I Canti esistenziali di Teatrino Giullare

Teatrino Giullare

Teatrino Giullare (photo: Guido Mencari)

“Tu ombra, oltre la soglia stai, così calma così pensosa […] Come occhio illimitato, come tempo non ancora nato, il silenzio attende”.
Immaginifiche suggestioni, dilemmi esistenziali e autentico onirismo vibrano all’unisono materializzandosi nelle parole e nelle immagini di Giuliano Scabia nei suoi “Canti del guardare lontano”, un’opera che si snoda fra teatro e poesia. Il testo viene trasposto in azione scenica dalla compagnia Teatrino Giullare aprendo così la seconda giornata del festival I Teatri del Sacro di Lucca.

L’ambizioso progetto coinvolge un ampio ventaglio di soluzioni stilistiche che rendono lo spettacolo complesso sia in termini compositivi che interpretativi: dai burattini alle video-installazioni, dalle musiche alla narrazione.

Tra i semipilastri in stile corinzio dell’arco scenico del Teatro San Girolamo, si intravede la polivalente scenografia di Cikuska: un tronco piramidale ligneo, su cui sono praticate delle aperture con battenti apparentemente animati da un vento immaginario.
Grazie ai giochi di luce e ai numerosi deittici presenti nel testo, la struttura pare assumere diversi connotati funzionali alla performance: diventa il tetto di una casa, un deserto, un monte su cui avventurarsi, una sorta di Ziqqurat che permette una connessione con l’infinito, col divino, l’“Eros dalle ali d’oro”.


Sulla scena si snoda intanto il viaggio di un cavaliere con il suo destriero, burattini manovrati abilmente dai due attori (Giulia Dall’Ongaro ed Enrico Deotti) su una dimensione costellata di esplosioni particellari rese con video-installazioni, a sottintendere l’esplosione da cui tutto ebbe origine, esplorando spazi infiniti, attraversando galassie, oltre i limiti del tempo e dello spazio, cercando di ‘guardare lontano’. “Mio signore, dove sono le stelle? Dove sono i lontani orizzonti?”.
Dialoghi platonici dal sapore leopardiano, carichi di figure retoriche e rime baciate si instaurano tra il cavaliere e l’animale: “Dappertutto si può arrivare cavalcando l’immaginazione”.

La scena è perennemente al buio. Gli attori, i burattini e gli oggetti vengono illuminati di volta in volta da uno spotlight che ne evidenzia le caratteristiche fisiche e le espressioni mimiche, ma non permette di coglierne appieno i particolari. Ne risulta, nel complesso, uno spettacolo forse non ancora strutturato nei minimi particolari e bisognoso di ulteriori rivisitazioni. Dal punto di vista organizzativo, i vari problemi tecnici relativi ad audio e video hanno reso scomodo il fluire ininterrotto dello spettacolo.
D’altro canto, in termini interpretativi, si è rischiato spesso di scivolare verso una perdita di incisività comunicativa a causa dell’introduzione di momenti in cui l’unica protagonista della scena era la parola, rendendo quasi inefficiente l’intera realizzazione, come ad esempio l’eccessiva lista di nomi e personaggi storici, sicuramente apprezzata se dimezzata.

Uno spettacolo, insomma, che presenta il coefficiente verbale dell’autore con espedienti scenici interessanti ma ancora da scandagliare.
“Mai ho visto una luce tanto intensa. Che sia Dio? Sono i numeri. Prima del tempo, infiniti, i numeri sono tutto, il moto generatore prima d’ogni pensiero”.

Canti del guardare lontano
dal libro omonimo di Giuliano Scabia
diretto e interpretato da Teatrino Giullare
scene, oggetti, costumi: Cikuska
video: Valeria Bertozzi
produzione: Teatrino Giullare
con il sostegno di I Teatri del Sacro

durata: 1h
applausi del pubblico: 2′

Visto a Lucca, Teatri del Sacro, l’11 giugno 2013


 

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