Gli Ulissidi di Stalker e gli spett-attori attivi

Gli Ulissidi

Gli Ulissidi (photo: Ewa Gleisner)

Quando arriviamo alle Officine Caos di Torino, teatro e fucina creativa della compagnia Stalker Teatro, il pubblico attende seduto ad alcuni tavoli. Sappiamo che stiamo per assistere ad uno spettacolo particolare, “Gli Ulissidi”, in cui il ruolo tradizionale dello spettatore verrà scardinato per essere trasformato (grazie ad una modalità molto cara alla compagnia) in spett-attore attivo.

Gabriele Boccacini, regista e direttore artistico della compagnia, introduce la serata e accoglie il pubblico spiegando che lo spettacolo sarà diviso per tappe e ci verrà chiesto di spostarci lungo un percorso, guidati da un gruppo di performer formato da attori professionisti, abitanti del quartiere, studenti del Dams e ospiti e operatori di un dipartimento di salute mentale.

Ci mettiamo pazientemente in coda davanti ad una porta e, quando si apre per il nostro turno, veniamo accolti nella penombra da un uomo che ci guida lungo un corridoio. Molto naturalmente, pur non essendo un attore professionista, il “nostro Telemaco” ci fa scivolare nell’atmosfera e il nostro viaggio comincia. Ci viene consegnata una piccola borsa di stoffa gialla con all’interno alcune pietre grandi, piatte e scure. La prendiamo curiosi e ci prepariamo ad incontrare Alcinoo e i Feaci nella sua reggia.

Già da questa prima stazione si delineano con chiarezza il gioco e la scelta registica: isolare alcune scene chiave della celebre opera epica rendendole essenziali e molto forti dal punto di vista visivo.
Lungo tutto il percorso “a stazioni”, lo spettatore è catturato dalla bellezza delle immagini proposte, dall’uso di alcuni oggetti simbolo e coinvolto emotivamente nell’azione teatrale.

Mentre la voce della narratrice riempie la sala e racconta di Ulisse e dei suoi compagni che “In lunga fila battevano con i remi il grigio mare”, dal nero delle quinte si concretizzano lunghi remi di legno portati da alcuni performer. Con eleganza e naturalezza il pubblico viene invitato ad unirsi agli attori, stringendo lo stesso legno e ondeggiando ritmicamente in un silenzio dal vago sapore rituale. Muovendoci fianco a fianco con loro, sfiorando le mani di sconosciuti e scambiandoci veloci sguardi, firmiamo così il patto tra performer e pubblico: da questo momento in poi siamo tutti Ulissidi, viaggiatori contemporanei alla scoperta del mito.

Le stazioni si succedono con fluidità, e dopo aver visitato i Lotofagi e la loro amnesia alimentare che strizza l’occhio alla follia, arriviamo nella reggia di Circe. Il pubblico, quasi troppo numeroso in quest’ultima sera di spettacolo, si stipa tutto intorno allo spazio, in attesa della dea. Al posto di un solo attore ne arrivano però cinque o sei che assumono collettivamente, così come ben riassumono le note di regia, la funzione del personaggio.

Ancora una volta la potenza di questa scena è da ricercare soprattutto nella perfetta sintesi simbolica e visiva della vicenda. La trasformazione dei compagni di Ulisse in maiali e la loro successiva rinascita in uomini “più belli e giovani”, è tutta riassunta da pochissimi elementi chiave.

Dopo un passaggio nell’Ade (che negli spazi delle Officine Caos è stato abilmente situato nei magazzini teatrali freddi e spogli) e un poetico incontro con le anime dei morti simboleggiate da grandi farfalle bianche, gli Ulissidi riescono infine a fare ritorno ad Itaca. Boccacini immagina l’isola pietrosa di Ulisse come un lungo tavolo nero nel centro della sala sul quale è già stato abbozzato un sentiero di pietre piatte. In questa stazione finale il pubblico è quanto mai al centro dell’azione, suggerita molto delicatamente dai perfomer.

Siamo noi a completare la trasformazione del tavolo in Itaca, svuotando le borse date ad inizio spettacolo e posizionando, ciascuno con cura ed attenzione, le proprie pietre accanto a quelle degli altri. Siamo ancora noi, dopo aver ricevuto lunghe aste gialle di legno, a battere il tempo della lotta tra i Proci ed Ulisse. Siamo ancora noi ad imbandire il tavolo con frutta e verdura freschi portate in scena dai tanti performer, e infine, siamo tutti noi Ulissidi – performer e pubblico – ad alzare in alto i calici e a brindare all’eroe e a questa riuscita avventura teatrale.

L’Odissea di Stalker Teatro è essenziale e potente, fa vivere al pubblico una vera e propria avventura grazie ad una partecipazione attiva ben condotta e quasi mai scontata. Una volta accese le luci, finito l’incanto della narrazione teatrale, ci ritroviamo uomini e donne di oggi, bambini, giovani, adulti o anziani, tutti soddisfatti dall’aver preso parte ad uno spettacolo convincente ed efficace e, cosa affatto scontata, bello da vedere.

Gli Ulissidi
elaborazione drammaturgica e regia: Gabriele Boccacini
traduzione dell’Odisse di Omero a cura di Giovanna Bemporad, ed. Le Lettere

durata: 1h
applausi del pubblico: 2′ 30”

Visto a Torino, Officine Caos, il 22 febbraio 2014


 

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