Heiner Goebbels: il dramma dei mezzi di comunicazione

Heiner Goebbels

Heiner Goebbels (photo: © Rolf K. Wegst)

“Molti artisti e anche registi (non necessariamente cattivi) fanno sempre la stessa cosa per tutta la vita. Non si sentono imbarazzati nel dirlo. In un certo senso, loro dirigono sempre lo stesso spettacolo. Lavorano molto, fanno quattro o cinque pièces all’anno. Il mio approccio è diverso. Sono abbastanza pigro. Devo fare un’opera all’anno, o ogni due anni, e provare a scoprire una nuova area, imparare qualcosa su un argomento che non capisco […]”. Si descrive così, in un’intervista del ’97 di Dan Warburton e Guy Livingston, il compositore e regista tedesco Heiner Goebbels.

Che dire di lui? La costruzione di una fama ormai internazionale parte forse a Francoforte negli anni dell’università, quando studia sociologia e musica; comincia poi a suonare le musiche di Hanns Eisler in un duo, e successivamente si farà conoscere come un compositore eclettico, che ama lavorare per il teatro, il cinema e il balletto, mischiando stili musicali differenti. A metà degli anni ’80 inizia a comporre e dirigere opere sue, molte delle quali basate su testi di Heiner Muller.
Il tratto che più lo contraddistingue è senz’altro l’aver segnato la scena contemporanea con il suo “teatro musicale“, tanto che i suoi lavori sono in repertorio in alcuni tra i maggiori centri di produzione europei. Dal ’99 insegna all’Institute for Applied Theatre Studies of the Justus Liebig University di Giessen, in Germania, e dal 2006 è presidente del Theatre Academy di Hessen.

Una carriera intensa, che lo porta a confrontarsi con diverse e prestigiose orchestre, così come a ricevere inviti e premi dai principali teatri di tutto il mondo. Lui stesso ammette di essere spessissimo in viaggio. Come in questo periodo. Dal 19 settembre a lunedì ha presentato a Zagabria, in Croazia, “Stifters Dinge”, un’installazione performativa creata nel 2007 e coprodotta anche dallo Stabile di Torino; mentre da oggi sarà al Festival d’Automne di Parigi con “I went to the house but did not enter”, opera presentata al Festival di Edimburgo 2008 basata su testi di T.S. Eliot, Maurice Blanchot, Franz Kafka e Samuel Beckett, in concerto con lo Hilliard Ensamble. Per poi proseguire a fine mese verso Praga e, ad ottobre, puntare su Berlino, Dresda e l’Estonia…

Abbiamo assistito ad una sua conferenza a Santarcangelo, ospite della 39^ edizione del festival. Chiara Guidi, direttrice artistica 2009, l’ha voluto in una rassegna di forte impatto musicale: “Per alcuni di noi il suono, come una macchina che esce dallo spirito, può concepire e manifestare la forza di uno spazio, può renderlo possibile, visibile; come succede in teatro con la prima luce che appare sul palco, capace di creare un luogo gravido di promessa”. Parole che si adattano perfettamente ai lavori di Goebbels, alcuni dei quali (“Eraritjaritjaka” del 2004, “I went to the house but did not enter” e “Stifters Dinge”) riproposti proprio durante la conferenza “The drama of the media”: una riflessione sul concetto di “dramma” in rapporto al “dramma dei mezzi di comunicazione”, un dramma che travolge la percezione e i sensi del pubblico, sviluppato attraverso la creazione di conflitti visivi e auditivi.

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