I Cenci alla Biennale Musica: Battistelli in scena con Rifici e Latini

I Cenci (photo: LAC)
I Cenci (photo: LAC)

Dopo qualche giorno arrancante e vessatorio a causa di scelte poco illuminate nella selezione dei pezzi programmati per i concerti dei primi giorni, il 64° Festival Internazionale di Musica Contemporanea della Biennale di Venezia spicca finalmente il volo sul palco del Teatro Goldoni con la presentazione di un lavoro di teatro musicale composto da Giorgio Battistelli nel 1997, in prima esecuzione nazionale in lingua italiana, nato da una rielaborazione dell’omonimo “I Cenci”, scritto da Antonin Artaud nel 1819 e che vede qui alla regia Carmelo Rifici.

I primi suoni della composizione convincono sin da subito innalzando il livello, e non di poco, rispetto a quanto ascoltato nelle serate precedenti: un’esecuzione precisa e convincentissima quella dell’Ensemble900 del Conservatorio della Svizzera Italiana, diretto dalla garanzia qualitativa della bacchetta del Maestro Marco Angius, che impone al tutto la sua sempre tesa e stilettante interpretazione del contemporaneo.

Ad aggiungersi, arriva poi il doppio schermo proiettato sopra la scena, che fa la sua comparsa definendo alcune didascalie, e che diverrà poi un media ulteriore del lavoro, accogliendo una videoproiezione che moltiplica alle volte la scena in diretta, grazie ad una telecamera a mano, altre volte un filmato che non sempre ci convince a livello anche solo meramente estetico, e che non manca però di alcune scene, pur non moltissime, di valore.

I veri giochi iniziano però con l’attivarsi di un parallelepipedo luminoso definito per accogliere l’attorialità caratteristica di Roberto Latini, pronto a stupire ed ammaliare tutti con il proprio sperimentalismo fonico-gestuale di fronte ad un leggio che, oltre a reggere la partitura, ha innestati dei microfoni che modificano la voce tramite un algoritmo proprio, ideato in modo più che riuscito ed intelligente da Alberto Barberis.

Tra scelte dal retrogusto vagamente surrealista a livello registico e luministico, poi contraddette in direzione iper-contemporanea dalla presenza di neon mobili bianchi spostati da alcuni tecnici in scena, si fruisce di un complesso di elementi tra suoni e contenuti che sembrano essere non altro che il tentativo di ricomporre nello specchio frantumato dell’onirico e del fantasmatico, un insieme di materiali cui si può aggiungere ancora soltanto nella forma schizofrenica di alcuni rimasugli spiritistici.

Tra le percussioni e i fiati di Battistelli sembra insomma di essere all’interno delle geometrie visionarie di tutta quell’arte spiritistica ben rappresentata dai quadri di Augustin Lesage, sempre capaci di comunicare nella loro strutturazione un ordinatissimo senso di caos.

E non a caso la storia arriva presto a farsi intendere, pur spezzettata ed inframmezzata dall’orchestra, con un testo tutto intrecciato, senza niti confini al suono tra sospiri e sussurrati vocalizzati: nell’alta nobiltà romana di fine ‘500, tra le stanze chiuse della famiglia dei Cenci, avviene un incesto operato dal padre – proprio Latini – sulla figlia Beatrice, in scena grazie ad un’ottima Elena Rivoltini, che dimostra di reggere bene di fronte alla possibilmente prevaricante presenza di Latini, dalla quale dimostra invece una sua spiccata e personalissima autonomia interpretativa – al suo massimo livello soprattutto nei partecipati sussurrati -, un personaggio che si impone di più, come è ovvio nel suo bianco vestito opposto al nero totale degli altri, rispetto al comunque apprezzabile Orsino di Michele Rezzonico e alla aristocraticissima Lucrezia di Anahì Traversi.

Un lavoro che sorprende, questo “Cenci”, specie per l’identità al confine con la lettura scenica, se è vero che per le necessità di un testo in partitura tutti gli attori sono sempre di fronte ad un leggio, elemento rischioso se si pensa allo stimolo retorico-teatrale che da questo fatto potrebbe derivare, e contro il quale tutti gli attori dimostrano di avere anticorpi ben saldi e accattivanti.

Travolti quindi dal flusso forte della riattualizzazione di Battistelli, come lasciandosi guidare in un’oscurità fitta da qualche fantasma fluorescente che pare aver convinto tutti ad inoltrarsi facendo smarrire la via, si giunge presto al momento più alto, su tutti i fronti, della parte finale, in cui al suono computerizzato di alcune campane – capaci di trasportare la scena nella viva Roma di Clemente VIII -, i suoni distorti all’elettronica, paralleli a certe uscite della tuba, promuovono un ritorno del represso, che proprio il contemporaneo è forse l’unico a poter vedere veramente: così, tra i boati degli ottoni e delle luci accesissime dal fondo dirette agli occhi degli spettatori, si concretizza questo big bang al contrario, con una Roma papale divenuta mattatoio umano, nel quale muore anche la performance, tra i movimenti asciutti della danza di Marta Ciappina.

I Cenci
Giorgio Battistelli (1953)
I Cenci (1997, 60’) prima es. it. in lingua it.
Ensemble900 del Conservatorio della Svizzera italiana
Teatro di musica da: Antonin Artaud
Musica e libretto: Giorgio Battistelli
Editore: Casa Ricordi, Milano
Direttore: Marco Angius
Regia: Carmelo Rifici
Regia del suono: Fabrizio Rosso
Live electronics e diffusione: Alberto Barberis, Nadir Vassena
Con: Roberto Latini, Anahì Traversi, Elena Rivoltini, Michele Rezzonico
Con la performer: Marta Ciappina
Con la partecipazione in video di: Fabrizio Rocchi
Ensemble900 del Conservatorio della Svizzera Italiana : flauto Eva Martínez Saavedra; clarinetto Roberto Serra Santos, Marta Sánchez González; clarinetto basso Jonas Morkunas; tromba Matteo Villa; trombone Francesco Parini; tuba Federico Moscarola; percussioni Paolo Fratello, Tommaso Tola; sintetizzatore Federico Melis; viola Lisa Bulfon, Chiara Ludovisi; violoncello Giacomo Cardelli, Ulisse Roccasalva; contrabbasso Klaudia Baca, Michele Santi; pianista accompagnatore Lorenzo Grossi
Costumi: Vogue Lugano
Luci: Pierfranco Sofia
Regia video: Francesco Puppini
Fotografia video: Valentina Provini
Assistente video: Radiana Basso
Visual effects: Emiliano Neroni
Coproduzione: LAC Lugano Arte e Cultura, Stagione 900presente del Conservatorio della Svizzera italiana, RSI Rete Due, Festival Aperto / Fondazione I Teatri di Reggio Emilia
Collaborazione produttiva: La Biennale di Venezia

Visto a Venezia, Teatro Goldoni, il 27 settembre 2020

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