Humus Vertebra. Equilibri instabili per gli spaventapasseri di Karine Ponties

Dame de Pic - Humus vertebra
Dame de Pic - Humus vertebra

Humus vertebra (photo: damedepic.be)

Una struttura composta da tre casse di legno è la figura da cui prende vita “Humus Vertebra”, lavoro della compagnia belga Dame de Pic, ospite del festival Teatro a Corte, fino al 25 luglio in scena fra Torino e alcune altre dimore sabaude piemontesi.
Lo spettacolo si inserisce in una vetrina dedicata alla coreografa francese Karine Ponties, di cui vengono presentati stasera anche i tre soli “Babil”, “Havran” e “Fidele à l’eclair”. I quattro lavori sono accomunati dal loro elemento ispiratore, lo spaventapasseri.

In “Humus Vertebra” lo spauracchio, guardiano dei campi e allo stesso tempo oggetto di scherno e riso, si incarna nella figura di tre vagabondi, interpretati dai bravi danzatori Eric Domeneghetty, Claudio Stellato e Jaroslav Vinarsky.
I tre uomini, alle prese con grosse casse di legno, si aggirano in uno spazio circolare che ricorda la pista di un circo, ma anche la piazza, dove i viandanti bighellonano, temporeggiano, impegnati in minute attività per trascinare lo scorrere del tempo.

La continua sistemazione delle casse crea attimi di equilibrio provvisorio, in cui un semplice spostamento del peso è sufficiente per destabilizzare l’ordine. I vagabondi riprendono dunque a cercare quella stabilità, quella posizione a cui basta un semplice gesto per precipitare e tornare in movimento.
L’assidua ricerca di qualcosa d’apparentemente insensato ricorda certi personaggi al margine e stralunati di Samuel Beckett. In “Humus Vertebra” i tre erranti si tirano l’uno con l’altro, si tendono e trascinano come una catena che si snoda e in cui i singoli elementi finiscono per perdere la propria individualità. Le tre figure abilmente si allacciano ed intrecciano, risultando un’unica figura danzante composta da leve e contrappesi.

In questo modo i vagabondi trascorrono il loro tempo, impegnati in attività che, all’occhio esterno, paiono assurde perdite di tempo, come quelle degli spaventapasseri appunto.
Poi i tre sembrano spostarsi, trascinando le casse e camminando per raggiungere una nuova meta, una nuova piazza in cui ricominciare il tutto.
Ma sul finale qualcosa si spezza, uno dei tre non riesce più a reggersi sulle gambe: tutta l’instabilità che fino a quel momento stava nei comportamenti, si concretizza ora nell’impossibilità di rimanere in piedi. Un compare cerca di aiutarlo, di sollevarlo, ma invano. Così gli altri due andranno a chiudersi dentro una cassa e l’ultimo rimarrà solo ad emettere malinconici ululati al cielo.

L’atmosfera dello spettacolo è amara e scanzonata allo stesso tempo, resa più arcana dai disegni animati di Stefano Ricci, creati appositamente per lo spettacolo, che scorrono sul fondale. Le immagini dell’artista sono infatti il punto di partenza per la generazione dei personaggi da parte di Karine Ponties che ricrea un mondo in bilico tra il comico e il malinconico, facendo dialogare nouveau cirque, mimo, danza, acrobatica…
Il continuo gioco di contrappesi e basculaggi dei protagonisti rende molto bene il senso di fragilità e cagionevolezza. Lo spaventapasseri diventa così emblema della precarietà, miseria e ridicolaggine cui talvolta (o spesso) l’uomo è costretto.

HUMUS VERTEBRA
coreografia: Karine Ponties
con: Eric Domeneghetty, Claudio Stellato, Jaroslav Vinarsky
film d’animazione e collabozione artistica: Stefano Ricci
scenografia e consulenza artistica: Wilfrid Roche
disegno luci: Florence Richard
musiche originali: David Monceau
altre musiche: Sigur Rós
costumi: Samuel Dronet
produzione: Dame de Pic; in coproduzione con: Centre Chorégraphique National d’Orléans dans le cadre de l’accueil studio 2008-Ministère de la Culture (France), Théâtre Les Tanneurs (Belgique), O Spaço do Tempo de Montemor O Novo (Portugal), Festival de Marseille (France), Charleroi/Danses (Belgique), Centre départemental de créations en résidence des Bouches-du-Rhône, les Salins / Scène nationale de Martigues (France), Arcadi (France), Centre des Bords de Marne (France), CDC/ Biennale nationale du Val de Marne (France); con il il sostegno di: Ministère de la Communauté française Wallonie-Bruxelles – Service de la Danse, Association Beaumarchais (aide à l’écriture), Ballet national de Marseille dans le cadre de l’accueil studio, de Wallonie Bruxelles Théâtre/Danse
in collaborazione con Wallonie-Bruxelles International
durata: 55′
applausi del pubblico: 2′ 50”

Visto a Torino, Cavallerizza Reale, il 14 luglio 2010

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *