Gogmagog – Have I None. Profeti di un futuro già presente?

Have I none
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Have I none – Gogmagog

James e Sara non si ascoltano, mentre la loro routine è scandita dai colpi contro una porta chiusa. La violenza è fuori, non ha volto, sono solo colpi, il ritmo delle loro vite. E’ il rumore della società in rovina. La violenza dentro le quattro mura è fatta dei loro volti, delle loro parole, di gesti fin troppo controllati e voci che vibrano. “Perché ti sei seduto sulla mia sedia?”. Bussano alla porta. “Sai Sara, non vedo un futuro e tu, alle volte, hai le scarpe slacciate”.

Siamo nel 2077, la civiltà è stata ripulita. Le autorità hanno abolito il passato, perché in una società dove la gente ha tutto, questa stessa gente chiede alle autorità di portare via tutto. Per smettere di desiderare, di pensare, per avere un po’ di pace.

Lasciarsi ripulire, nel 2077, è un atto liberatorio. Ma lo è anche suicidarsi. La gente che non vuole essere ripulita si suicidia, in un rito collettivo regionale. Qui si buttano tutti dal balcone. Là si pugnalano fino allo sfinimento. Tutti insieme.
E da un presente che non vuole dimenticare, bussa alla porta un fratello: il fratello di Sara, un Jerry Lewis in versione bradburiana che di Hollywood ha il giallo delle pellicole restaurate e il biondo di Sandra Dee.
E mentre noi, spettatori, intuiamo l’umanità dalle rovine di quartieri buttati giù con le ruspe, la follia è una vecchia che cerca di appendere una foto ai resti del muro di casa sua. L’unico sollievo è il fantasma di un mare prosciugato che cammina sulla sabbia.

La metafora del futuro che ci aspetta è inquietante ed attuale: disdicevole è avere una donna morente tra le braccia.

Con Have I none i Gogmagog giocano un ballo delle sedie orchestrato e ben fatto, un triangolo che sfocia nel delirio surreale con una punta di clownerie, mettendo in scena – per la prima volta in Italia – il testo di Bond, drammaturgo della scena contemporanea anglossassone. Quando venne presentato, nel 2007 allo Zoom Festival di Scandicci, dove la compagnia è di casa, fu un successo.

Edward Bond dice di scrivere di violenza con la stessa naturalezza con cui Jane Austen scriveva di buone maniere. E’ a questo e alla violenza connaturata nelle nostre vite quotidiane che penso uscendo dal Pim, guardando la pioggia che cade e la strada deserta. Mi chiedo se lo spettacolo e il mondo immaginato da Bond e raccontato dai Gogmagog sia finito. Oppure appena cominciato.

Have I None
di Edward Bond
traduzione: Ilaria Staino
con: Cristina Abati, Carlo Salvador, Tommaso Taddei
progetto luci: Marco Falai
costumi: Sendi
consulenza letteraria: Luca Scarlini
regia: Tommaso Taddei
con il sostegno di Teatro Studio di Scandicci, Scandicci Cultura, Regione Toscana, Regione Marche, Cagli Teatro Commission
durata: 1 h
applausi del pubblico: 1′ 30”

Visto a Milano, PIM Spazio Scenico, il 30 novembre 2008

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