Hamm-let: l’uomo da mangiare della Piccola Compagnia della Magnolia

Hamm-let (piccolamagnolia.it)
Hamm-let (piccolamagnolia.it)

Hamm-let (piccolamagnolia.it)

Accolgono il pubblico all’arrivo in teatro, accompagnandolo fino al buio in sala. Una consuetudine, questa della Piccola Compagnia della Magnolia, forse leggermente provinciale ma apprezzabile e decisamente non facile, soprattutto se l’occasione è quella che li vede esordire al Festival delle Colline Torinesi. La sala è gremita, e tra il pubblico si scorgono anche Ermanna Montanari e Marco Martinelli del Teatro delle Albe.

Questa giovane compagnia torinese, guidata da Giorgia Cerruti, porta avanti con impegno, creatività e convinzione il proprio lavoro di rielaborazione dei classici che, dopo Molière e Lorca, si misura questa volta con Shakespeare, traendo dal contemporaneo, come nelle precedenti esperienze, gli elementi con cui trasfigurare l’originale.

L’inizio è roboante: licantropi (o iene?) ad invadere la scena nella notte dei fantasmi. Un primo indizio, dopo il gioco di parole onomatopeico che dà il titolo allo spettacolo, dell’orientamento famelico impresso all’opera. I quadri si susseguono fra barocco e kabuki, in una cifra stilistica fortemente orientata verso la tradizione orientale. L’impianto narrativo è trattato con intelligente sapienza dall’uso di stratagemmi scenici semplici e d’impatto. Pregevole, ad esempio, la scelta delle bottiglie piene d’acqua sotto luci blu cobalto ad evocare il lago: e qui Shakespeare, oltre a Müller, Laforgue, Pasi e Moscato, incontra anche Nekrosius.

Studio sulla voracità e sull’amore, questo “Hamm-let”, con il principe di Danimarca, un ottimo Davide Giglio, a possedere Ofelia mentre Gertrude si ingozza di torta nuziale, con la morte che sopraggiunge in maniera bizzarra (strappa il sorriso l’annegamento di Ofelia), conservando peraltro integri tutti i suoi elementi drammatici.
Le bottiglie che prima erano lago ora sono pietre tombali, e sulla voce di Mia Martini si spegne la bulimica disperazione di Gertrude, vorace al punto da inghiottire metaforicamente anche le vite altrui. Un’emozione finale che trascinerà applausi di autentico apprezzamento.

HAMM-LET
Studio sulla Voracità

di Shakespeare, Laforgue, Moscato, Pasi
regia Giorgia Cerruti
drammaturgia di Giorgia Cerruti da testi di  Shakespeare, Laforgue, Moscato, Pasi
con Valentina Tullio, Davide Giglio, Giorgia Cerruti
musiche Nyman, Armstrong, Portishead, Morin, Transiberian Orchestra, Rita Pavone, Mia Martini
realizzazione scenografia e costumi Claudia Martore, Alessandro Di Blasi – Atelier PCM
disegno luci Riccardo Polignieri
suono G.u.p.
ideazione grafica Fabio Sgorlon
produzione Piccola Compagnia della Magnolia con il sostegno del Sistema Teatro Torino
durata: 1h 04′
applausi del pubblico: 3′ 18″

Visto a Torino, Cavallerizza Reale, 11 giugno 2009
Festival delle Colline Torinesi

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