The History boys: Bruni e De Capitani tra comico confronto e drammatiche analogie

The history boys

The history boys Insulti, facilonerie, battute: gli studenti sono fannulloni e incapaci, addirittura fifoni e pure buffoni. Parliamo di quelli italiani, naturalmente. Seguono fischi. Tutto in diretta televisiva. “Zitti, vigliacchi” è la chiusa all’ultima (?) puntata di una triste storia che dura dal novembre scorso, da quando nelle maggiori città italiane gli studenti organizzano proteste di massa. I ricercatori e gli insegnanti si sono uniti a loro. La classe politica, nel frattempo, continua la sua riforma dell’istruzione pubblica. Questa è la disponibilità di dialogo concessa agli studenti oggi in Italia.
Se capitasse a qualcuno di loro di trovarsi, una sera, all’Elfo Puccini di Milano davanti a una replica di “The History Boys”, certo non si riconoscerebbero in quella classe di studenti appassionati ritratta nel 2004 da Alan Bennett (vincitrice di sei Tony Award) e portata oggi in scena, per la prima volta in Italia, da Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani.

La trama: anni ’80, una classe dello Yorkshire, all’ultimo anno di college, viene preparata all’esame di ammissione all’università dai due insegnanti “ordinari”, a cui viene affiancato anche un docente più giovane, Irwin, per il quale farsi una cultura serve a diventare brillanti e sfondare nel mondo.
Questo nuovo punto di vista creerà divisioni e conflitti molto costruttivi per i ragazzi, ma anche conseguenze meno desiderate per Hector, docente di poesia, omosessuale, che fino a quel momento li ha appassionati con metodi poco ortodossi ma sicuramente funzionali alla crescita del gruppo. Un dialogo aperto e illuminato d’argomento letterario, accompagnato da momenti di gioco: tra questi, anche il passaggio a casa in moto “con toccatina”. Un atteggiamento bonariamente accettato dai ragazzi ma non dal preside (Gabriele Calindri), che “inviterà” il professore (Elio De Capitani) ad andarsene, con grande tristezza dei ragazzi e rammarico della collega di storia e amica, miss Lintott, caschetto grigio e abiti rigorosi, ma uno spirito giovane e decisamente ironico: si rivela così Ida Marinelli, la più divertente del gruppo.

Sono loro gli stessi artisti che, dopo 28 anni, tornano a un tema molto caro alla compagnia dell’Elfo: risale infatti al 1982 la prima regia di Elio De Capitani che confezionò e firmò la versione italiana di “Nemico di classe” di Nigel Williams per un gruppo di giovanissimi attori. Tra questi allora c’erano Paolo Rossi, Claudio Bisio e Antonio Catania, a interpretare i ragazzi chiusi dentro ad un’aula di una scuola di periferia.

Oggi, invece, gli otto giovani nuovi acquisti della compagnia (Giuseppe Amato, Marco Bonadei, Angelo Di Genio, Loris Fabiani, Andrea Germani, Andrea Macchi, Alessandro Rugnone e Vincenzo Zampa) raccontano un opposto tipo di classe, non violenta, non negativa, rappresentando un vero contraddittorio anche rispetto alla realtà circolante. Inevitabile il paragone tra gli appassionati protagonisti della storia di Bennett e quelli impegnati oggi in piazza a difendere il proprio diritto allo studio. La determinazione è uguale, incanalata però in percorsi opposti: non il conflitto interiore ma una protesta pubblica che diventa faccenda poliziesca.
Forse più vicina, quindi, alla storia di violenza di “Nemico di Classe”. A dimostrarlo, la versione attualmente in scena sempre a Milano, al Franco Parenti, firmata da Massimo Chiesa e pensata proprio come “uno spettacolo fatto da giovanissimi per un pubblico di giovanissimi. Forse c’è stato un momento tra il 1983 ed oggi in cui questo testo sarebbe potuto risultare vecchio e inutile. Oggi, purtroppo, no”.

Anche nella sala Fassbinder dell’Elfo Puccini i giovani ci sono: le repliche (in programma ancora per un mese, fino al 23 gennaio) hanno registrato finora il tutto esaurito. La speranza è che l’interesse sia motivato anche dal tema, e non giustificato solo dalla bravura degli interpreti, impegnati, tra intermezzi musicali tipici della commedia anglosassone e momenti di introspezione, in dialoghi finemente costruiti, incorniciati dalla raffinata comicità di Alan Bennett e riproposta con successo dalla compagnia dell’Elfo.

Che poi qualcuno, in sala, possa prendere ispirazione dall’anticonformista Hector o dallo spregiudicato Irwin per cavare qualche idea migliore per una riforma dell’istruzione, è uno scopo non dichiarato ma forse auspicabile.

THE HISTORY BOYS
di Alan Bennett
traduzione: Salvatore Cabras e Maggie Rose
regia: Ferdinando Bruni e Elio De Capitani
con: Elio De Capitani [Hector], Ida Marinelli [Mrs Lintott], Gabriele Calindri [Il preside], Marco Cacciola [Irwin], Giuseppe Amato [Scripps], Marco Bonadei [Rudge], Angelo Di Genio [Dakin], Loris Fabiani [Lockwood], Andrea Germani [Timms], Andrea Macchi [Crowther], Alessandro Rugnone [Akthar], Vincenzo Zampa [Posner] luci: Nando Frigerio
produzione: Teatridithalia
durata: 2h 30′
applausi del pubblico: 3′

Visto a Milano, Teatro Elfo Puccini, il 16 dicembre 2010

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