Hamlet Travestie: l’Amleto partenopeo e dissociato di Punta Corsara

Hamlet Travestie

I protagonisti di Hamlet Travestie (photo: Angelo Maggio)

Avendo assistito in autunno, a Milano, al primissimo studio di “Hamlet Travestie” di Punta Corsara, presentato durante Tfaddal, il festival incentrato su Amleto organizzato per celebrare il 40° anno di attività del Franco Parenti, avevamo preconizzato il sicuro successo dell’intero progetto, che ha avuto il suo debutto ufficiale domenica scorsa a Primavera dei Teatri, con esito favorevolissimo.

“Hamlet Travestie”, a partire dalla riscrittura burlesque settecentesca di John Poole e passando per il “Don Fausto” di Antonio Petito, mette in scena, in modo esilarante e nel medesimo tempo significante, la storia dell’Amleto shakespeariano, ambientandolo a Napoli, in una caratteristica famiglia partenopea: i Barilotto. Una famiglia popolare che vive tra casa, lavoro e figli, composta dalla madre Amalia, rimasta da poco vedova per la morte improvvisa del marito in un incidente dagli oscuri risvolti, suo figlio Amleto, ragazzo taciturno ed introverso, fidanzato di Ornella, che pensa che lo zio Salvatore abbia ucciso il padre per sposarsi la madre. Se a loro aggiungiamo poi Don Liborio, O’ Professore, novello Polonio, padre di Ornella e pure di Ciro, ovviamente i riferimenti al capolavoro di Shakespeare si fanno evidentissimi.

E dunque il nostro Amleto, suggestionato dalle “imprese” compiute dal suo omonimo, lette in un profetico libro, si strugge di dolore e vendetta.
Amleto, eroe dissociato, figlio senza padre, che vive in una società malata dove il denaro solo conta, che si muove come Linus nascondendosi in una coperta, non solo si chiama come Amleto, ma è la sua immagine speculare, vivendo le sue stesse contraddizioni, il suo stesso disagio di operare in un mondo che non gli appartiene.


E’ a questo punto che l’intellettuale del gruppo, O’ professore, per guarirlo da tal follia autodistruttiva, suggerisce ai congiunti del ragazzo e ai suoi figli di mettere in scena “veramente” la celebre storia del Bardo inglese. Per far questo dà ad ognuno un preciso ruolo, organizzando, come da copione, l’apparizione dello spettro, il nuovo matrimonio della madre, Amalia-Gertrude, ed il suicidio della fidanzata, diventata suo malgrado, Ofelia.

Su tutto e tutti aleggia la figura, questa molto reale, di Don Gennaro, il boss del luogo, che tiranneggia col pizzo la famiglia ed il suo piccolo negozio al mercato.
Così, suo malgrado, il nostro Amleto napoletano entra nel gioco che O’ Professore gli ha confezionato, e alla fine rinsavisce così bene che, in un’invenzione teatrale bellissima, al posto di uccidere lo zio, non si sa poi quanto infedele, uccide il boss, quello sì fetente e malvagio, costringendo la famiglia a dover lasciare il paese.   

Come si vede, un miscuglio farsesco amaro e divertente ma che, ed è ciò che più conta, non tradisce le suggestioni che il testo di riferimento riverbera e prepotentemente suggerisce.
Lo spettacolo si snoda dunque su due piani, in un continuo interscambio tra realtà e finzione, che mette a nudo in modo divertente tutti i meccanismi del teatro, consentendo anche di svelare le contraddizioni di una realtà amara e difficile.

Questi meccanismi sono rivelati attraverso un ritmo travolgente che rimanda, anche nella lingua con cui ci si esprime, a Petito, Eduardo, alla “classica” sceneggiata, permettendo a tutti i bravissimi attori di Punta Corsara (Giuseppina Cervizzi, Christian Giroso, Carmine Paternoster, Valeria Pollice, Emanuele Valenti e Gianni Vastarella) di creare un girotondo godibilissimo di situazioni veramente irresistibili, che divertono in modo intelligente e nello stesso tempo immediato ogni tipo di pubblico.

Nel contempo, quest’operazione, affida al teatro il suo ruolo più intimo e congeniale: quello d’essere un’arma micidiale di introspezione della terribile realtà con cui a volte dobbiamo fare i conti.
In questo modo “Hamlet Travestie”, dopo “Il Signor di Pourceaugnac” di Molière e “PetitoBlok” conferma lo stile e la poetica dalla compagnia diretta da Emanuele Valenti.

HAMLET TRAVESTIE
di Emanuele Valenti e Gianni Vastarella

con:
Giuseppina Cervizzi Amalia Esposito Barilotto, mamma di Amleto, poi Gertrude
Christian Giroso Salvatore Barilotto, zio di Amleto, poi spettro e re
Carmine Paternoster Ciro Liborio, figlio del Professore, poi Laerte
Valeria Pollice Ornella Liborio, fidanzata di Amleto, poi Ofelia
Emanuele Valenti Don Liborio detto o’ Professore, padre di Ornella e Ciro, poi Polonio
Gianni Vastarella Amleto Barilotto, poi Amleto principe di Danimarca

dramaturg: Marina Dammacco
disegno luci: Giuseppe Di Lorenzo
collaborazione artistica: Mirko Calemme
organizzazione: Marina Dammacco
aiuto regia: Gianni Vastarella
regia e spazio scenico: Emanuele Valenti
produzione: 369gradi
in collaborazione con Teatro Franco Parenti
e con il sostegno di Armunia /Inequilibrio Festival, Fuori Luogo – La Spezia, Olinda

durata: 1h 10′
applausi del pubblico: 2′ 50”

Visto a Castrovillari, Primavera dei Teatri, il 1° giugno 2014

Prima nazionale


 

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