I Combattenti di Teatro Periferico, eroi del sopravvivere

I Combattenti di Gabrielli (photo: Domenico Semeraro)
I Combattenti di Gabrielli (photo: Domenico Semeraro)

E’ una favola amara che parla di contemporaneità, “Combattenti”, di quel mondo d’oggi circondato da una rabbia che a tratti sembra farlo esplodere.

Ci si muove sulle macerie del presente: siamo nel 2013, l’anno più duro della crisi economica, nella periferia di una grande città del Nord. Qui una ex campionessa mondiale di boxe e un ex giornalista sportivo misurano i loro fallimenti, mostrando di aver sempre trovato la forza di alzarsi e combattere per sentirsi vivi.

Giudy la furia (Lilli Valcepina) è una donna dura, ruvida, aggressiva che, dopo cocenti delusioni sul ring e in amore, ha attraversato il tunnel della depressione, da cui è faticosamente uscita, impegnandosi nella gestione di una palestra di boxe in grave crisi economica.


Raffaele (Giorgio Branca) è stato un giornalista sportivo, un marito, un padre, un boxer amatoriale e anche un militante di sinistra; alla soglia della maturità, dopo aver collezionato delusioni professionali, sentimentali e politiche, non vuole saperne di arrendersi, continuando a guardare al futuro e ad alzarsi dopo ogni knout-out.

Sono due combattenti, quelli tratteggiati dalla penna di Renato Gabrielli, legati dal fallimento e dal desiderio di riscatto, ognuno a proprio modo. Si alleneranno insieme per mesi, mettendo ognuno a disposizione dell’altro impegno e competenze. Sarà un match avvincente con cui tenteranno la risalita; in mezzo ci sarà l’amore, che darà il colpo finale, quello dal quale non ci si rialza più.

In “Combattenti” il drammaturgo milanese realizza un racconto contemporaneo lineare e compatto, diverso dal surrealismo di “Questi amati orrori” o dalla dimensione introspettiva che dominava “La donna che legge”.
Il fallimento, la risalita, l’odio, l’amore, la maturità, la rabbia e la frustrazione sono gli ingredienti di una vicenda che assume una fisionomia realistica, ambientata in un’Italia ai tempi della crisi.

Come due equilibristi, Giudy e Raffaele si muovono sulla corda tesa di un mondo che è cambiato troppo in fretta e in cui faticano a trovare spazio. Avendo attraversato una giovinezza di successo negli spensierati anni ’80, hanno superato il decennio successivo indenni, ma si sono trovati spiazzati di fronte al nuovo millennio. Una nuova era in cui la società liquida non li riconosce, relegandoli al ruolo di ex-protagonisti. Le categorie con cui interpretavano la realtà, come quella “sinistra” di cui Raffaele parla spesso con tanta nostalgia, non esistono più, e nel nuovo mondo le distanze fisiche si sono accorciate sensibilmente, mentre la solitudine è cresciuta a dismisura.

Paola Manfredi, che firma la regia di questa produzione di Teatro Periferico, porta Giudy e Raffaele su un vero ring (quattro sgabelli agli angoli, guantoni, muscoli tesi), metafora del palcoscenico della vita, una vita pronta anche a metterci al tappeto.
Al gioco di luci viene lasciato il compito di adattare il palco ora a palestra di boxe ora a spazio neutrale.

Il ritmo è teso e concitato, scivolando però spesso verso toni più leggeri che stemperano l’amaro della storia con un meccanismo di alternanza ben congegnato.

In scena due attori in forma: la prestanza fisica di Lilli Valcepina declina – nei toni della voce, nelle movenze e nella complessiva fisicità – la ruvidità e il cinismo che una donna ferita e delusa mostra come armi di difesa; Giorgio Branca, sebbene in tono minore perché messo maggiormente fuori forma dalla vita, non risparmia una grinta che tuttavia traduce spesso in un entusiasmo esagerato e in un ottimismo che pare a tratti ingiustificato.

Combattenti
di Renato Gabrielli
con Lilli Valcepina e Giorgio Branca
regia di Paola Manfredi
assistente alla Regia Valentina Malcotti
scene di Salvatore Manzella
produzione Teatro Periferico

durata: 1h 15’
applausi del pubblico: 1′ 30”

Visto a Milano, Alta Luce Teatro, il 5 marzo 2016

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