Hamlet Travestie. Punta Corsara tra la sceneggiata e il burlesque

Hamlet Travestie

L’Hamlet Travestie di Punta Corsara (photo: puntacorsara.com)

Tfaddal: era con questo augurio [benvenuto, in arabo] che mio padre accoglieva chi entrava in casa nostra, ed è per questa ragione che ho voluto chiamare questo festival, per me così importante, proprio con questa parola”.
Così una emozionata Andrée Ruth Shammah ha introdotto al Teatro Franco Parenti il festival incentrato su Amleto, immortale capolavoro di Shakespeare, organizzato per celebrare il 40° anno del teatro milanese e dell’Amleto di Testori, che segnò l’inizio della programmazione di questa importante residenza teatrale.

Per celebrare la ricorrenza, tredici giovanissime compagnie, i cui componenti allora non erano ancora nati, sono state chiamate da Claudia Cannella, Sara Chiappori e Natalia Di Iorio a compiere uno studio, una piccola variazione creativa sull’Amleto, alternandosi nei diversi spazi del teatro milanese.

Giovani esponenti della danza come Ambra Senatore, la compagnia Zerogrammi e Collettivo Cinetico si sono offerti, accanto a gruppi di ricerca assai diversi tra loro nell’approccio al teatro come il Gruppo Nanou e Teatro Sotterraneo, di entrare direttamente – con le loro diverse creatività e poetiche – nell’opera scespiriana, tanto immersa nell’immaginario della nostra civiltà occidentale. Insomma, il Principe di Danimarca è stato interpretato e attraverso in varie forme e modi.

Tra i vari omaggi, ci hanno colpito i trenta minuti, serrati e densi, realizzati da Punta Corsara, a confermare lo stile di questa giovane compagnia che, rifacendosi alla tradizione napoletana, ne reinterpreta lo stile, immettendovi contenuti attuali.
Nata a Napoli nel 2007 come progetto speciale presso l’auditorium di Scampia sotto la direzione artistica di Marco Martinelli, con la volontà di attivare percorsi artistici per il quartiere coinvolgendo adulti e adolescenti, da allora il progetto, con la coordinazione registica di Emanuele Valenti, è diventata una vera e propria compagnia.

Anche a Milano lo studio sull’Amleto proposto rispecchia la poetica del gruppo già recepita ne “Il Signor di Pourceaugnac” di Molière e in “PetitoBlok”.
In “Hamlet Travestie” Emanuele Valenti, a partire dalla riscrittura burlesque settecentesca di John Poole e passando per il “Don Fausto” di Antonio Petito, ricostruisce la storia dell’Amleto shakespeariano. Al centro del nuovo plot c’è una famiglia napoletana, i Barilotto, coinvolta in una farsa per far rinsavire il giovane Amleto, che alla fine, invece di vendicarsi dello zio, ucciderà il mafioso che taglieggiava la famiglia.  
Un miscuglio farsesco amaro e divertente che rimanda ad Eduardo, alla classica Sceneggiata ma che, ed è quel che più conta, non tradisce minimamente le suggestioni che il testo originale riverbera.
In occasione di questo debutto abbiamo chiesto ad Emanuele Valenti di approfondirci alcuni elementi della messa in scena.

Perché, secondo te, Amleto è ancora così centrale nel pensiero occidentale contemporaneo?
Senz’altro perché l’opera si presta ad essere interpretata sotto numerosi punti di vista, ed anche ogni personaggio ha una sua vita autonoma importante, che può dare adito a diverse letture, si pensi per esempio a Rosencratz e Guildersten.

Da dove siete partiti?
Da due suggestioni: la prima ricavata dalla bellissima introduzione di Cesare Garboli alla sua notevole traduzione di Amleto, dove il critico pone l’accento sull’aspetto barbarico della famiglia di Amleto, e sul fatto che Shakesperare riesce mirabilmente a sviscerare la violenza delle relazioni insite in essa. Poi ci siamo anche rivolti a Jan Kott che, analizzando i quattro giovani della tragedia (Amleto, Ofelia, Laerte e Fortebraccio) evidenzia come essi rifiutino il loro ruolo. Questa intuizione ci è sembrata molto contemporanea e l’abbiamo immessa nella nostra realizzazione. Come pure importante è il fatto che Amleto, nella famiglia, assuma su di sé la figura del padre; anche questa intuizione ci è parsa rilevante.

Ciò che mi è piaciuto del vostro studio è il fatto che Amleto sia, in qualche modo, vincitore, riuscendo nella sua follia ad uccidere il mafioso, anche se poi la sua famiglia, per questa ragione, dovrà andarsene.
Anche a me piace questa visione, la trovo in qualche modo politica. Io poi vedo questa soluzione un po’ come un suicidio avvenuto grazie allo schermo della follia, che in definitiva ribalta gli equilibri della famiglia. In fin dei conti è così anche in Shakespeare: Amleto non è un perdente. Muore, ma per portare giustizia, ed è quello che abbiamo voluto mettere in evidenza nei nostri trenta minuti. 

HAMLET TRAVESTIE
da John Poole e Antonio Petito a William Shakespeare
regia: Emanuele Valenti
drammaturgia: Gianni Vastarella, Emanuele Valenti, Mirko Calemme, Marina Dammacco
con:
Mirko Calemme | Salvatore Barilotto, zio di Amleto, poi spettro e re
Giuseppina Cervizzi | Amalia Esposito Barilotto, mamma di Amleto, poi Gertrude
Vincenzo Salzano | Ciro Liborio, figlio del Professore, poi Laerte
Valeria Pollice | Ornella Liborio, fidanzata di Amleto, poi Ofelia
Gianni Vastarella | Amleto Barilotto, poi Amleto principe di Danimarca
Emanuele Valenti | Don Liborio detto o’ Professore, padre di Ornella e Ciro, poi Polonio
con il sostegno di Olinda e 369 Gradi
 

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