I care for Bassano & Operaestate. Quando la politica ci mette lo zampino

Ponte di Bassano
Ponte di Bassano

“Sono nata a Bassano e fin da piccola frequento il festival, per cui un po’ mi sento, artisticamente parlando, figlia di Operaestate, che ha influenzato e decisamente migliorato la mia vita. Voglio perciò dimostrare la mia gratitudine, con la speranza che tutto ciò continui, con la direttrice Rosa che tanto ha dato”.
A scriverlo è Giulia sulla bacheca Facebook del gruppo “I care for Bassano”, campagna social lanciata da un gruppo cittadini, artisti e operatori di diversa provenienza per testimoniare in modo pacifico il valore umano e artistico di Operaestate Festival Veneto, che ha il suo centro nevralgico a Bassano del Grappa (VI).
“Per noi insegnanti e danzatori Operaestate è più che un contenitore di singoli spettacoli – prosegue Giulia – È comunità, bellezza e cura. Ci ha regalato tante occasioni, speranze e soprattutto una visione della cultura diversa, basata non sui numeri ma sulla qualità!”.

In molti stanno manifestando sostegno, stima e affetto nei confronti di una realtà culturale che, da semplice rassegna estiva di una cittadina di poco più di 45 mila abitanti, si è trasformata nel corso degli anni in un festival di respiro internazionale, con progetti finanziati sia dal Ministero che dall’Unione Europea. Una realtà unica nel suo genere da queste parti. E un traguardo che non è piovuto dal cielo, ma è frutto di un grande lavoro realizzato con intelligenza e coraggio, nell’arco di quarant’anni, dall’attuale direttrice e storica fondatrice Rosa Scapin insieme alla squadra che lavora al suo fianco. Un entourage che ha saputo guadagnarsi la fiducia e il rispetto non solo del territorio bassanese e di quello limitrofo, ma anche dei tanti partner internazionali che con Operaestate condividono progetti, visioni e speranze per il futuro.
Del resto nel 2015 il FUS lo aveva collocato come terzo festival multidisciplinare d’Italia dopo il Festival di Spoleto e Romaeuropa, con un sostegno economico da parte del Mibact del 36% in più rispetto all’anno precedente.

Photo: Operaestate Festival

Photo: Operaestate Festival

La generalizzata preoccupazione sulle sorti di Operaestate e sul destino di Rosa Scapin è nata qualche giorno fa, quando l’attuale sindaco Elena Pavan (che ha anche la delega alla Cultura), in un’intervista al Corriere del Veneto in occasione dei suoi primi 100 giorni di mandato, aveva preannunciato il congedo di Rosa Scapin dai vertici di Operaestate nel 2020: “Ci sarà da affrontare il passaggio di mano ai vertici di Operaestate perché con marzo Rosa Scapin chiuderà il proprio mandato”.
Un fulmine a ciel sereno piovuto su Operaestate – che porta a casa un successo di pubblico anche per questa edizione ormai agli sgoccioli -, e una doccia fredda soprattutto per la Scapin, che ha appreso la notizia dalla stampa. Un benservito che diventerebbe effettivo proprio nell’anno in cui Operaestate festeggerà i quarant’anni di attività.


Le polemiche sono sorte immediate, costringendo il sindaco a chiarire e ‘mitigare’ le proprie affermazioni in un comunicato: “È mio dovere, dopo le polemiche di queste ore, precisare alcuni punti che riguardano il futuro di Operaestate. Rosa Scapin è e resterà un punto di riferimento per tutti i bassanesi che amano questa manifestazione culturale e artistica… Il contratto di Rosa Scapin scade a marzo del 2020 e, alle condizioni attuali, non è più prorogabile. Per la selezione del direttore artistico di Operaestate sarà necessario quindi indire un bando pubblico, a cui la Scapin, se vorrà, potrà partecipare”.

Dietro alle dichiarazioni rimane il contrasto nei confronti dell’impostazione Scapin, che Elena Pavan – candidata della Lega – aveva già manifestato in tempi non sospetti: quando nel programma di coalizione, presentato durante la scorsa campagna elettorale, preannunciava la trasformazione del festival, e l’intenzione di portare alcuni grandi eventi sfruttando la cornice, dove possibile, delle piazze cittadine. La nuova  maggioranza vedrebbe poi di buon occhio l’istituzione di una fondazione ad hoc per la gestione del festival.
In sostanza, Operafestival potrebbe diventare un cartellone estivo di grandi eventi, con grandi nomi, per il grande pubblico: la fotocopia di tanti altri, oltretutto già presenti nel vicentino. E’ del resto una storia vista e sentita in altri luoghi della penisola (si pensi ad esempio alle vicende della Città del Teatro di Cascina, cittadina toscana dagli stessi abitanti, peraltro, di Bassano). La questione non è certo nuova e trascina con sé tutte le sfumature di un argomento sempre vivo: i legami tra politica e cultura.
Del resto un direttore non può essere per sempre, ma forse si potrebbero pensare delle transizioni più armoniche, soprattutto se in ballo c’è un progetto triennale già finanziato e svolto per i suoi due terzi.

La Scapin per il momento non rilascia dichiarazioni. A parlare per lei sono i “fan” del suo operato. Come Valeria, che commenta ironica sulla bacheca di I care for Bassano: “Ah, ma allora l’anno prossimo arrivano i Momix! Eh beh!”. Il riferimento va di nuovo alla campagna elettorale, quando il neo sindaco aveva nominato tra i grandi eventi imperdibili per Bassano anche la popolare (ma ormai stravista) compagnia di Pendleton, definendola una mancanza da sanare nel programma di Operaestate.

Su questo fronte bisognerà fare i conti con il fatto che una buona parte dei finanziamenti ministeriali ed europei, su cui il festival si regge, è subordinata alla presenza di proposte d’avanguardia: l’ipotetico passaggio dell’organizzazione a una fondazione, insieme ad un cartellone fatto di grandi eventi, continueranno a garantire ad Operaestate le risorse necessarie nonché a mantenere il suo sguardo privilegiato sulla scena contemporanea?

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