Gyula. La piccola grande storia d’amore di Fulvio Pepe

Gyula (photo: Michele Lamanna)

Gyula (photo: Michele Lamanna)

Ci sono piccoli mondi dove nascono grandi storie, in cui le piccole vicende fanno diventare grandi le persone. In uno di questi mondi si può incontrare Gyula, piccolo ragazzo fragile che svelerà al mondo la sua grande anima.

Fulvio Pepe, volto noto sia al pubblico teatrale (ha lavorato tra gli altri con Valerio Binasco, Peter Stein, Fausto Paravidino…), sia a quello televisivo (è il commissario Rizzo nella serie tv “Romanzo Criminale”), debutta a Parma come drammaturgo e regista, scrivendo e mettendo in scena una parabola moderna sulla tolleranza, la redenzione e l’integrità dei sentimenti. Un racconto dal retrogusto magico, che dà voce all’umanità di uno sperduto villaggio dell’est, di un est che può essere ovunque, in un tempo presente, di un presente che può essere da sempre.

Qui vive Gyula, giovane speciale, diversamente umano, una persona a cui si parla lentamente e sempre con un sorriso benevolo.
In questo paese ci sono un bar, una segheria, la casa di un violinista caduto in disgrazia e anche quella di Gyula. Il bar è l’ombelico del villaggio, ritrovo abituale di ubriaconi incalliti e degli operai della segheria, azienda in crisi e in procinto di essere acquisita dai russi.
Il violinista è nullafacente da quando hanno chiuso l’orchestra provinciale, e vive con sua moglie, che non perde occasione di tormentarlo per la propria condizione di indigenza.

In mezzo c’è la casa di Gyula, amorevolmente accudito dalla sola madre, che offre tutto il suo tempo all’ascolto della musica.

L’equilibrio si rompe quando a Gyula viene offerto un lavoro alla segheria, un lavoro semplice, umile, ma che permette all’ingenuo ma candido ragazzo di emanciparsi allo sguardo dei suoi concittadini, che non gli risparmiano comunque il dovuto affetto, fino a che il protagonista si rivelerà un vero e proprio eroe quando – grazie alla sua enciclopedica cultura sulla musica classica – vincerà un concorso in un popolare programma radiofonico.

Nelle strade di una disillusa e vessata capitale del nulla, Gyula riuscirà nel sortilegio di rianimare una società confinata nelle tane di un’umanità desolatamente utilitarista e decadente.

Ecco, Gyula è tutto qua. Ma è un tutto, come ci informa il sottotitolo, grande. Un tutto minuziosamente distribuito in una sequenza di quadri che gira come un orologio svizzero.
Senza perdere un colpo, la messa in scena si immerge in un testo dalle cadenze fiabesche, sorretta da una rassegna di personaggi tanto popolari e sanguigni quanto spigliati e poetici. Interpretazioni scolpite e levigate ad arte, dove non è possibile rimanere inermi dalla magistrale trasformazione di Ilaria Falini in Gyula. Come toccante è il decorso corale della pièce, sapientemente vivacizzato da lampi di coinvolgente ironia e comicità, senza mai (o quasi) inciampare in spavalderie più attente alla pancia che alla testa.

Alessia Bellotto è Nina (photo: Michele Lamanna)

Alessia Bellotto è Nina (photo: Michele Lamanna)

“Gyula – Una piccola storia d’amore” è uno spettacolo di prosa, classica, se vogliamo accettare l’accezione convenzionale del termine, ma con una convenzionalità lontana dai facili cliché o da barocchi ammiccamenti, condita con salda maestria da una regia che riesce ad elevare il verosimile ad edificante fruizione.
È semplicemente uno spettacolo bello, scritto e allestito bene, che non ha l’ambizione di reclamare torrenziali dissertazioni, camminando benissimo sulle proprie gambe.
E riuscendo persino a far riappacificare chi scrive con la ‘canonica’ drammaturgia contemporanea.

GYULA – Una piccola storia d’amore
scritto e diretto da Fulvio Pepe
con: Ilaria Falini, Orietta Notari, Gianluca Gobbi, Enzo Padi, Alberto Astorri, Nanni Tormen, Ivan Zerbinati, Alessia Bellotto, Nicola Pannelli, Tania Rocchetta, Massimiliano Sbarsi
spazio scenico di Mario Fontanini,
luci di Pasquale Mari
regista assistente: Carlo Orlando
produzione: Fondazione Teatro Due di Parma

durata: 1h 46′
applausi del pubblico: 3′ 57”

Visto a Parma, Teatro Due, l’8 gennaio 2014
Prima nazionale

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