La Salomè di Sepe, un acclamato fumetto sull’oscenità

Guardami

Guardami (photo: nuovoteatronuovo.it)

La storia del re Erode e della bella Salomè è una delle più antiche, e in molti, tra drammaturghi e performer, l’hanno riportata in vita (anche in questa stessa stagione teatrale, si vedano ad esempio Maria Paiato e Sonia Bergamasco). Ora è la volta di Pierpaolo Sepe al Nuovo Teatro Nuovo di Napoli, che in prima nazionale mette in scena il testo “Guardami” della giovane Linda Dalisi, con i già noti componenti della compagnia stabile del Teatro Nuovo, inclusi nel progetto “Fondamentalismo” dal direttore Antonio Latella. E Sepe fa centro.

Aveva preannunciato uno spettacolo “pornografico”, definizione che risulta tuttavia riduttiva, vista la sua enorme ricchezza.

Specchi deformati avvolgono la scena. La sala delle feste del palazzo di Erode riflette verità nascoste, volutamente celate, empietà vomitate sul palco, date in pasto al pubblico.
La luna illumina una notte che non vede giorno, simbolo di bellezza, mistero, morte. E le immagini si riflettono sugli specchi diventando ora falce di luna, ora sangue infernale, ora luce divina. “Guardami!” urla la regina Erodiade al Giovanni Battista-Iokanaan. “Non guardare!” avverte Erodiade alla piccola Salomè. Specchi e occhi mostrano ciò che si può e ciò che non si deve.


L’empio Erode, interpretato dal bravissimo Giovanni Franzoni, viene ridotto al ridicolo sovrano che vive per sviluppare un potere personale che sia slegato da Roma. Deve essere bello e pronto ad accogliere il generale romano Vitiello. Deve saper dimostrare che la sua provincia è ancora florida e non infangata da un perverso declino. E il famoso Battista, che tiene nelle sue segrete come prigioniero, è un tesoro che vaticina un futuro di distruzione. Non vuole cadere nelle mani di Roma, né Roma può ammettere l’esistenza di un profeta della nuova pericolosa religione.
Erodiade, interpretata da Caterina Carpio, fa da perno a tutta la vicenda: è la regina pagana che avvince nelle sue braccia il predicatore cristiano, colui che, ligio alla sua religione, cade tuttavia nella perversione del sesso e del facile potere.

In questa storia non si patteggia per nessuna delle due religioni, ché ciascuna tende a mostrare più i lati perversi e negativi che quelli positivi che salverebbero l’anima. Se da una parte colpevolizza i peccatori, si fa dall’altra ridicola e inutile davanti alla tirannia e alla sete del potere terreno. Il corpo, accarezzato, violentato, toccato, diventa lo scettro di questo potere.
Valentina Vacca
interpreta una Salomè a metà tra un personaggio dei film di Tim Burton e la ragazzina dei più osceni fumetti manga giapponesi, lussuriosa con Erode mentre Narraboth si contorce d’amore per lei. Il carceriere-generale-sadomaso, nell’ottima interpretazione di Daniele Fior, le permette di “vedere il segreto” e di avere un amplesso con il profeta, interpretato da Candida Nieri.

La punizione divina arriva a suon di musica, scelta in maniera davvero interessante durante tutto lo spettacolo. La piccola Salomè muore e l’urlo di dolore del giovane Narraboth risuona come eco intensa e dolorosa. Erode, nel suo vestito più elegante e ridicolo – rosa a pois neri -, batte i piedi e si lamenta per la bambolina perduta. Massimiliano Loizzi è il generale romano Vitiello, volto cereo e controverso abito papale che si colora di sangue. La sua entrata trionfale, a bordo di una sorta di papa-mobile pagana che affluisce dalla platea, smorza i toni con ironia, mentre sulla scena giace la testa del profeta: una maschera di Topolino. E sono proprio i toni fumettistici dell’intero allestimento e l’ironia feroce, oscena e sanguigna a completare il violento ribaltamento della storia di Salomè, colta come metafora del potere e del compromesso d’interessi che ne alimenta le radici.

GUARDAMI
di Linda Dalisi
regia: Pierpaolo Sepe
produzione: Nuovo Teatro Nuovo, Fondazione Campania dei Festival/Napoli Teatro Festival Italia
interpreti: Caterina Carpio, Daniele Fior, Giovanni Franzoni, Massimiliano Loizzi, Candida Nieri, Valentina Vacca
scene: Francesco Ghisu
costumi: Annapaola Brancia D’Apricena
disegno luci: Luigi Biondi
realizzazione scene: Marco Di Napoli e Armando Alovisi
realizzazione costumi: Cinzia Virguti
aiuto regia: Francesca Giolivo
assistente alla regia: Maria Conte
durata: 1h 30’
applausi del pubblico: 3’ 58’’

Visto a Napoli, Nuovo Teatro Nuovo, il 21 gennaio 2011

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