Giornata della Danza 2020: danziamo per ricordare al mondo che l’umanità esiste ancora

Gregory Vuyani Maqoma (photo: Alon Skuy)
Gregory Vuyani Maqoma (photo: Alon Skuy)

Danzatore, attore, coreografo e insegnante di danza, è Gregory Vuyani Maqoma l’artista scelto quest’anno per il messaggio nella Giornata Internazionale della Danza.

Originario del Sud Africa, iniziò ad interessarsi alla danza alla fine degli anni ’80, come mezzo per sfuggire alle crescenti tensioni politiche nel suo paese di nascita. Iniziò la sua formazione nella danza nel 1990 presso il Moving Into Dance, e nel 2002 ne divenne il Direttore Artistico associato. Maqoma si è affermato come danzatore, coreografo, docente e regista di fama internazionale. Ha fondato il Vuyani Dance Theatre (VDT) nel 1999, mentre svolgeva una borsa di studio al Performing Arts Research and Training School (PARTS) in Belgio sotto la direzione di Anne Teresa De Keersmaeker.
Importanti sono anche le sue collaborazioni con artisti della sua generazione come AkramKhan, Vincent Mantsoe, Faustin Linyekula, Dada Masilo, Shanell Winlock, Sidi Larbi Cherkaoui, Nhlanhla Mahlangu e il registra teatrale James Ngcobo.
Nel 2018 Maqoma ha collaborato con William Kentridge, come coreografo e performer, nell’opera di Kentridge ‘The Head And The Load’, che ha debuttato alla Tate Modern Gallery di Londra ed è stata in tournée in Germania, Austria, Olanda e New York. Nel 2019 Maqoma ha collaborato con Idris Elba e Kwame Kwei-Armah nella produzione “Tree”, prodotta dal Manchester International Festival e da Young Vic.

Vi lasciamo al suo messaggio.


Durante un’intervista che ho fatto di recente ho dovuto pensare in maniera approfondita a che cosa sia la danza: che cosa significa per me? Nella risposta ho dovuto pensare al mio viaggio e mi sono reso conto che tutto è legato ad uno scopo e che ogni giorno presenta una nuova sfida da affrontare: è attraverso la danza che cerco di dare un senso al mondo.

Stiamo attraversando tragedie inimmaginabili, in un tempo che si potrebbe meglio definire come era post-umana. Ora più che mai dobbiamo danzare con uno scopo, per ricordare al mondo che l’umanità esiste ancora.

Volontà ed empatia devono prevalere su anni e anni di un panorama virtuale innegabile di dissoluzione, che ha generato una catarsi del dolore universale, per superare la tristezza, la dura realtà che continua a pervadere la vita di fronte alla morte, al rifiuto, alla povertà. La nostra danza deve ora più che mai dare un segnale forte, ai leader del mondo e a coloro che hanno il compito di salvaguardare e migliorare le condizioni umane, il segnale che siamo un esercito di pensatori furiosi, e che il nostro scopo è cambiare il mondo un passo alla volta. La danza è libertà, e attraverso la nostra libertà trovata, dobbiamo liberare gli altri dalle trappole che si affrontano in ogni angolo del mondo. La danza non è politica, ma diventa politica perché porta nelle sue fibre la connessione umana e per questo risponde alle circostanze, nel suo tentativo di restituire dignità umana.

Mentre danziamo con i nostri corpi, saltando nello spazio, mischiandoci, diventiamo una forza in movimento che intreccia i cuori, tocca le anime e guarisce, una forza che è disperatamente necessaria. E la determinazione diventa un’idra con un’unica testa, invincibile e indivisibile.

Tutto ciò di cui abbiamo bisogno ora è danzare ancora di più!!!

(Traduzione italiana a cura di Roberta Quarta per il Centro Italiano dell’International Theatre Institute)

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