Griselda: da Boccaccio e Scarlatti a Cucchi e Petrou per il Festival della Valle D’Itria

Griselda (photo: Clarissa Lapolla)
Griselda (photo: Clarissa Lapolla)

Al Festival della Valle D’Itria di Martina Franca, giunto quest’estate alla 47^ edizione e diretto per l’ultima volta da Alberto Triola, che lo ha condotto per 12 anni, abbiamo assistito con gioia a due opere di rarissima esecuzione, proposte quanto più possibile oggi nella loro accezione originale: “Griselda “di Alessandro Scarlatti, di cui avevamo enormemente apprezzato nell’edizione 2018 il “Trionfo dell’onore”, e “L’Angelica”, una serenata di Nicola Porpora di cui parleremo prossimamente.

“Griselda” è l’ultima delle opere di Scarlatti giunta fino a noi, derivata dal libretto di Apostolo Zeno, testo molto frequentato dagli operisti, se già fu musicato antecedentemente da Antonio Pollarolo e Antonio Maria Bononcini (e più tardi lo sarebbe stato anche da Tommaso Albinoni, Giovanni Bononcini, Antonio Vivaldi e in tempi più recenti perfino da Massenet nel 1891).
L’opera è tratta da una delle novelle del “Decameron” del Boccaccio e fu rappresentata per la prima volta al Teatro Capranica di Roma nel gennaio del 1721, cioè esattamente 300 anni fa, con un cast interamente maschile (cinque castrati e un tenore).

Al centro dell’opera vi è Griselda, un’umile pastorella di grande bellezza e virtù, andata in sposa al re di Sicilia Gualtiero, dal quale ha avuto due figli: la primogenita, creduta morta, e un ragazzetto ancora in vita, Everardo, in tenera età, presente anche in scena.
Questo matrimonio, però, non piace ai cortigiani siciliani, che non amano avere una donna di basso rango come regina.
Durante lo svolgimento dell’opera, per assicurarsi del vero amore dimostratogli dalla ragazza (“Non vietarmi che io ti adori, dimmi poi Griselda muori e contenta io morirò”), e per tacitare la sua corte, Gualtiero sottopone la ragazza ad una serie di prove che Griselda supera, ogni volta con sommo amore e abnegazione per il marito.
Della partita sono anche il nobiluomo Ottone, da sempre innamorato di Griselda, che tenta invano di insidiarla, minacciandola perfino di ucciderle il figlio (“All’opra dunque, e custodito intanto, resti quel pargoletto… bellezze spietate…”), presentando la cosa come ordine del re.
A fare da contraltare alla vicenda di Griselda vi è il contrastato amore tra Roberto, il fratello minore del principe di Puglia, Corrado, e Costanza, che il re, per mettere ancora una volta alla prova Griselda, finge di voler sposare, imponendole di diventarne poi la sua serva.
Infine il re le annuncia un’ultima prova: Griselda non sarà più pastorella né serva, ma potrà vivere da nobildonna se accetterà di sposare Ottone. A quell’ultima umiliazione Griselda chiede di essere messa a morte. A questo punto Gualtiero può finalmente gridare ai mille venti che Griselda è la sposa perfetta e potrà essere una regina encomiabile (“La virtù non il sangue, a voi la rende, degna dei vostri applausi e del mio amore”), svelando infine che Costanza è in realtà la loro primogenita, potendo così coronare il suo sogno di sposare Roberto, mentre Everardo sarà riconosciuto legittimo erede al trono.

Ci troviamo di fronte ad un’opera in tre atti dove ancora la forma è costituita da una serie di arie (con il da capo) che esprimono i sentimenti dei personaggi, anche se alcuni duetti, un terzetto (bellissimo quello tra Gualtiero, Costanza e Griselda) e un quartetto (il finale consolatorio “Coronatevi di fiori, casti amori”) puntellano la scena con un uso moderato del coro, dove Gualtiero è un controtenore, Roberto un soprano, Ottone un mezzosoprano, mentre Griselda e Costanza sono due soprani.

Come si evince già dalla trama, è una storia che mette al centro la sopraffazione e il potere maschile sul destino autonomo della donna, che la regia, firmata da Rosetta Cucchi, sottolinea in moltissimi momenti dell’opera, per mezzo di diversi accorgimenti, e dove in ogni atto viene anticipata la trama con le parole stesse del Boccaccio.
Gualtiero è presentato sempre come succube dei propri dubbi e dei suoi cortigiani, agghindati come veri e propri moderni picciotti.
Tutto, nella prima parte dell’allestimento, è presentato con leggerezza e semplicità, con la presenza di diversi confessionali ad enfatizzare la presenza costante e autoritaria della chiesa e del potere, per diventare poi sedili su cui delle figuranti senza volto cuciono, come dovrebbe confacersi alle donne, e che invece Griselda abbatte con rabbia.
Spesso poi è la sabbia a diventare metafora della violenza maschile sulla protagonista. All’inizio la scena è dominata solo da un elegante divano; il secondo da semplici rami che alludono alla misera capanna della protagonista, mentre nell’ultima parte i personaggi, tranne Griselda, messi in proscenio, sono legati alle loro sedie con dei figuranti che, alle loro spalle, rappresentano il loro doppio e al loro posto mimano ciò che il canto rappresenta.

A porre l’accento sul significato generale che l’allestimento propone trova anche riscontro la presenza in scena di riproduzioni di grandi sculture, per la verità assai ingombranti e forse un po’ superflue, di Davide Dall’Osso dal titolo “Ventocontro”: donne che sembrano camminare controvento, sempre metafora della condizione femminile.

Ed eccoci alla parte vocale, che ci è parsa sempre di pregevole fattura: da Carmela Remigio, di cui abbiamo già tessuto le lodi, essendo stata al Festival di Martina Franca sia Armida nel Rinaldo di Haendel/Leo che Ecuba nell’omonima opera di Manfroce; come pure sempre in parte e lodevolissimo è stato il controtenore Raffaele Pe, come Gualtiero, anche lui ascoltato in diversissime altre occasioni con grande piacere.
Bene anche Francesca Ascioti (Ottone) e soprattutto Giuseppina Bridelli come Roberto, personaggio che si esprime sempre in modo appassionatamente dolente nei confronti di Costanza. Meraviglioso, a questo proposito, il loro duetto “Bella mano, io non credea … con quello scambievole tua/ mia fede mi rapì”.
Nel complesso corretta l’orchestra “La Lira di Orfeo” con il Coro Ghislieri, sotto la direzione di George Petrou, che è tornato a Martina Franca dopo il successo del 2019 con l’”Orfeo” di Porpora.

Griselda
Dramma per musica in tre atti di Apostolo Zeno
Musica di Alessandro Scarlatti
Direttore Γιώργος Πέτρου / George Petrou
Regia Rosetta Cucchi
Scene Tiziano Santi
Costumi Claudia Pernigotti
Luci Pasquale Mari
Gualtiero Raffaele Pe
Griselda Carmela Remigio
Ottone Francesca Ascioti
Costanza Mariam Battistelli Soprano
Corrado Krystian Adam
Roberto Miriam Albano
Everardo Carlo Buonfrate
La Lira di Orfeo
Coro Ghislieri

Visto a Martina Franca, Palazzo Ducale, il 29 luglio 2021

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