I Candidi. La danza macabra di Eco di Fondo

I Candidi

I Candidi

Un gruppo di sette ragazzi è quanto sopravvissuto a un aereo precipitato su un’isola. I naufraghi sentono di poter trasformare l’incidente in un’opportunità, e si mettono all’opera per organizzare un “nuovo mondo”, ma finiranno per trasportare, in quella che poteva essere un’isola felice, il peggio della terraferma, potenziando le istintive paure dell’uomo in comportamenti definitivamente selvaggi che li marchieranno, anche una volta “salvati”.

Sono “I Candidi”, ‘caso umano’ potenzialmente reale, protagonisti dell’omonimo spettacolo della compagnia Eco di Fondo, vincitrice nel 2010 del bando Schegge e presentato nei giorni scorsi a Milano allo Spazio Tertulliano, un giovanissimo luogo teatrale (è alla seconda stagione, prima era un capannone industriale) decisamente adatto a ospitare lo spettacolo di questa compagnia nata da due attori (Giacomo Ferraù e Giulia Viana) diplomati nel 2007 all’Accademia dei Filodrammatici.
I due, insieme al regista Emanuele Crotti, attraverso tre workshop condotti nel 2010 con gli attori, hanno costruito una drammaturgia originale, ispirata a due romanzi che in qualche modo sovrappone “Il Signore delle mosche” di William Golding e “Cavie” di Chuck Palahniuk, riadattando la vicenda del primo secondo le “derive” del secondo.

Come in “Cavie”, infatti, i protagonisti sono isolati (là era un ritiro per aspiranti scrittori) e vivono a stretto contatto condividendo l’unico obiettivo (la salvezza “in qualche modo”), lavorando per arrivarci. E come ne “Il Signore delle mosche”, gli eroi sono ragazzi lasciati a sé, senza modelli di riferimento, che diventano sempre più sporchi, pieni di ferite e cicatrici, non solo a livello fisico.


Lo spettacolo trova il filo che unisce i due romanzi: nonostante il comune obiettivo, è impossibile per un gruppo condurre un’esistenza democratica, illuminata da regole e ruoli giustamente divisi e distribuiti; la singola iniziativa degenera nell’esaltazione, e l’individualismo viene difeso “a tutti i costi”. Il più forte sopravvive, e con lui, quelli che lo imitano.
La morale (deviata) del gruppo di ragazzi è il conflitto che Crotti porta in scena snellendo e ‘coreografando’ “Il Signore delle mosche”, attraverso un’operazione poetica davvero ben riuscita: quasi assenti i dialoghi, l’evoluzione (negativa) del gruppo è evocata dai loro corpi, dall’abbraccio iniziale, umano e caldo, che diventa sempre più rapido strattone, fino a degenerare nel calcio e nel gesto più disumano. Il tutto accompagnato dalle musiche originali di Me and the white lash, valido sostituto delle battute tagliate, e dalle luci dosate, o da particolari giochi fluorescenti al posto del fuoco, e più potenti almeno per l’occhio dello spettatore.

La giusta sintesi di Crotti rende onore al romanzo, ma allo stesso tempo gli dà una seconda vita che cresce autonoma, visiva, e fortemente teatrale. I personaggi, inizialmente tanto compatti da essere difficilmente distinguibili, gradualmente acquistano la propria individualità che, però, è un regresso, una lenta e progressiva disumanizzazione: è il totale fallimento della ragionevolezza, a vantaggio dell’egocentrismo cattivo, dell’istinto e della ragione al servizio della furbizia negativa, del bullismo e della prepotenza.

“I Candidi” è una provocazione: gli istinti animaleschi sono innati, e schiacciano ogni tentativo da parte dell’intelligenza; e questo dato di fatto è ancora più sconvolgente se è la pelle, imbrattata, di un gruppo di ragazzi (prevalentemente muti) a mostrare l’odio come unica regola funzionante nella relazione umana.

A questa immagine di regressione verso la più primitiva barbarie, tuttavia, gli autori hanno sentito di dover aggiungere il tema che, più o meno legato alla cornice finora messa in scena, domina la poetica di Chuck Palahniuk, oltre che contraddistinguere il nostro tempo: il potere dei mass-media. Nel finale, infatti, i sopravvissuti rientrano in patria accolti e acclamati col (finto e lacrimevole) calore da Auditel che si addice ai “naufraghi dell’isola”, esattamente quella…  

La critica ai reality show è un mezzo diretto, ma chissà quanto efficace, per mostrare la fine del processo di degenerazione umana: ossia il bisogno di essere sulla cresta dell’onda, con gli spietati compromessi a cui si scende pur di esserlo, o almeno pur di credere che sia così.
Purtroppo questo suffisso “rumoroso” al finale è un’appendice che suona posticcia: un brusco risveglio per lo spettatore, fino ad allora incantato dai personaggi e dalla loro particolarissima forma di danza macabra.

I CANDIDI

adattamento di Emanuele Crotti
regia di Emanuele Crotti
con: Francesco Meola, Valentina Picello, Andrea Pinna, Libero Stelluti, Giulia Viana, Chiara Zerlini, Fabio Zulli
musiche: Me and the White Lash
produzione: Eco di Fondo
durata: 1h 15′
applausi del pubblico: 2′ 12”

Visto a Milano, Spazio Tertulliano, il 13 aprile 2012


 

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