L’alternativa ai Mondiali: chi è Gimpel l’idiota?

Isaac Singer
Isaac Singer

Isaac Singer

Sono iniziati i Mondiali di calcio. La strada è libera, arrivo a casa in metà tempo, finalmente ad un’ora decente. Doccia, un paio di tacchi, un po’ di trucco e corro al Mirik Cafè, un piccolo locale alle porte di Treviso. L’atmosfera dai colori caldi e l’accogliente sorriso dei due giovani gestori è quello che ci vuole per godersi un venerdì sera lontano dalla confusione della città. La proposta del locale per la serata è una lettura drammatizzata di “Gimpel l’idiota”, di Isaac Bashevis Singer, autore di origine polacca che scrisse le sue opere letterarie in lingua yiddish e, nel 1978, ottenne il Nobel per la letteratura.

Poche informazioni che bastano a solleticare la mia curiosità per conoscere la storia di Gimpel, che scoprirò essere una raccolta di 24 storie che prende il nome dal protagonista della prima.

“Sono Gimpel l’idiota ma non credo di essere stupido, anzi”. Esordisce così Giovanni Tomassetti, attore di origini abruzzesi trapiantato a Venezia da numerosi anni, dando inizio alla lettura. La vicenda racconta la storia di uno shiemel (sciocco in yiddish) che fin da bambino viene ingannato da un intero paese per la sua credulità, e non perché sia stupido, ma perché è convinto che “tutto è possibile, come sta scritto nella Saggezza dei Padri”.
Gimpel non ha rancori, non cova vendetta, ama la moglie fedifraga, i figli non suoi, e aiuta perfino chi lo tradisce.

Nel seguire il testo e la mimica dell’attore, frugale e ben calibrata, si crea l’immaginario grottesco di un normalissimo mondo spietato, così da far emergere in Gimpel un po’ di Forrest Gump, di Chance il giardiniere di “Oltre il giardino” e di Serious man dei fratelli Coen: uno scontro non abituale con una serena accettazione del vivere quotidiano.
Vien da chiedersi perché Gimpel non si ribelli a ciò che da fuori sembra un incubo continuo. “Non vedo, non sento, credo”. Se Gimpel mettesse in discussione tutto ciò che gli viene detto si ritroverebbe solo in un mondo di bugiardi da cui nessuno si salverebbe. Ma qual è il mondo irreale? Quello di coloro che lo chiamano idiota e conoscono solo l’astuzia del vivere, o quello di Gimpel, che vive essendo soltanto ciò che è e ritenendo “questo mondo del tutto immaginario, d’accordo, ma parente di quello vero”?

Un viaggio di quasi un’ora tra consapevolezza e fatalismo, tra incredibile e credibile, sostenuto perfettamente da Tomassetti, che sa entrare ed uscire dal personaggio senza mai cadere in facili e scontate “macchiette”, giocando con piccoli silenzi, minimi gesti e pause colmate dalle meravigliose musiche della tradizione popolare ebraica, curate da Anna Tonini.

Mentre la vita notturna del locale si riappropria dei rumori del ghiaccio nel bicchiere, di qualche seggiola che si aggiusta, dell’arrivo di un nuovo avventore, e fuori il traffico prende di nuovo il sopravvento, Giovanni Tomassetti mi racconta che la lettura proposta nasce da un’idea di Stefano Pagin, regista veneziano, appassionato e conoscitore della cultura yiddish.
“L’intenzione è quella di andare oltre la sola lettura drammatizzata per arrivare ad una messa in scena di alcune storie contenute nella raccolta, dove il protagonista rimarrà il testo e la profondità dei suoi contenuti – continua Tomassetti – Isaac Singer è un autore che non è stato ancora rappresentato teatralmente, se non all’estero; l’umanità non eroica che trascende dai suoi racconti è quella di tutti i giorni, e che si svolge soprattutto nelle piccole comunità in cui ognuno si può riconoscere. I racconti che giocano con atmosfere surreali, dove il mondo terreno si popola di protagonisti ultraterreni, demoni e diavoletti, rappresentano non solo la possibilità di conoscere la cultura ebraica, ma anche di trovare un nuovo punto di vista su quella che è l’esperienza umana in termini di sofferenza, impegno, amore. Fin dalle prime pagine del racconto, quasi inconsapevolmente ci si chiede: ma sta parlando di me? Sono io Gimpel l’idiota?”.

GIMPEL L’IDIOTA
di Isaac B. Singer
lettura drammatizzata di Giovanni Tomassetti
durata: 50’

Visto a Treviso, Mirik Cafè, l’11 giugno 2010

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