro 23 compagnie zeppe di artisti nazionali e internazionali, con 22 titoli programmati, tra spettacoli e concerti, 16 palchi allestiti in posti stupendi fra dimore storiche e posti nella natura incontaminata.

Per 12 giorni, in cinque comuni della Brianza, tutto questo prende forma.
Noi di Klp seguiamo con inspiegabile tenacia questa roba da alcuni anni (forse che qualche genitore balzano esista pure nella nostra redazione?), e dall’anno scorso ne siamo anche in una qualche forma media partner.
Vogliamo monitorare questi focolai di immaginazione, queste pericolose adunate sediziose di gente ancora incline a creare e condividere universi onirici. Li nominiamo tutti per allertare l’opinione pubblica su questi nuclei di destabilizzazione dell’ordine costituito: Guvi Produzioni, Petra, CantoAntico, ScarlattineTeatro, CollettivO CineticO, DOT504 (prima che inaugurino a Londra con la loro performance i Giochi Olimpici), Cada die teatro, Aia Taumastica, Vojta Svejda, David Zuazola Puppets Company, fragmateatro, Qui e Ora Residenza Teatrale, Piccola Compagnia Dammacco, b a b y g a n g, Other Spaces, Sulutumana, Teatro i, Lido51, Sanpapié, Compagnia Dionisi, delleAli.

Nell’ultimo delirante bollettino diramato dall’organizzazione si parla di “spettacoli, concerti ed eventi site specific, pensati per i nostri borghi, i nostri sentieri, i nostri torrenti. E ancora laboratori, eventi speciali, aperitivi con gli artisti e un convegno di apertura, Cantiere Campsirago, a raccontare possibili pratiche della resistenza (residenza) artistica e teatrale per la seconda decade del nuovo millennio… Il nostro pubblico, che rende unico l’incontro con gli artisti e rende le Esperidi un luogo dell’anima, indimenticabile per chi lo attraversa”.

Ridatemi il mio triste vialone di città con una coda di 300 metri al semaforo e tutte le macchine a sgasare, clacsonare, e gli autisti a tirar giù i santi dal Paradiso, e magari anche il deficiente che, per leggere un sms che lo avvisa che la ricarica è andata a buon fine, finisce per tamponarti.

Ridatemi un po’ di tristezza urbana, una rotonda attorno alla quale annodare le mie solitudini estive, l’ufficio, i raccoglitori di documenti, le tristi guerre per la cancelleria, la lotta per accaparrarsi un evidenziatore: arridateme la tristezza, per piacere, ‘che tutta questa bellezza mi è insopportabile.
 
 

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