Human. L’Eneide contemporanea di Baliani e Costa

Human (photo: Fabrizio Zani / Daniele Casadio)
Human (photo: Fabrizio Zani / Daniele Casadio)

“D’Armi io canto e dell’eroe che, primo, dalle coste di Troia venne all’Italia, profugo per suo destino”.
E’ l’Eneide il punto di partenza scelto da Marco Baliani per lo spettacolo “Human”, presentato al Politeama di Genova: il poema virgiliano che celebra la nascita dell’impero romano da un popolo di profughi. Enea, fuggito dopo la caduta di Troia, viaggiò infatti per il Mediterraneo fino ad approdare nel Lazio, rappresentando così il progenitore del popolo romano.

Poi l’incontro di Baliani con Lella Costa e il definirsi, nel lavoro a quattro mani, di un altro mito, quello di Ero e Leandro, due amanti che vivevano sulle rive opposte dell’Elesponto.
Sono due spunti per approfondire l’Odissea rovesciata di “Human”, che prima di essere uno spettacolo è un diario di viaggio compilabile da chiunque abbia il piacere di farlo su progettohuman.it

Un’indagine sull’Umano di oggi, quindi, non un momento di teatro civile che denuncia, fa indignare, informa, spiega, prende posizione. No. E’ piuttosto uno spettacolo che lascia disorientati, pone domande aperte, cerca di riportare sul palco quel senso di smarrimento collettivo che ci pervade, inevitabilmente e collettivamente, nel rivolgere lo sguardo verso un Altro cui non siamo abituati.

In scena, insieme alla Costa e a Baliani, quattro giovani attori: David Marzi, Noemi Medas, Elisa Pistis e Luigi Pusceddu sono imprigionati in una babele di spazi cangianti che implodono e si moltiplicano grazie alle scene e ai costumi di Antonio Marras, che tiene come elemento principale il vestito consunto del profugo facendone un grande arazzo di fondo.

Non c’è una trama principale o uno sviluppo drammatico lineare ma tanti quadri isolati che si concludono così come si sono aperti. L’unico elemento portante è definito dalle luci di Loic Francois Hamelin che si accendono e si spengono inesorabili. A volte è l’azione stessa che funge da collante nei suoi dettagli più piccoli e apparentemente insignificanti, come quando un dattero lanciato dal ponte di una nave da crociera viene raccolto da una donna in fuga e dà vita ad un’altra scena.

Dialoghi a più voci, a volte serrati, a volte distesi, lasciano spazio ai monologhi di Lella Costa, forse i più interessanti e teatralmente codificati, sfociando subito dopo nella narrazione, nel canto epico.
Ci sono immagini definite di corpi impauriti, un piccolo frammento di operetta buffa, inserti di acido cabaret, c’è una poesia, un canto e poi la musica. E’ quest’ultima a vincere quasi su tutto; composta da Paolo Fresu, diventa il vero filo rosso dello spettacolo, guidando il susseguirsi delle scene, tessendo gli interstizi dell’intero arazzo, aprendo a visioni improvvise. Il trombone di Gianluca Petrella ha invece un altro compito, quello di creare una partitura sonora fortemente materica di voci, acqua, colpi, echi di vita vissuta.

L’attore ne esce come elemento marginale, travolto dall’affresco generale decisamente più forte. Soffre della sua parola e preferisce aderire con il corpo al procedere dei troppi cambi di personaggi e situazioni. Lella Costa necessita di quel “solo in scena” trag-ironico che le viene concesso con parsimonia, mentre Baliani si integra solo parzialmente nelle scene corali con i ragazzi, forse perchè più impegnato nel dipingere, dalla regia, un quadro inconcluso ma di certo realistico di “questa parte di mondo che chiamiamo Occidente”.

La fitta tournée di “Human” toccherà ancora moltissimi teatri su e giù per l’Italia, da Livorno a Palermo, Bergamo, Roma; da Ancona e Vicenza a Mestre, Bari… Fra le tappe più vicine stasera Gorgonzola (MI), il 15 e 16 Monfalcone (GO), il 18 Gorizia. Mentre dal 25 al 27 sarà a Reggio Emilia e dal 2 al 4 dicembre a Bologna.

HUMAN
di Marco Baliani e Lella Costa
collaborazione alla drammaturgia di Ilenia Carrone
e con David Marzi, Noemi Medas, Elisa Pistis, Luigi Pusceddu
musiche originali di Paolo Fresu con Gianluca Petrella
scene e costumi di Antonio Marras
scenografo associato Marco Velli costumista associato Gianluca Sbicca
disegno luci di Loïc Francois Hamelin e Tommaso Contu
assistenti alla produzione: Agnese Fois e Leonardo Tomasi
regia di Marco Baliani

durata: 1h 20′
applausi del pubblico: 3′ 32”

Visto a Genova, Teatro Politeama, il 27 ottobre 2016

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